I cicli agrari ad Ales - Contus Antigus

I cicli agrari ad Ales

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In passato i modi di vita, le abitudini e le feste, erano strettamente legati all’impronta che per secoli ha imposto la laboriosa civiltà contadina, quella oggi ha quasi dimenticato i ritmi legati al rispetto del territorio e al gusto dei prodotti locali.

Fino al secolo scorso i contadini mezzadri vivevano principalmente nelle case dei “padroni” e provedevano alla cura rispettosa delle campagne, conservando l’equilibrio e la bellezza del paesaggio; un paesaggio basato in generale sulla combinazione delle principali colture: il grano, la vite, l’olivo ecc.
La base della civiltà contadina dei mezzadri era il Calendario basato sui cicli agrari e sui cicli festivi, e sull’uso del computo delle fasi lunari per le coltivazioni; si intrecciavano così i “tempi dei lavori”, delle semine e dei raccolti, con il “tempo delle feste”.

Il ciclo festivo dell’anno si basava sulle grandi feste religiose e su quelle patronali e delle chiese di campagna, con esso si congiungeva il tempo delle fiere e dei mercati. In generale la festa coincideva con la possibilità di mangiare meglio, bere meglio e dare controllata libertà al piacere della socievolezza (canti, scherzi, battute, stornelli e canti improvvisati in ottave, corteggiamenti, racconti).
Ancora oggi il calendario contadino viene conservato dai pochi agricoltori che affidano ai cicli lunari e stagionali la programmazione delle proprie attività.

Il calendario lunare

Il movimento di rotazione della Luna su se stessa, ha una durata uguale a quella della sua rivoluzione (movimento intorno alla Terra), corrispondente a 27 giorni, 7 ore e 43 minuti primi. Tale periodo, viene chiamato rivoluzione siderea o mese sidereo. Tuttavia, siccome anche la Terra si sposta lungo la sua orbita intorno al Sole, mentre la Luna compie il suo moto intorno al nostro pianeta, ne consegue che la Luna non ritorna in congiunzione con il Sole dopo un mese sidereo, ma circa due giorni più tardi. Il valore medio dell’intervallo di tempo che passa fra due congiunzioni successive della Luna con il Sole è di 29 giorni, 12 ore, 44 minuti primi e 3 secondi, e prende il nome di rivoluzione sinodica o mese lunare o lunazione. Moltiplicando per 12 la lunazione abbiamo un intervallo di tempo di 354 giorni, 8 ore, 48 minuti primi e 36 secondi che si chiama anno lunare. E’ più corto di 11 giorni circa dell’anno solare, ed è l’unità di misura su cui si basano i calendari lunari (quale quello musulmano).

Le fasi lunari sono i diversi aspetti con cui il nostro satellite ci appare nel corso di una lunazione e si riferiscono alle quattro posizioni principali che prendono di volta in volta il nome di novilunio, primo quarto, plenilunio, ultimo quarto.

Il novilunio segna l’inizio del mese lunare, e si verifica quando la Luna si trova in congiunzione con il Sole, interponendosi tra la Terra e quest’ultimo. In questa posizione la luna volge verso la terra l’emisfero oscuro rendendosi invisibile.
Il primo quarto si ha dopo circa sette giorni e mezzo, quando la Luna, avendo percorso un quarto della sua orbita (= 90°), appare in cielo come un semicerchio avente la convessità rivolta verso occidente (Gobba a ponente, luna crescente).
Il plenilunio si ha quando la Luna, dopo circa quattordici giorni e mezzo dal novilunio, ha percorso centottanta gradi della sua orbita, facendo si che la Terra si trovi fra il Sole e la Luna. In questa posizione la luna e visibile in cielo come un cerchio completo, avendo l’emisfero rivolto verso la terra completamente illuminato dal Sole.
L’ultimo quarto si ha quando la Luna ha percorso duecentosettanta gradi della sua orbita, per cui si presenta di nuovo come un semicerchio, ma con la convessità rivolta verso oriente (Gobba a levante, luna calante).

Il calendario ecclesiastico, nel porre le date delle fasi lunari, si riferisce a una luna fittizia, detta luna ecclesiastica, allo scopo di stabilire periodi regolari fra una fase e l’altra e di attuare così una semplificazione di calcolo, che non debba cioè tener conto delle variazioni a cui è soggetto il movimento reale della Luna intorno alla Terra. I mesi lunari sono calcolati alternativamente di 29 e di 30 giorni, e vengono distinti con le denominazioni di cavi e pieni. Mentre il novilunio astronomico avviene quando la Luna è in congiunzione col Sole (quando è invisibile), il novilunio ecclesiastico corrisponde al momento in cui la Luna torna a diventare visibile, sotto forma di un sottile spicchio: ciò avviene almeno quaranta ore dopo l’istante della congiunzione.
Le fasi lunari stabilite dal calendario ecclesiastico possono essere leggermente diverse da quelle delle tavole numeriche astronomiche, calcolate direttamente sulla base delle osservazioni.
Per l’uso ecclesiastico, in definitiva, le quattro fasi lunari sono sempre poste come segue:
il novilunio corrisponde al primo giorno della lunazione;
il primo quarto corrisponde al settimo giorno;
il plenilunio corrisponde al quattordicesimo giorno;
l’ultimo quarto corrisponde al ventiduesimo giorno.

Ma cosa c’entrano i calendari e i cicli lunari con le attività agrarie? Sono uno strumento per scandire i tempi del lavoro e quelli del riposo; ricordano gli eventi che accomunano la società; sincronizzano molte delle azioni umane raccordate con la natura, il lavoro e le feste.
Il calendario è uno dei principali strumenti convenzionali attraverso cui le società danno ordine alle proprie azioni, predisponendo la collocazione temporale di eventi socialmente significativi.

Ancora oggi molti pastori e agricoltori si affidano al calendario lunare per svolgere le loro attività. Secondo le testimonianze del signor Attilio Melis, il momento migliore per effettuare la tosatura è all’inizio dell’ultimo quarto di luna (luna calante), periodo in cui le greggi non sentono dolore e si amansuetiscono favorendo  le operazioni di taglio. Sempre in luna calante si travasa il vino (a cominciare dal mese di dicembre), in giornate limpide, senza vento. Anche gli agricoltori si affidano alla luna nella scelta del periodo di semina o piantumazione: ad esempio le patate non si dovrebbero mai piantare con la luna crescente, poiché si favorirebbe la crescita delle foglie a discapito dei tuberi, il mese più propizio è febbraio. La semina dei cereali, in genere, si dovrebbe ultimare in prossimità di Santa Reparata, l’otto ottobre.

La suddivisione delle feste riconducibili ai cicli agrari è diversa nelle zone temperate in cui si susseguono quattro stagioni e nelle zone in cui la stagione delle piogge si alterna a quella secca. Ogni popolo possiede un calendario che regola la vita in modo naturale.
Diverso è il ritmo della vita e delle attività umane, diverse anche le feste che in ogni contesto segnano i passaggi dello scorrere del tempo, persino le origini del Natale sono legate alla celebrazione del solstizio d’inverno, mentre la primavera è disseminata dalle tante feste di maggio. Molte delle feste conservano antichi legami con i ritmi cosmologici e stagionali, mescolati con le forme e i significati delle celebrazioni religiose.

La terre coltivata veniva chiamata su sattu
I terreni da poter coltivare erano pochissimi. Lo spazio veniva sfruttato al minimo. Una caratteristica dei terreni era la presenza dei muri a secco che delimitavano la proprietà e impedivano al bestiame di entrare e distruggere il raccolto.

Qualche terreno era proprio impossibile da arare di conseguenza rimaneva incolto. Chi era povero doveva adattarsi e sfruttare ogni centimetro della terra.
Erano pochi i terreni utilizzabili, era necessario pulirli dalle pietre (spedriai), successivamente venivano arati e poi seminati. I terreni venivano utilizzati per il pascolo per le coltivazioni. Veniva coltivato grano, ceci, fave, piselli e nell’orto un po’ di tutto a seconda delle stagioni. Quasi tutti possedevano una vigna.

Gli animali utilizzati per il lavoro erano: i buoi (malloredasa) per arare e per lavorare il grano (axriobai) e per trainare i carri. I buoi venivano accuditi dall’uomo che dava loro da mangiare e da bere prima che si iniziasse il lavoro nei campi, la donna ripuliva le stalle e si occupava delle galline e dei maiali.
L’asino veniva utilizzato come mezzo di trasporto.

In casa si svolgevano i seguenti lavori:
si preparava il mangiare per gli animali per esempio macinare le fave, alimento destinato per lo più ai buoi.
Il vestiario veniva confezionato in casa dalle camice ai pantaloni, solitamente per gli indumenti da lavoro veniva utilizzato il fustagno che veniva comperato o barattato da qualche piccolo commerciante del paese.
La lana veniva filata e colorata in casa utilizzando dei colori naturali come per es: melagrana. .

I contratti stipulati erano per la maggior parte dei contratti verbali.
Nei contratti d’affitto dei terreni non si pagava in moneta ma con una parte di ciò che veniva prodotto. Si lavorava a giornata ed erano poche le famiglie che potevano permettersi su zaraccu.
Ad Ales esistevano due aie una: su sciau de susu ed una su sciau de basciu, la prima era privata, mentre la seconda era in un terreno del comune e quindi pubblica.
Gli strumenti da lavoro venivano comperati in occasione della festa di “Corpus Domini” nel mese di giugno: la zappasa marra, il rastrello su tragafeu.
Lo strumento a trazione animale era l’aratro.

Gli strumenti manuali erano: la zappa: utilizzata per la lavorazione del terreno, il forcone strumento con il quale nelle aie veniva separato il grano dalla paglia, il rastrello per ripulire il terreno.

 

I primi di ottobre si vendemmiava e subito dopo s’iniziava con la preparazione dei terreni da seminare, s’iniziava con un’aratura “in grosso” per rendere la terra più friabile (arratrociada), dopo le prime piogge s’iniziava a seminare il grano, questo procedimento era fatto esclusivamente a mano.

Dopo la semina del grano i campi venivano diserbati con la zappa, sempre nello stesso periodo venivano lavorate le vigne e seminate le fave e i ceci.
Trascorso l’inverno si procedeva con la raccolta delle fave e dei ceci (tirai fa e cicisciri) solitamente erano le donne a svolgere questo lavoro.
A giugno si mieteva il grano sempre a mano utilizzando la falce, venivano fatti i covoni e portati nelle aie dove avveniva la separazione del grano dalla paglia.
Verso settembre si andava in montagna per la provvista della legna.

I mezzi di trasporto erano i carri di legno a trazione animale, ci si spostava anche a cavallo, l’asino utilizzato per il trasporto di cose per es: latte, legna, acqua ecc.

A cura di Rita Corona e Katia Cocco

http://www.ales.sardinia.it

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