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La Misura dell'Ombra

C’è una geometria nella paura, in Sardegna, che non segue le regole della matematica. Lo sapeva mio nonno, e lo ha imparato a sue spese mia zia, quel pomeriggio in cui la cucina sapeva ancora di pane fresco e di sugo di pomodoro.

Aveva sette anni, mia zia, quando guardò oltre i vetri sporchi della porta a vetri che dava sul cortile. All’inizio c’era solo un puntino bianco, un cucciolo randagio che trotterellava sulla terra battuta. Una cosa minuscola, quasi tenera. Ma mentre le zampe muovevano i primi passi verso la soglia, qualcosa nello spazio cominciò a distorcersi.

Il cane non si stava semplicemente avvicinandosi: si stava espandendo.

Il corpicino peloso si gonfiò come un pallone riempito d’acqua bollente. Le costole scricchiolarono sotto la pelle che si tendeva, la testa si allungò verso l’architrave e le zampe divennero colonne tozze, pesanti come macigni. Quando l’animale sbatté contro il legno della porta, non era più un cagnolino. Era una massa informe di pelo e zanne, alta quanto il tetto, che bloccava ogni raggio di sole.

Il grido di mia zia ruppe il silenzio pomeridiano, squarciando la casa. Quando la madre e la nonna accorsero di corsa, nel cortile non c’era più nulla. Solo la polvere sollevata dal vento e un vuoto innaturale nell’aria. La nonna non urlò, non cercò il cane. Si limitò a stringersi lo scialle nero sulle spalle, con le nocche bianche. «Quella non era una bestia, figlia mia», mormorò con una voce che sembrava venire da un pozzo. «Era la Morte. Ed è venuta a bussare». Il giorno dopo, il telefono di casa squillò per annunciare che un parente stretto era morto.

Mio nonno, anni dopo, ha percorso la stessa strada invisibile. Solo che lui non era al sicuro dietro una finestra: era davanti all’usci di casa, di notte. E il cane che lo seguiva non era bianco, ma nero come la pece, un’ombra liquida che a ogni passo si allungava e si alzava, divorando i muri delle case intorno. Più cercava di infilare la chiave nella toppa della porta di casa, più le sue dita tremavano, mentre l’enorme sagoma nera gli alitava sul collo, fredda e pesante come una condanna.

Che fosse un cane o la figura contorta di un uomo che cresce a ogni passo, in fondo non importa. Non sono bestie venute a guidare le greggi. Sono avvisi. È la Morte che si misura la stanza dentro la tua vita, prima di prendersela tutta.