Accusati di stregoneria in Sardegna - Contus Antigus

Accusati di stregoneria in Sardegna

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stregoneria in sardegna

In seguito alle accuse di stregoneria, anche in Sardegna, legata all’inquisizione spagnola, se l’imputato veniva dichiarato colpevole, doveva “abiurare“, cioè rinnegare le proprie convinzioni. Lista in continuo aggiornamento.

Vi erano quattro tipi di abiura:

DE LEVI – sono obbligati a farla le persone anche leggermente sospettate di eresia

DE VEHEMENTI – viene imposta a coloro che diedero a terze persone forte motivo per sospettare della loro fede

DE HAERESI FORMALI – Viene imposta agli apostati ed eretici noti

DE VIOLENTA SUSPICTIONE HAERESIS
– abiurano in tal modo i sospettati di eresia per aver detto o fatto cose che inducono il giudice a ritenerli eretici

stregoneriaSe si accettava l’abiura, nel caso non si fosse recidivi, si evitava la condanna a morte e si veniva “riconciliati“.
A parte il caso di abiura de levi, l’imputato poteva essere costretto a partecipare alla cerimonia dei “penitenziati“, consistente nell’apparire in pubblico, in chiesa o nelle piazze principali.
Tale cerimonia prendeva il nome di “auto de fe” o “sermo generalis“, pratica utilizzata soprattutto dall’inquisizione spagnola.

 

I penitenziati venivano fatti salire sopra un palco appositamente predisposto e ammoniti con un sermone dell’inquisitore; poi venivano interrogati ad uno ad uno sulla loro volontà di abiurare e infine venivano assolti dalla scomunica e riconciliati con la Chiesa, anche se venivano comminate contro di essi pene più o meno severe, dalle preghiere ai digiuni, dalla multa alla confisca dei beni, dall’obbligo di indossare, per sempre o per un determinato periodo, il sambienito – una veste gialla con due croci rosse sul petto e sulla schiena che li identificava pubblicamente come
eretici penitenti – fino al carcere.

Per quanto riguarda l’abiura de levi solitamente bastava comparire davanti all’inquisitore o al vescovo.
Chi non abiurava e persisteva nell’errore, veniva passato al braccio secolare e condannato a morte: pentendosi, veniva prima strangolato o impiccato e il cadavere poi bruciato e le ceneri disperse; se si era impenitenti, si veniva bruciati vivi.

Occorre specificare che raramente un imputato veniva assolto ma gli si diceva di fare abiura de levi o de vehementi e lo si teneva sotto controllo.
Molte streghe hanno subito questa sorte, ed i loro fascicoli erano sempre a disposizione degli inquisitori, pronti ad essere riaperti.
Cliccate due volte sulla voce che vi interessa per visualizzare la scheda.

Di seguito una lista divisa per paesi e riportante i condannati dall’inquisizione in Sardegna.
ALES
GIOVANNI MAZUZI: Canonico di Ales, penitenziato negli anni 1585-86, condannato per aver dato dei foglietti con parole scrittea molti rei affinchè resistessero alla tortura e non confessassero la verità.

ARITZO
ANTONIA USAY: Processata due volte per stregoneria, nel 1585 e 1593. Disse di avere un libro magico, pur non sapendo leggere.

ARZANA

MARTINO SETXI: Torturato dall’Arcivescovo di Cagliari nel 1583. Confessò di aver avuto rapporti sessuali con il demonio in forma di donna e di aver venduto a questo l’anima.

AUSTIS

ANDREA MASALA: Condannato all’abiura de Levi nel 1618 per aver fatto un patto con il diavolo.

BARADILI

GILIANA TROGU: Bruxa e apostata, rilasciata al braccio secolare forse nell’anno 1565, quando si celebrò un autodafè in cui furono bruciate 13 persone.

BARISARDO
GIOVANNI BATTISTA PODDA:Cognato di Antioca Agus. Condannato all’abiura de Levi nel 1674 per aver fatto un patto con il diavolo. Un compaesano accusò lui e la cognata di avergli fatto morire due figli e di avergli procurato una grave malattia.
ANTIOCA AGUS: Cognata di Giovanni battista Podda. Condannata all’abiura de Levi nel 1674 per aver fatto un patto con il diavolo.

BONO
GIOVANNI SEQUE: Condannato all’abiura de Levi nel 1674 per aver fatto un patto con il diavolo.

BONORVA
CATERINA ANGELA COSSA: Denunciata al Sant’Ufficio nel 1670, per aver propiziato la pioggia per mezzo di un teschio posto in un ruscello. Riferì che l’orina, in assenza dell’acqua benedetta, serviva per allontanare il Demonio.

BOSA
ANTONIA QUESA VIRDI: Condannata all’abiura de Levi nel 1628 per aver fatto un patto con il diavolo.

CABRAS
GIUSTA CONJUS: Penitenziata per superstizione.
CATERINA CONJUS: Figlia di Giusta Conjus, penitenziata per superstizione

CAGLIARI
DONNA CATALINA VACCA: Il successore del vicerè Camarassa, il Duca di San Germano, accuso Donna Catalina di aver fatto preparare da una “grande fattucchiera”, delle polveri per ucciderlo. Le fece arrestare entrambe e, mentre la fattucchiera confessò e venne impiccata,Donna Catalina negò nonostante venne sottoposta a tortura. Venne esiliata insieme alla figlia, Serafina Vacca, considerata sua complice.
GRAZIA POLA: Penitenziata per superstizione
ELENA TERRES: Figlia di Grazia Pola, penitenziata per superstizione
MATTIA MALLA: Abitante nel quartiere de la Llapola, processato nel 1540, confessò di aver avuto un diavolo in una ampolla.
ISABELLA CONTENE: Mulata cagliaritana condannata all’autodafè del 30/11/1593. Disse di adorare il diavolo Maggiore.
MICHELE ORRU’: Condannato all’abiura de Levi nel 1618 per aver contratto un patto demoniaco.
FRANCESCA CHIGITORTU: Prigioniera nel carcere del S. Ufficio insieme alle due figlie nel 1650. Accusate di essere andata a cercare un tesoro rivelato da un demonio, o , a quanto diceva, da una fata che appariva in forme diverse, ora come uomo, ora come donna.
VIOLANTE ANA: Figlia di Francesca Chigitortu, 17 anni.
GIOVANNANGELA MURA: Figlia di Francesca Chigitortu, 14 anni.

CASTELSARDO
CATERINA CURCAS: Penitenziata nel 1577. Confessò di aver stretto un patto con il demonio e di essere stata sua concubina per tre anni e tre mesi. Disse che le riunioni con il diavolo avvenivano in una valle chiamata Valle dell’Inferno. Riconciliata nell’autodafè del 28 maggio 1577.
CATERINA MAFULLA: Condannata all’autodafè del 14/12/1578. Confessò di aver partecipato ai Sabba e di avervi visto dei defunti che conosceva.

CHEREMULE
GIOVANNI BAQUIS CADDEO: Penitenziato nell’auto da fè del 1655. Originario di Borutta, conosciuto come fattuchiere, superstizioso ed imbroglione, già condannato nel 1652. Fu accusato di aver curato malati servendosi di amuleti (pungas) contenenti parole scritte.

CHIARAMONTI
LEONARDO MARONJO PINNA: Vicario perpetuo di Chiaramonti. Processato.
ISQUINTA FOY: Tratta pubblicamente fuori dal paese dal parroco in qualità di notaio inquisitoriale.

CUGLIERI
CATERINA ESCOFERA: Ritenuta colpevole di pratiche stregonesche dal tribunale inquisitoriale perchè tentò più volte di mettersi in contatto con il figlio morto in giovane età. Venne posta sotto tortura perchè reticente a confessare il patto con il demonio. Condannata nell’autodafè del 14/08/1583.
PASQUA FARA: Denunciata da quattro persone che affermarono che l’accusata aveva ucciso alcuni loro bambini piccoli. Venne rilasciata dagli inquisitori in quanto gli accusatori non seppero dar seguito a tali infamanti accuse, affermando che si trattava di “dicerie” e che la Fara aveva fama di essere Bruxa.

ESCOLCA
ANTONIA ORRU’: Condannata all’autodafè del 14/08/1583. Confessò di aver succhiato il sangue di un bambino di sette o otto anni ed a un altro che non aveva ancora un anno. Disse di averlo fatto mordendo il piede, quando i bambini dormivano accanto alla loro madre.
MARIA LOY: Probabilmente accusata di avere rapporti con il diavolo.

GEMUSSI

SEBASTIANA PORRU: Processata due volte per stregoneria, nell’autodafè del 14/08/1583 e 1593.

GENONI
SABINA MAROCU: Condannata all’abiura de Levi nel 1680 per aver fatto un patto con il diavolo.

GERGEI
ANTONIO COCO: Dichiarò di aver fatto un patto con il Demonio per avere del denaro. Condannato all’abiura de Levi. Riconciliato nel 1600-1601 e condannato al carcere a vita e a portare perpettuamente il sambenito.

GIRASOLE
BENEDETTA MELI: Condannata a morte nell’autodafè del 1526.
MURGANA MURLA: Condannata a morte nell’autodafè del 1526.

GONNOSCODINA
MARIA ZARA: Abitante e originaria di Gonnoscodina, diocesi di Ales, fattucchiera, sortilega, superstiziosa che si serviva di fatture e pratiche superstiziose affinché chi avesse rubato qualcosa la restituisse ai proprietari, il bestiame non morisse, alcune persone avessero figli e per procurare paralisi ad altri. indovinava chi aveva rubato qualcosa. quando imprecava, diceva: “per Santa Marrada”, che ascolta le cattive preghiere e non le buone. uscì nell’autodafè in abito penitenziale e abiurò de levi ossia per sospetto lieve; fu condannata a duecento frustrate, cento qui e cento nel suo villaggio, al bando da questa archidiocesi di Sassari per tre anni e a scontare altre penitenze spirituali. A carico di questa rea testimoniarono sedici persone riguardo a molte fatture e pratiche superstiziose che aveva messo in atto per le cose suddette.
Confessò solamente che, trovandosi inferma, alcune gitane le tagliarono un po’ delle unghie e dei peli della fronte e della nuca, presero dieci monete chiamate ochinas e le gettarono il piombo ( l’acqua con il piombo fuso), superstizione molto in uso in questo regno, sulla testa e sui piedi per tre volte. tale pratica di solito comporta il patto con il demonio.
avrebbe dovuto curarsi con il piombo per nove giorni, ma prima fu arrestata dall’ordinario Vescovo o suo rappresentante. In una cassa dentro un corno di bue, si trovarono le unghie e i peli, che le gitane le avevano tagliato, e i tre pezzi usati per la pratica del piombo. Rimase un anno in prigione e fu fatta uscire dietro pagamento di una somma di denaro, senza che confessasse altro. fu sottoposta a tortura e la superò.

GONNOSNO’
TRUISCO CASULA: Possidente e alguazile reale, processato nel 1540 per aver stretto un patto con il diavolo ed averlo adorato. Nell’autodafè celebrato il 7 dicembre 1545 nella piazza della cattedrale di Cagliari, fu rilasciato al braccio secolare e messo al rogo.

LOTZORAI
ANTIOGA LODDU: Condannata a morte nell’autodafè del 1526.

MACOMER
GAVINO FAEDDA: Contadino condannato nel 1678 per aver curato un gran numero di animali e persone. Dichiarò di aver appreso le cure magiche da un sacerdote defunto. Dichiarò di aver appreso a cogliere le erbe nella notte di San Giovanni, da una gitana.

MANDAS
ANTONIO MEREU: Contandino condannato nel 1618. Accusato di aver trasformato, con l’aiuto del Diavolo, l’acqua di una scodella in sangue. Ammise di aver raggirato con un trucco i compagni di cella perchè questi gli dessero da mangiare. I compagni di cella lo denunciarono.

MARACALAGONIS
ANNA DE SESTO: Condannata a morte nell’autodafè del 1526.
GIOVANNA SESTO: Condannata a morte nell’autodafè del 1526.

MASULLAS
NINA PORTA: Abitante e originaria del villaggio di Masullas, fu arrestata dal vicario generale di Ales e consegnata all’inquisizione perché aveva fama di essere una bruxa. Confessò di aver parlato con il demonio e rispondendo a un capo d’accusa disse che era vero che si era trasformata in un gatto nero dopo aver recitato dei brebus al demonio. In seguito revocò tutto, dicendo che aveva confessato per paura. Alla fine il tribunale decise di assolverla da tutte le accuse.

MONSERRATO (PAULI)
ELENA MADELLO: Condannata a morte nell’autodafè del 1527.

MORES
GIULIA CARTA: Processata due volte per stregoneria, nel 1597 e 1604. Vedi Julia Carta processata per stregoneriaJulia CartaIl giro oscuro di Julia Carta

NULVI

ANDRIUZZA DE CAMPUS: Condannata all’abiura de Levi nel 1674 e de Vehementi nel 1680 per aver fatto un patto con il diavolo. Cinquataquattro anni e moglie di un mugnaio, venne accusata di aver fatto ammalare e morire diverse persone, dopo l’abiura venne bandita dal regno.

NURRI

ANTONIA SIRIGO: Descrisse una pratica negromantica in cui si interrogava un teschio posto su un altare.

NUORO
PEDRITA BASIGUENDO: Condannata all’abiura de Levi per aver fatto un patto con il diavolo. Riconciliata e condannata a carcere e sambenito perpetui nel 1605.

NURRI
MARIA CABONI: Condannata a morte nell’autodafè del 1527.

ORISTANO

GIOVANNA ANGELA COCU: Processata nel 1590 per “superstizione” dall’arcivescovo di Oristano Antonio Canopolo.
LUCIA PIZOLU: Processata per stregoneria due volte. La seconda volta venne condannata a morte ma la pena venne commutata in 200 frustate e dieci anni di esilio dal regno. Venen accusata dia ver stretto un patto col Diavolo, di aver avuto rapporti con lui e di aver creduto in lui.
NIEDDA COCU: Levatrice, denunciata da una donna per averle curato una mammella invocando il Sole e la Luna.ORROLI
ANTONIA ARCEDI: Condannata a morte nell’autodafè del 1526.

ORTUERI

SEBASTIANO ZUCCA: Nel 1578, interrogato dagli inquisitori, confessò di aver incontrato il Diavolo tramite un’altra persona e di aver stretto un patto con lui in cambio dell’anima. Nei suoi racconti disse anche di aver visitato l’Inferno.

ORUNE
ANDREA MONNI: Condannato all’abiura de Levi nel 1632 per aver fatto un patto con il diavolo.

OSCHIRI
SANTA DE CAMPO: Consegnata al S. Ufficio nel 1587 per pratiche negromantiche, indovina e sortilega.

PERFUGAS
GIOVANNI MANCA MELI: Arrestato nel 1661 con l’accusa di possedere due demoni in altrettante ampolle

POSADA
CATERINA DE SARRABUS: Nel 1598 l’arcivescovo di Cagliari invia un mandato al commissario del Sant’Ufficio e canonico della chiesa di Galtellì perchè, a nome suo, prenda informazioni su una donna della “terra de Posada”, Caterina de Sarrabus, “que fa moltes moyenas e fatillerias”, sequestrandole cautelativamente gli eventuali beni. Pochi mesi dopo il medesimo commissario viene incaricato di restituire i beni al marito. Caterina era stata condannata a sei anni di esilio.

SAN SPERATE
ANNETTA ESQUIRRU: Maritata di 50 anni, denunciata 32 volte grazie all’editto di fede pubblicato il 24 febbraio 1725.
ANTONIA MELIS: Vedova di 44 anni, denunciata 17 volte grazie all’editto di fede pubblicato il 24 febbraio 1725.
CATERINA CASTI: 60 anni. Denunciata 40 volte grazie all’editto di fede pubblicato il 24 febbraio 1725. Caterina arrivò ad autodenunciarsi. Dichiarò di sapere tre tipi di Brebus: contro s’ogu pigau, dolori generici e dolori delle ossa.
CATERINA ANNA MANCA: 38 anni. Denunciata 6 volte grazie all’editto di fede pubblicato il 24 febbraio 1725.
FRANCESCO ESQUIRRU: 65 anni, sposato, era conosciuto come fattucchiere in grado di fare “is Nuus”, pratiche malefiche atte a fare in modo che uomini e donne non potessero avere rapporti carnali. Venne accusato da una certa Lucia Contini. Venne accusato anche di aver fatto morire un certo francesco Diego Cocody grazie all’intervento del diavolo.

SANTA GIUSTA
ANTONIA PIRA: Condannata nel 1590, confessò di aver fatto il piombo ad un malato del suo paese.

SAN VERO MILIS
MONTIXI CASULA: Processato nel 1590, confessò di aver fatto il piombo ad un malato del suo paese.

SASSARI
FRA GAVINO PINNA: Processato dal S.Ufficio nel 1699 insieme a Fra Salvatore Merlo. Vennero accusati di aver ricercato un tesoro servendosi del Flagellum Daemonum.
FRA SALVATORE MERLO: Processato dal S.Ufficio nel 1699 insieme a Fra Gavino Pinna. Vennero accusati di aver ricercato un tesoro servendosi del Flagellum Daemonum.

SEMESETENE
QUIRIGA DEIDDA: Penitenziata nel 1587. Accusata di aver avuto rapporti carnali con il demonio in cambio di pane , vino, grano e tutto ciò che voleva.

SERRAMANNA
DAMIANA CORONI: Condannata a morte nell’autodafè del 1526.

SERRENTI
CATERINA ANGIUS: Condannata a morte nell’autodafè del 1526.

SIAMAGGIORE
MIQUELI CANI: Processata nel 1590 per “superstizione” dall’arcivescovo di Oristano Antonio Canopolo.

SIAMANNA
CRESCENTINA MAMELI: Processata nel 1590 per “superstizione” dall’arcivescovo di Oristano Antonio Canopolo.

SICCI (DOLIANOVA)
SEBASTIANA FUSTAMANTE: Gitana, processata per superstizione nel 1678, accusata di praticare il piombo e il calice in giro per l’isola.

SIMALA
SEBASTIANA PORRU: Abitante e originaria del villaggio di Gemussi (Simala) diocesi di Ales, condannata come sortilega e fattucchiera che aveva stretto un patto con il demonio, credendo in lui, invocandolo e chiamandolo per tutte le sue faccende per la durata di tredici anni. Fu riconciliata con la formalità di rito, con la confisca dei beni, carcere e abito penitenziale per dieci anni precisi, duecento frustate, cento nel suo villaggio. A carico di questa rea testimoniarono sei persone che deposero contro di lei, in qualità di testimoni oculari, circa alcune fattucchiere da lei operate l’avevano vista gettare il piombo ad alcuni malati, che la superstizione ordinaria in questo regno.

SITZAMUS
BERNARDA DEANA: Del paese di Sitzamus, scomparso nel 1700. Catturata da Truisco Casula venne portata a Cagliari dove venne percuisita e trovata in possesso di cinque amuleti (pungues).

SEDILO
ANTONIA PIRA: Processata nel 1590 per “superstizione” dall’arcivescovo di Oristano Antonio Canopolo.

SEDINI
CHIARA DE DOMINICON: Condannata all’autodafè del 14/08/1583. Confesso la sua partecipazione ai sabba.
GIOVANNA PORCU: Condannata all’autodafè del 14/08/1583. Confessò di aver partecipato ai Sabba e di avervi visto dei defunti che conosceva.
ANGELA CALVIA: Condannata all’autodafè del 14/12/1578. Confesso che durante le riunioni sabbatiche adorava un demonio più grande di tutti gli altri, che si presentava in forma di un vecchio canuto.

SEUI
CATERINA LAY: Levatrice. Arrestata dall’Arcivescovo di Cagliari e condannata nell’autodafè del 14/08/1583. Affermò che i sabba si tenevano in una zona lontana dal paese, chiamata “riu de su suergiu”.
NANEDU LUSU: Processato nel 1608 a causa delle sue parole in difesa dei demoni. Nell’accusa era compreso il classico patto in cambio dell’anima.

SORGONO
CLARA SERRAU: Condannata a morte nell’autodafè del 1527.

TERTENIA
CATERINA PIRA: Levatrice. Dichiarò di trasformarsi in mosca per andare a succhiare il sangue ai bambini. La trasformazione avveniva tramite un unguento che sfregava sulla fronte e sui talloni. Condannata nell’autodafè del 14/08/1583.

TORTOLI’
ANTIOGA ROMEA: Condannata a morte nell’autodafè del 1526.
BARSOLA TULA: Condannata a morte nell’autodafè del 1526.
GIOVANNA DEJANA: Condannata a morte nell’autodafè del 1526.
MADDALENA MURGIRI: Condannata a morte nell’autodafè del 1526.

TUILI
ANJONE DEANA: Truisco Casula la accusò di aver fatto abortire una cugina. Nel processo Anjone confessò di essere una bruxa, finendo sul rogo.

USELLUS
NANEDA ATZENI: Nel 1587 confesso di aver fatto un amuleto con il cuore di un morto dissepolto.

VILLACIDRO
LUCIA GARAU: Cinquantenne originaria di Sanluri, accusata di praticare le arti diaboliche per uccidere molti bambini di Villacidro. Venne condannata ad abiurare de Levi, condotta per le vie di Sassari sopra un asino e bandita da Villacidro per 10 anni.JOANNEDDA GRAU: Penitenziata nell’autodafè del 1674. Vedova settantenne, condannatta all’abiura de levi per aver ucciso dei bambini con le arti diaboliche, venne condotta “alla vergogna” per le stradedi Sassari in groppa ad un asino, bandita per sempre da Villacidro e per dieci leghe intorno.
MARIA DE ONIS: Sessantenne, accusata di aver ucciso dei bambini con le arti diaboliche, fu condannata ad abiurare de levi, all’esilio dall’archidiocesi di Cagliari per 10 anni, a recitare il rosario e a digiunare ogni sabato per il primo anno.
MARIA FONESU: Penitenziata nell’autodafè del 1674. Accusata da un testimone a cui curò un cavallo colpito da malocchio. Il cavallo guarì.

VILLANOVAFRANCA
PASQUA SERRAU: Condannata all’autodafè del 14/08/1583. Al processo confessò che l’aiutante assunto dal marito, un possidente di mucche, era il diavolo. Secondo l’accusata i sabba avvenivano in una zona di Santa Giusta. Aggiunse che il suo Diavolo era battezzato, quindi doveva essere un defunto condannato all’Inferno.

VILLANOVA MONTELEONE
LEONARDA DE MONTE: Confessò di essersi persignata, essersi quindi fatta tre segni di croce con il pollice della mano destra sulla fronte, sulla bocca e sul petto, con l’orina, “così come fanno nel suo paese quando hanno paura”.

ZEPPARA
NANA LONI: Penitenziata nell’autodafè del 1587 come strega.

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