News sugli scavi di Capichera

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Gli scavi intorno al nuraghe della Prisgiona, coordinati dalla responsabile dell’ente di tutela, Angela Antona, riportano alla luce pezzi di vita quotidiana dei primi abitatori dell’isola.

Dai cocci di terracotta prende forma la vita quotidiana dell’età nuragica
Studiati in laboratorio i reperti che arrivano dal sito della Prisgiona

Arzachena.[…]
Gli scavi intorno al nuraghe della Prisgiona, coordinati dalla responsabile dell’ente di tutela, Angela Antona, riportano alla luce pezzi di vita quotidiana dei primi abitatori dell’isola. Come scienziati del puzzle gli operatori mettono insieme i cocci della storia. Nel centro di studio finanziato dall’amministrazione è nata una fabbrica di reperti. Nella catena di montaggio dell’età nuragica arrivano cassette di frammenti. Piccoli pezzi, schegge di terracotta che l’équipe guidata dalla soprintendenza riesce a setacciare, dividere, classificare e a trasformare in vasi. Dove l’occhio umano vede briciole, loro scrutano una testimonianza della storia. Dal laboratorio è già uscito un vaso alto più di un metro, una rarità per le sue dimensioni, che serviva per conservare grano o altre derrate alimentari. Gli archeologi ipotizzano che sia stato plasmato all’interno della capanna, impossibile farlo passare dallo stretto ingresso della casa nuragica. Ma per gli studiosi è solo il primo di una lunga serie di reperti che con pazienza e colla saranno rimessi insieme nel centro di ricerca. Il laboratorio è nato all’interno del museo di fossili e minerali che il comune ha rinnovato lo scorso anno. […]. Per ora è alimentato dai frammenti di terracotta che arrivano dagli scavi del complesso della Prisgiona, ma l’intenzione dell’amministrazione è di creare una struttura stabile, un centro di eccellenza. Nei sogni del sindaco, Pasquale Ragnedda, c’è anche la costruzione di un museo archeologico tutto nuovo. «Mi sono già attivato per trovare i fondi. Il nostro territorio è tra i più ricchi di testimonianze dell’età nuragica. La città di oltre cento capanne intorno al nuraghe della Prisgiona è la conferma della mia tesi. Il museo della civiltà nuragica sarebbe il culmine di questo viaggio nella storia».

Da “La Nuova Sardegna” GA del 21 gennaio 2007, Pag 26.

 

In rete anche questo articolo.

” Il mistero è appassionante: cosa significano quelle iscrizioni dai simboli  indecifrabili, incise su un vaso di terracotta trovato in una delle capanne venute alla luce nella campagna di scavi condotta dalla Soprintendenza
di Sassari a La Prisgiona, nelle campagne tra Arzachena e Luogosanto ?
È IL MISTERO che rende ancora più intrigante la sensazionale scoperta archeologica annunciata ufficialmente venerdì scorso nella sede del Centro servizi culturali di Malchittu, ad Arzachena. Laddove si pensava esistesse soltanto un nuraghe – parzialmente crollato e da qualche anno in via di restauro – è emerso un intero villaggio nuragico, risalente al terzo millennio avanti Cristo. Oltre cento capanne, ai piedi di una fortificazione con tre torrioni, per una cittadella nuragica più estesa di tutte le altre sinora scoperte nell’Isola. E dentro vasellame, oggetti domestici e quel misterioso vaso con le incomprensibili incisioni, una che sembra raffigurare un omega greco e il disegno di un serpentello la cui interpretazione, se ne può essere certi, creerà dibattito tra gli esperti della materia. QUESTE SENSAZIONALI scoperte rappresentano una grande rivincita per quel formidabile archeologo che è Ercole Contu.
Fu proprio di Contu l’intuizione di iniziare, nel 1959, una campagna di scavi in quella regione diventata poi famosa per i pregiati vini Capichera imbottigliati
dalla famiglia Ragnedda.
L’archeologo aveva intuito che da quell’area – sovrastata dal monumentale nuraghe e coperta da una strada costruita alcuni decenni fa- potesse emergere qualche cosa di straordinario.
Quarant’anni dopo, grazie a fondi Pia, gli scavi sono ripresi e oggi si è scoperto che Contu aveva ragione. La scoperta è stata illustrata in un incontro organizzato dalla Soprintendenza alla quale sono stati invitati solo poche decine di vip. La gente comune, evidentemente, non aveva diritto ad  assistere.”

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