{"id":732,"date":"2007-08-09T12:02:41","date_gmt":"2007-08-09T10:02:41","guid":{"rendered":"http:\/\/www.contusu.it\/?p=732"},"modified":"2025-05-13T16:25:38","modified_gmt":"2025-05-13T14:25:38","slug":"le-maledizioni-di-preti-e-frati-in-sardegna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.contusu.it\/ru\/le-maledizioni-di-preti-e-frati-in-sardegna\/","title":{"rendered":"Le maledizioni di preti e frati in Sardegna"},"content":{"rendered":"<p>Le tante leggende legate a maledizioni scagliate da preti e frati, spesso cacciati da conventi e villaggi, come acutamente sottolinea Dolores Turchi (in G.Deledda, Leggende sarde) 1, \u201c\u2026ebbero probabilmente origine dall\u2019incameramento dei beni ecclesiastici d parte dello Stato\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, attorno a compressi avvenimenti di natura politico-religiosa, che certamente il popolino non poteva comprendere, si costruivano ipotesi fantasiose che si sposavano perfettamente con il mondo magico e superstizioso a cui il popolo sardo (e villacidrese in particolare) ha sempre dato ampio credito. Se \u00e8 vero (come riteniamo) che la religiosit\u00e0 dei Sardi non \u00e8 mai stata disgiuntala antichissime forme di animiamo pre-cristiano, paganeggiante e, giova ancora ripeterlo, assai sensibile alle fattucchierie, alle mazine, alle superstizioni, in un intreccio profondo di attrazione-repulsione per il sacro, si pu\u00f2 capire come abbiano potuto nascere e alimentarsi certe dicerie, certe leggende che trovano, ancora oggi, credito e sostenitori.<br \/>\nUna delle pi\u00f9 diffuse leggende legate a frati e preti \u00e8 quella che ricorda la cacciata di alcuni di questi, con conseguente maledizione scagliata al paese e ai suoi abitanti del tempo e dei tempi futuri. Ne La scomunica di Ollolai 2 i frati Minori Osservanti, cacciati dal borgo a seguito di un presunto delitto da loro effettuato (fu ritrovato nel pozzo dell\u2019orto del convento il cadavere di un bambino), \u201c\u2026prima di andarsene scagliarono le loro pi\u00f9 formidabili scomuniche sugli abitanti del villaggio e sui loro discendenti. Infatti, da allora in poi, la maledizione grav\u00f2 su questo villaggio: le pestilenze, le carestie, le disgrazie pi\u00f9 inaudite piombarono in ogni tempo su di esso, e ci\u00f2 non bastando, gli abitanti, rosi dagli odi e dalle inimicizie pi\u00f9 funeste, si dilaniarono tra loro, massacrandosi a vicenda. Due soli giorni dopo la partenza (correva l\u2019anno 1490) scoppi\u00f2 a Ollolai un violentissimo incendio che distrusse tutte le case\u201d.<\/p>\n<p>Nel volume citato \u00e8 presente anche la leggenda di Madama Galdona: \u201cPare ci fosse a Sassari una ricca dama, molto pia e devota, chiamata Madama Galdona, la quale, venuta a morire, lasci\u00f2 un suo possedimento ai frati di non ricordo pi\u00f9 quale ordine. Spossessati questi dei loro beni dal Governo, si dice, sparsero la scomunica sul podere. E infatti tutti coloro che l\u2019acquistarono, uno dopo l\u2019altro, subirono molte disgrazie\u201d.<br \/>\nUn altro caso, riportato sempre da D.Turchi, \u00e8 quello della scomunica di Oliena 3, di cui scrive il canonico G.Spano: \u201cNella Cancelleria Arcivescovile si trova una curiosa Bolla di Clemente XIII, in data 3 ottobre 1762, dove assolve il popolo di Oliena da qualunque occulta scomunica perch\u00e9 erano alcuni anni che avevano avuto cattivi raccolti, e perci\u00f2 erano ricorsi al Papa per assolverli da qualche occulta scomunica, estendendola anche ai morti\u201d.<br \/>\nMa qual era questa occulta scomunica? Nella pubblicazione citata ne viene svelata la genesi: \u201cUn nobil uomo di Oliena aveva attentato alla vita di un vescovo, che per lunghi periodi era solito soggiornare nella dimora dei gesuiti, sparandogli tre colpi di fucile. I fori lasciati dai proiettili si vedono tuttora intorno ad una delle finestre al primo piano del convento. La ragione della sparatoria? Il vescovo aveva rifiutato la mano della propria sorella al focoso signorotto olianese. La popolazione si mostr\u00f2 ostile al prelato e per punizione il paese ebbe una scomunica che doveva durare fino alla settima generazione. Perch\u00e9 questa fosse pi\u00f9 efficace si dice che uno stuolo di preti, capeggiato dal vescovo, recitasse oscure formule e poi immergesse dei ceri accesi in grandi recipienti colmi d\u2019acqua\u201d4. Siamo riusciti a recuperare una di queste terribili formule che trascriviamo: \u201c<em>Iram Dei onnipotentis incurras, anathemate perpetuo subiceas, maledictiones quae in libro Moysi servis Dei maledictis dantur habeas, in presenti vita semper in aprobium vivas, membris magis necessariis careas, et in futura vita cun Datan et Abiron participium teneas, et cun diabolo et angelis eius ignibus aeternis mancipatus permaneas<\/em>\u201d.<br \/>\n[ <em>Possa tu incorrere nell\u2019ira di Dio onnipotente, soggiacere a un anatema perpetuo, avere le maledizioni che nel libro di Mos\u00e8 sono date ai servi di Dio maledetti, vivere nella presente vita sempre odiato, mancare degli arti pi\u00f9 necessari, e nella vita futura essere in compagnia di Datan e Abiron, e restare prigioniero eterno col diavolo e gli angeli suoi<\/em>].<\/p>\n<p>Enrico Costa, in Giovanni Tolu 5, riporta un intero capitolo (il V) intitolato Fattucchierie e scrive tra l\u2019altro: Il prete cominci\u00f2 la sua vendetta, valendosi vigliaccamente dei mezzi che gli dava il suo ministero. Egli mi fece le fattucchierie, tardai ad accorgermi che mi trovavo sotto l\u2019influenza d\u2019una legatura. Caddi presto ammalato, di quel malore singolare che i medici sono impotenti a guarire. Non si rida delle mie credenze. La mia convinzione \u00e8 profonda perch\u00e9 fondata sulla esperienza di tutta la vita. Io ero fatturato. Il prete Pittui mi aveva fatto le legature e dovevo pensare scioglierle. Mi sentivo seriamente ammalato e bisognava guarire. La mia malattia era curiosa. Mi sentivo tutto pesto, come se fossi stato bastonato senza misericordia. Provavo una svogliatezza singolare, dolori atroci alle ossa, punture insopportabili a tutte le articolazioni. E questi dolori si facevano pi\u00f9 acuti nell\u2019ora del vespro, alla vigilia delle feste solenni, quasi a ricordare della festa di Nostra Signora di Bonuighinu\u2026Io ben sapevo che in questi casi \u00e8 opera vana ricorrere ai medici, bisognava raccomandarsi ai soli preti, o a persone esperte nella scienza delle fattucchierie\u2026<br \/>\nA Villacidro, definita capitale delle superstizioni 6, era ed \u00e8 diffusissima la credenza in mal\u00ece (mazinas), cogas, bruscias (streghe), sortilegi (malivattus) e simili superstizioni. Poteva, proprio nella capitale, mancare la leggenda dell\u2019anatema lanciato dai frati? Certamente no!<br \/>\nNarra la leggenda che nella seconda met\u00e0 dell\u2019800, certi frati Mercenari che risiedevano nel convento situato nell\u2019attuale Piazza Municipio, siano stati cacciati dal paese dagli indignati Villacidresi, stanchi dei continui malifattus operati dai loschi frati. Questi, dunque, fatti salire in senso contrario su degli asini, furono avvolti da pelli di capra tenute aderenti con dei tratti di corda. La leggenda vuole che i frati lanciassero una terribile maledizione su Villacidro e i suoi abitanti tracciando segni di croce con la mano sinistra e mormorando oscure minacce tra le quali il popolino tramanda la seguente: Custa fui ad a serb\u00ec a s\u2019impiccai finas a sa settima generazioni!&nbsp; (Questa fune servir\u00e0 a impiccarvi fino alla settima generazione!).<br \/>\nQuesta leggenda vorrebbe giustificare l\u2019alto numero di suicidi presenti in Villacidro (pare occupare il primo posto in tutta l\u2019Isola!) e, comunque, tutte le disgrazie che talvolta accadono nella cittadina, vengono, dal popolino, fatte risalire alla maledizione dei frati!<br \/>\nGiova, a questo punto, citare alcune notizie storiche che ridimensionano certe dicerie: In coerenza al disposto della Legge 29 maggio 1855, il Governo del Re ha disposto che i sei Religiosi Mercenari di Villacidro debbano in tutto il 17 del p.v. ottobre concentrarsi in questo Convento di Bonaria [a Cagliari]\u2026Incamerato cos\u00ec il Convento con le sue adiacenze, L\u2019Amministrazione della Cassa Ecclesiastica (Demanio), in data 31 gennaio 1862, vendeva lo stabile al Comune di Villacidro per la somma di \u00a3 15.000 pagabili in dieci rate, ossia in dieci anni 7.<br \/>\nI frati in Sardegna vengono dunque considerati con un atteggiamento di paura e di sospetto. In un raccontino che vede come protagonista fra Ignazio da Laconi citato da Vincenzo Ulargiu 8, il celebre frate viene presentato come un inquietante personaggio con il quale non \u00e8 bene scherzare.<br \/>\nRiportiamo questo breve racconto:<br \/>\nFra N\u00e0ssiu e is piccioccheddus burlanus.<br \/>\nTorrendi a guventu cun sa bertela prena de limusinas, una d\u00ec fra N\u00e0ssiu hiat incontrau una ciurma de piccioccheddus gioghendi; is calis, appenas dd\u2019hiant bistu de attesu spuntendi, ca fiat connottu de totus, mannus e pitticcus, cumbinant subitu de ddi fai una burla.<br \/>\n\u00abM\u00ec a fra N\u00e0ssiu! Ddi feus una burla?\u00bb<br \/>\n\u00abE comenti?\u00bb<br \/>\n\u00abComenti? Unu de nosu si fingit mortu, e is aterus z\u00e8rriant a fra N\u00e0ssiu po nacch\u00ec ddu fai arrisuscitai\u00bb<br \/>\n\u00abMancai! Mancai! Ei! Ei!\u2026\u00bb acclamant totus a una boxi.<br \/>\nUnu de issus si c\u00f2rcat in terra, fendis\u00ec biri mortu;&nbsp; is aterus s\u2019attristant, strexendis\u00ec is ogus de su prantu.<br \/>\nPassat fra N\u00e0ssiu:<br \/>\n\u00abFra N\u00e0ssiu, b\u00e8ngiat po caridadi ca nc\u2019est unu cumpangiu nostru chi dd\u2019est b\u00e8nniu unu mali e c\u2019est arrutu mortu\u2026\u00bb e prangint:<br \/>\n\u00abUh! Uh! Uh!\u2026\u00bb<br \/>\n\u00abMa, fillus mius, passi\u00e8nzia, deu no si pozzu donai nisciunu cunfortu; si est mortu, abarrit mortu, signali ca sa voluntadi de Deus est aici; zerri\u00e0i genti e fadeinceddu portai a domu\u00bb e n\u00e8ndi aici, sighit andai e ddus lassat.<br \/>\nCuddus faint po ndi strantaxiai su mortu burlendus, ma \u00e0siu t\u00e8nint! Fiat mortu de veras!&#8230; Immaginais\u00ec s\u2019azzicchidu, su prantu, is izzerrius ! Subitu currint totus avatu \u2018e fra N\u00e0ssiu, prangendi a carroxius:<br \/>\n\u00abFra N\u00e0ssiu, b\u00e8ngiat! Curgiat! Po amor\u2019e Deus! Est mortu de v\u00e8ras su cumpangiu nostru! C\u00f9rrat po caridadi, fra N\u00e0ssiu !\u00bb<br \/>\n\u00abMa sa curpa est de bosaterus, ca dd\u2019heis fattu morri amar\u00f2lla sendi sanu! De custas burlas non ddi fazz\u00e0is mai!\u2026Ma immoi, b\u00e0xi, ch\u2019est arrisuscitau de siguru !\u2026\u00bb<br \/>\nT\u00f2rrant e dd\u2019agattant gioghendu, allirgu e prexi\u00e0u.<br \/>\n(traduzione):<br \/>\nFra Ignazio e i ragazzi burloni.<br \/>\nTornando al convento con la bisaccia ricolma di elemosine, un giorno fra Ignazio incontr\u00f2 un gruppo di ragazzi che giocavano; i quali, vistolo in lontananza, pensarono subito di giocargli una burla.<br \/>\n\u00abGuardate, fra Ignazio! Gli facciamo uno scherzo?\u00bb<br \/>\n\u00abE come?\u00bb<br \/>\n\u00abCome? Uno di noi si finge morto, e gli altri gridano a fra Ignazio di farlo risuscitare\u00bb.<br \/>\n\u00abCerto! Certo! Si! Si!\u2026\u00bb esclamarono tutti insieme.<br \/>\nUno di loro si stende per terra, fingendosi morto; gli altri si rattristano, asciugandosi gli occhi dal pianto; passa fra Ignazio:<br \/>\n\u00abFra Ignazio, venga per carit\u00e0, che un nostro amico si \u00e8 sentito male ed \u00e8 cascato per terra, morto\u2026\u00bb e piangono:<br \/>\n\u00abUh! Uh! Uh!&#8230;\u00bb<br \/>\n\u00aba, figlioli miei, pazienza, io non vi posso dare alcun conforto; se \u00e8 morto che resti morto, segno che la volont\u00e0 di Dio \u00e8 cos\u00ec; chiamate gente e fatelo portare a casa\u00bb e, cos\u00ec dicendo,continua il cammino e li lascia.<br \/>\nQuelli fanno per sollevare il morto per burla, ma hanno voglia! Era morto per davvero!\u2026Immaginatevi lo spavento, il pianto, le urla! Corrono subito dietro fra Ignazio, piangendo a dirotto:<br \/>\n\u00abFra Ignazio, venga! Corra! Per l\u2019amor di Dio! Il nostro compagno \u00e8 morto davvero! Fra Ignazio, corra per carit\u00e0!\u00bb<br \/>\n\u00abMa la colpa \u00e8 vostra, perch\u00e9 l\u2019avete fatto morire per forza essendo sano! Di questi scherzi non fatene mai!\u2026Ma ora, andate che \u00e8 risuscitato sicuramente!\u2026\u00bb<br \/>\nVanno, e lo trovano che giocava, allegro e contento.<br \/>\nCome si evince, la figura dei religiosi, specialmente dei frati, \u00e8 circondata da un alone misto di rispetto e paura e la coscienza popolare attribuisce loro poteri taumaturgici e soprannaturali. Resta incerto il confine tra superstizione e religiosit\u00e0 e su questa zona non meglio definita della religiosit\u00e0 popolare sono fiorite in passato e continuano a fiorire anche oggi leggende e credenze nelle quali si possono cogliere residui di antichissime tradizioni, mai scomparse, dalla coscienza e dalla memoria collettiva dei sardi.<\/p>\n<p>1)&nbsp;&nbsp; &nbsp;<a href=\"https:\/\/amzn.to\/43uFWg0\">Grazia Deledda: Leggende sarde<\/a>, a cura di Dolores Turchi, Newton Compton, Roma, 1995.<br \/>\n2)&nbsp;&nbsp; &nbsp;Ibidem.<br \/>\n3)&nbsp;&nbsp; &nbsp;<a href=\"https:\/\/amzn.to\/4dprY2E\">Dolores Turchi, Oliena\u2026Barbagia\u2026Sardegna<\/a>, Nuoro, 1997.<br \/>\n4)&nbsp;&nbsp; &nbsp; Ibidem.<br \/>\n5)&nbsp;&nbsp; &nbsp;<a href=\"https:\/\/amzn.to\/3YLmlpo\">Enrico Costa, Giovanni Tolu<\/a>, Ilisso, Nuoro, 1997.<br \/>\n6)&nbsp;&nbsp; &nbsp;Gian Paolo Marcialis:&nbsp; Villacidro, capitale delle superstizioni ,Ed.LG, Arbus, 1997 e<br \/>\nSa bidda de si cogas, Ed.Fiore (2\u00aa edizione), San Gavino M.le,&nbsp;&nbsp;&nbsp; 2007.<br \/>\n7)&nbsp;&nbsp; <a href=\"https:\/\/amzn.to\/3S2uySg\">&nbsp;Liber Chronicus<\/a>, redatto da mons.G.Diana, Archivio Parrocchia S.Barbara, Villacidro.<br \/>\n8)&nbsp;&nbsp; &nbsp;Vincenzo Ulargiu, Messi d\u2019oro del Campidano, Ed. Sandron, Palermo, 1926.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.contusu.it\/sa-bidda-de-is-cogas-2d-edizione\/\">Gian Paolo Marcialis <\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le tante leggende legate a maledizioni scagliate da preti e frati, spesso cacciati da conventi e villaggi, come acutamente sottolinea Dolores Turchi (in G.Deledda, Leggende sarde) 1, \u201c\u2026ebbero probabilmente origine dall\u2019incameramento dei beni ecclesiastici d parte dello Stato\u2026\u201d.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":234,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[207,1004,90,14,80],"class_list":["post-732","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-5","tag-gian-paolo-marcialis","tag-leggende","tag-malocchio","tag-storia","tag-streghe","entry","double"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - 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