Scheletri di bambini e ricordi

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marcello polastri Il signor Cossu è andato via da Cagliari tanti anni fa ma ci ha scritto per ricordarci come – poco più che bambino – era entrato nei sotterranei di via Manno cacciandosi in un grosso guaio: si procurà due multe salatissime ma ne valse la pena.
Perchè? Scoprì, con un gruppo di amici un tesoro macabro eppure importante: numerose ossa umane affollavano polverosi passaggi sotterranei, dimenticati da tutti.

Erano gli anni ’50 del Novecento e Cagliari reagiva alle ferite della seconda guerra mondiale… Premessa. Ogni qual volta il Gruppo Cavità Cagliaritane, negli incontri pubblici e nelle scuole, mostra immagini su Cagliari sotterranea e sulla storia sepolta, c’è chi chiede sempre: corrisponde a verità la leggenda sulla scoperta di numerose ossa umane, appartenute a bambini, ritrovate sotto la via Manno a Cagliari?
Le persone interessate all’argomento, ricordano un non meglio precisato articolo di giornale che raccontava la scoperta delle ossa appartenute a poveri bambini, sepolti nei pressi delle chiese della Marina. Sia ben chiaro, fino ad oggi, dagli archivi non è trapelato nulla. Ma siamo certi che nel sottosuolo di via Manno sono si celate numerosi cumuli di ossa umane.

Per quanto attiene alla curiosità sulle spoglie mortali dei bimbi, abbiamo rivolto al domanda al Signor Cossu che da qualche tempo scrive al nostro Gruppo. Marcello PolastriScrive il Sig. Cossu al Presidente del GCC (nella foto a sinistra).

“Gentilissimo Presidente del Gruppo Cavità Cagliaritane GCC, Per quel che mi riguarda le “voci di resti di bambini” mi sembrano inverosimili, però tutto è possibile. Posso dirle solo questo che le ossa contenute in quella cripta erano di persone adulte, non foss’altro perchè le ho toccate con mano.

Le dirò di più, l’addentrarmi in quella chiesa devastata dalle bombe (curiosità di un ragazzo di 10 anni) insieme ai miei compagni di giuochi sono costate ai miei genitori due multe di 100 lire ciascuna (una enormità a quel tempo!) perchè il proprietario del negozietto accanto alla chiesa diroccata, un riparatore di orologi, si era eletto custode dei ruderi, ma noi ragazzi da perfetti incoscienti ci provavamo sempre;dirò di più, i teschi erano l’oggetto delle nostre attenzioni. Non mi meraviglia che (nel sottosuolo locale, in via Manno) abbiate trovato infiltrazioni di fogne.

Nel dopoguerra era prassi di riempire le buche delle bombe con le macerie degli edifici e non si curavano di verificare se vi erano delle condotte fognarie che provenienti dal castello e dalle case circostanti scaricavano al mare, col tempo la pressione delle fondazioni delle nuove case sicuramente hanno causato il danno.

Cagliari è ricca di resti antichi soprattutto fuori dalle mura del castello, basti pensare al rione della Marina e al vecchio mercato ora scomparso (che scempio legalizzato!) per far posto alla Banca d’Italia e se non ricordo male alla B.N.L.(i resti delle colonne giaciono inutilmente davanti alla chiesa del Poetto) anche lì hanno chiuso gli occhi per non vedere ciò che nascondeva il sottosuolo. Mi scusi lo sfogo e voglia accettare il mio più cordiale saluto.

Pietro Cossu.

RISPONDE IL PRESIDENTE DEL G.C.C….

Gentile Pietro, con un ritardo di cui mi scuso rispondo alla sua missiva, anzi alle sue e-mail inerenti Cagliari sotterranea: “grotte” del Bastione Saint Remy, via Manno, Castello in genere. Mi rallegra che Ella ha preso… in passato, non una bensì due multe di 100 lire ciascuna.

Mi rallegra non certo per le sue tasche allora adolescenti o quelle dei suoi cari genitori! Piuttosto perché la sua storia è parallela alla nostra e cioè a quella dei collaboratori del nostro Gruppo. Anche io infatti, se non avessi agito in barba ad assurdi divieti, non avrei fatto passi avanti e magari non avrei divulgato, tramite i miei libri e gli articoli di giornale, la storia celata di Cagliari pur dopo averla esplorata, passando dalle timide escursioni sotterranee su un colle cittadino, alle vere e proprie esplorazioni estese su Cagliari e sulla Sardegna.

Perché il capoluogo regionale, certamente chi è chiamato ad amministrarla, non sempre valorizza le tracce storiche, importanti e preziose. Sorvolo sulla Necropoli di Tuvixeddu ma, come il sito appena citato, tanti altri patiscono atroci pene: prima le cave di pietra calcarea, poi la guerra e non ultimi gli onnipresenti tombaroli sono elementi negativi per una città di antiche origini ma che sottrae col cemento gli spazi all’archeologia. Ciò è avvenuto in passato e siamo certi che accade ancora. Fa’ stizza considerare che il comune-visitatore e cioè i cittadini NON POSSANO ACCEDERE alle aree storiche dimenticate sotto i palazzi della città.

Lei ha citato la B.N.L. del Largo Carlo Felice, dove riposano in pieno centro-città, a due passi dal Palazzo civico, i resti del foro romano, perlomeno delle terme e dei tratti di acquedotti antichi che alimentavano le domus private e le navi ancorate nel porto di Karales. Spesso i nostri figli studiano la storia d’oltremare dai libri scolastici senza sapere che sotto i nostri piedi, è celata una storia tutta nostra, singolare perché “ci riguarda da vicino”: è la storia dei Fenici e dei Cartaginesi, dei Romani, Pisani e altri celebri popoli che ci dominarono, lasciando nel territorio tante tracce del loro passaggio!

Capita spesso che in siti unici, come cisterne puniche, camminamenti medievali ma anche rifugi che salvarono la vita ai cagliaritani (sotto le bombe del 1943) siano affollati di rifiuti, soccombono con il cemento selvaggio oppure, come potrei dimostrare con tante immagini, sono invasi dai liquami nauseabondi delle fogne: è proprio il caso delle cripte e dei passaggi sotterranei celati oggi sotto via Manno, dove sorgeva la chiesa di San Giorgio e Caterina come lei ha ben detto. Si è mai domandato perchè in via Manno, dove un tempo sorgeva questo sacro tempio, un Arcivescovo, nel dopoguerra, ordinò la posa di epigrafe che “concede 200 giorni di indulgenza” a quanti, tra i passanti, prostrandosi nel segno della croce reciteranno un Ave Maria Ora Pro-nobis???

Sarà forse per far perdonare le umane debolezze che hanno fatto distruggere quel tempio? Era una chiesa, quella in esame, che nel 1943 non venne del tutto rasa al suolo dalle bombe, essendo stata danneggiata nella sola porzione di volta centrale, mentre i muri perimetrali – mi corregga se sbaglio – erano integri. Cosa dire del sottosuolo, delle sue immense ricchezze, delle ossa umane e a quanto pare alle spoglie dei santi ivi ritrovate? Potrei andare avanti a lungo in quanto trovo pieno sfogo con quanti, come me e gli altri speleologi del nostro gruppo, coltivano nient’altro che la passione per la propria terra e, con essa, delle proprie radici. Lei, caro Pietro ed i lettori che ci seguono, continuate a suggerirci e a far mente locale sulle meraviglie sotterranee, sulle grotte, sui cunicoli o le gallerie di Cagliari che avete conosciuto!

Da simili chiacchierate nasceranno relazioni, che terranno uniti giovani e anziani. E’ uno stimolo per non dimenticare le fatiche e le opere dei nostri antenati, dei nostri padri, e magari fermare su carta quel che spesso cambia e si perde inesorabilmente. In gioco c’è una cosa importante e unica: la nostra memoria storica. La nostra identità! Con viva cordialità,
Marcello Polastri

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