L’utilizzo dei mattoni in “Ladiri”

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Il mattone di argilla crudo, detto “ladiri” (dal latino “later” = argilla) in dialetto campidanese, è l’elemento fondamentale della casa rurale dell’hinterland cagliaritano.

Infatti in essa tutte le strutture murarie portanti venivano realizzate con questo materiale.
Va subito precisato che il mattone di argilla crudo non è un materiale da costruzione indigeno. Sappiamo infatti, da attendibili fonti storiche, che presso il bacino mediterraneo fu usato già attorno al 4.000 a.C. da Caldei e Egizi. In Sardegna fu molto probabilmente importato dai Punici come è attestato da alcuni tratti di muratura con esso realizzati visibile nelle rovine della città di Nora .
Tenendo conto degli edifici esaminati nei due centri urbani già citati, si è constatato che il mattone crudo usato a Uta differisce per composizione e dimensioni da quello usato ad Assemini. Infatti:

a) Il mattone crudo usato a Uta ha le seguenti dimensioni: (40 x 25 x 9) cm; esso, disposto di piatto e “di testa”, veniva usato per le murature portanti, disposto di coltello veniva invece usato per i tramezzi. Il mattone è costituito da un impasto con paglia e acqua di argilla, chiamata in dialetto “isca”, molto ricca di humus reperibile in tutta l’area in cui sorge l’abitato di Uta; questa argilla essendo molto grassa è più friabile e quindi maggiormente lesionabile.

b) Il mattone crudo usato ad Assemini ha le seguenti dimensioni: – (40 x 20 x 12) cm che disposto di piatto e “di testa” veniva usato per le murature portanti del piano terreno dell’edificio (fig.6). – (38 x 18 x 12) cm che disposto di piatto e “di testa” veniva usato per le murature portanti del primo piano dell’edificio o di eventuali altri piani sopraelevati. Il mattone è costituito da un impasto con paglia e acqua di un tipo di argilla avente intrusioni di minuscoli ciottoli di fiume chiamato in dialetto “gragori” con un aspetto piuttosto secco e che è reperibile allo stato naturale in tutta l’area su cui sorge l’abitato di Assemini.

Sia ad Assemini che ad Uta il mattone crudo veniva realizzato usando come stampo una blocchiera artigianale in legno o in ferro chiamata “sestu” ed avente dimensioni standardizzate. Va precisato che sia ad Assemini che ad Uta sono state individuate murature realizzate con mattoni aventi dimensioni diverse da quelle appena elencate.

Casa in ladiri4) Preparazione del mattone in “ladiri”

I mesi ideali per la preparazione dei mattoni in ladiri erano quelli più caldi: giugno, luglio e agosto; il sole di questi mesi infatti garantiva un essiccamento ottimale del mattone eliminando il grave pericolo della sua fessurazione una volta in opera e quello non meno grave dell’odore di muffa dovuto all’umidità residua.
L’impasto veniva preparato in uno scavo effettuato entro il terreno in cui si doveva edificare lo stabile o in un’area attigua ad esso.
Il lavoro veniva iniziato nel pomeriggio impastando l’argilla bagnata abbondantemente con acqua ed aiutandosi con “sa marra” (la zappa); appena l’impasto cominciava ad essere sufficientemente pastoso, si versava su di esso un adeguato quantitativo di paglia di fieno e sempre servendosi de “sa marra” si cercava di rendere omogeneo il tutto.
Durante le ore notturne si lasciava lievitare l’impasto e si riprendeva la lavorazione il mattino seguente pigiando la massa pastosa con i piedi per alcune ore sino a che non veniva ritenuta pronta, per omogeneità e consistenza, per essere versata in “su sestu”.
Nasceva così il mattone di “ladiri”. Veniva lasciato esposto al sole per circa cinque giorni; gli veniva cambiata posizione per almeno altre cinque volte in modo tale che ognuna delle sue sei facce ricevesse direttamente, per altrettanti giorni, i raggi solari. Quindi dopo un periodo di essiccazione della durata minima di trenta giorni, veniva utilizzato per fare le murature.
E’ il caso di fare una considerazione: se si esamina l’apporto che i pezzi di paglia, imprigionati entro la massa argillosa del mattone di “ladiri” conferiscono alla resistenza dell’intero mattone e se si tiene conto che questo aumento di resistenza è dovuto alla aderenza esistente tra paglia e argilla, ci si rende conto che gli inventori di questo mattone avevano scoperto il concetto base della teoria del conglomerato cementizio armato.

Fonte Web

 

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