I tesori nascosti

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Su Scusorgiu – Andrea Gambula – http://www.3stops.com – http://www.pietresupietre.it

La maggiore diffusione delle leggende legate a tali tesori si è avuta soprattutto nel medioevo ma  ancora oggi non è raro sentirne raccontare.

Molte delle leggende che narrano di tesori affondano le radici nella fede della popolazione dell’isola ed il luogo in cui vengono rinvenuti viene indicato direttamente  da un Santo o una Santa al fortunato di turno che utilizzerà il bene prezioso così portato alla luce per edificare in un dato luogo una chiesa. Così pare sia sorto il Santuario della Madonna del latte dolce a Sassari, o la chiesa di San Marco a Tresnuraghes, grazie alle rivelazioni fatte dal santo ad una donna, in merito al modo di impossessarsi di una grossa pentola colma d’oro, profondamente sotterrata nel terreno.

Come riportato da Gino Bottiglioni nel suo libro “Leggende e tradizioni di Sardegna“, alcuni ritengono che le origini di tali leggende siano da ricercare nelle  scorribande e razzie che nell’isola si verificarono ripetutamente da parte delle varie popolazioni di conquistatori,  come nel caso delle incursioni saracene.  Infatti proprio al fine di proteggere i propri beni, oltre che la propria vita, da tali scorribande, i popolani li affidavano alla terra, dove spesso rimanevano  sepolti e dimenticati.

La terra sarda può essere considerata senza ombra di dubbio  un immenso scrigno che ancor oggi può fare la gioia di qualsiasi archeologo. Le legislazione odierna in materia di ritrovamenti  di beni archeologici è molto chiara sulla procedura da seguire in caso di queste scoperte ma proviamo invece ad immaginare cosa poteva accadere secoli fa se  un contadino o un pastore rinveniva dei reperti, magari all’interno di un anfratto o in una domus de janas e immaginiamo che tali reperti fossero anche preziosi.

Ciò bastava ad alimentare racconti e fantasticherie intorno ai monumenti megalitici che costellano la Sardegna a tal punto che moltissimi di questi siti prendono il nome del tesoro che si credeva  nascondessero.

La tradizione vuole che non ci si possa imbattere in un tesoro di origine magica per caso ma solo tramite uno dei seguenti modi: un sogno, l’intervento di un sensitivo, la rivelazione da parte di un’entità sovrannaturale.

In qualsiasi caso, entrarne in possesso non è assolutamente facile perchè vengono custoditi da entità di diversa natura e non sempre queste sono disposte a cederli senza averne un tornaconto.

Forzieri contenenti pietre preziose possono apparire magicamente a coloro che sono intenti a scavare. Il guardiano può mostrare ciò che può cambiare la vita del fortunato destinatario, ma ci sono dei riti da seguire, parole da sussurrare nel buio della notte, come accadde qualche decennio fa nel circondario di Cagliari:
“Ai piedi di un antico albero di limone due persone si fanno coraggio vicendevolmente e seguendo le indicazioni di un vecchio frate, già venerato come un santo vivente, iniziano a tracciare intorno a loro un cerchio all’interno e all’esterno del quale sistemano delle candele e tracciano dei simboli. La luna osserva, alta nel cielo, lo svolgersi di questo rituale che nonostante utilizzi invocazioni legate al cristianesimo, affonda le radici in ben altri culti, molto più antichi. I fumi dell’incenso pervadono l’aria resa vibrante dall’imminente manifestazione del Guardiano”.

Il rituale deve essere compiuto in maniera precisa se si vuole entrare in possesso del tesoro e soprattutto si deve essere saldi di spirito per non fuggire a gambe levate al manifestarsi del custode, che può assumere diverse forme e addirittura prendere possesso del corpo di uno degli eventuali partecipanti.

Se tutto non viene fatto nel migliore dei modi, si vede svanire la possibilità di condurre una vita da Re ma la pena può essere anche terribile, condannando il malcapitato ad una vita sciagurata, coinvolgendo spesso anche i suoi affetti.

Il tesoro così viene tramutato in carbone, oppure viene smaterializzato e spostato in qualche altro luogo.

Alessio Scalas

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