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Leggende e tradizioni di Ales

Tempo di lettura: 7 minuti

Ogni paese ha le sue specifiche tradizioni che talvolta differiscono per piccoli dettagli da quelle dei paesi vicini. vediamo il caso di Ales.

Per prevenire la cattiva sorte o per esorcizzare il male si usava portare qualcosa di verde: i braccialetti verdi, oppure, posta nelle tasche, una foglia verde; toccare le cose o le persone come gesto scaramantico.
Per prevenire il malocchio, i neonati inoltre dovevano essere toccati perché più soggetti al malocchio.
Le vedove dovevano indossare tutto al rovescio per un periodo di tempo.
Non si dovevano soprattutto uccidere i serpenti.

Il rimedio per esorcizzare il male era fare l’Acqua Medaglia.
Quest’acqua è preparata con un po’ di sale, del grano e una medaglia con raffigurato un santo, si dice una preghiera (conosciuta solo da chi compie il rito) mentre in mano si tiene la medaglia.
Si tramanda dalla madre alla figlia più piccola ma quest’ultima può compiere il rito solamente quando la madre non è più in grado di farlo.

Anche gli animali potevano essere colpiti dal malocchio. Se dopo le cure del “dottore” non si avevano segni di guarigione egli stesso consigliava di fare l’Acqua Medaglia.
Si faceva l’acqua medaglia po ogai su ogu mau. Oppure si usava sa sabegia una pietra nera (ossidiana) che assorbiva il malocchio. Questo amuleto veniva appeso anche nella culla dei neonati di modo che i malefici non andassero al cuore del bambino ma sulla pietra.

Chi partiva per fare il militare o in guerra portava con se come protezione su scrapobariu, consisteva in una piccolo sacchetto contenente un qualcosa di benedetto: un biglietto con scritte delle preghiere e un po’ di ceneri di palma benedetta. Su scropobariu veniva confezionato anche dai preti per i cacciatori, sotto ricompensa, affinché andasse bene la caccia.

Per San Giovanni Battista, le ragazze mettevano, nel cortile, dell’acqua con dentro i petali di rose ed erbe profumate, e con quest’acqua ci si lavava il viso in segno di buona sorte.

Scaramanzia

Per evitare che un lavoro non andasse a buon fine non lo si cominciava né di Martedì né tanto meno di Venerdì. Non si iniziava nessun lavoro (in particolare non si tagliava la stoffa per confezionare abiti) perché c’era u ora maba (un’ora cattiva). In questi giorni non si doveva neanche macellare il bestiame.

Prima del matrimonio lo sposo non doveva vedere la sposa. La sposa non doveva sedersi sul tavolo nei giorni precedenti al matrimonio.

La biancheria della sposa veniva portata nella casa nuziale dai parenti stretti (cognate), perchè la sposa non doveva toccare niente.

Il giorno delle nozze gli sposi potevano essere soggetti a su mabi fattu (malefici), quindi per evitarlo la sposa doveva fare in modo che lo sposo inginocchiandosi non poggiasse direttamente in terra ma, sul suo vestito.

Riguardo ai bambini: dovevano sempre avere qualche indumento al contrario per evitare il malocchio

Il Diavolo e sua rappresentazione

Il diavolo veniva chiamato in modi diversi ; S’Aramigu, Su Diau, su Dimoniu, o Coixedda, veniva rappresentato come un animale (cane, gatto, cavallo, volpe ecc), come un caprone, con le corna, le zampe caprine, gli occhi fiammeggianti.

Aveva una lunga coda, gli occhi rossi a frocciddasa come Luxia Arrabiosa, era rosso, con le corna e la lingua biforcuta. Veniva anche rappresentato con sembianze umane e parti di animale per esempio i piedi di capra.

Coixedda era un nomignolo del diavolo e lo si diceva quando spariva qualcosa, non s’intendeva un essere cattivo, diabolico, ma piuttosto un furbacchione dispettoso che faceva andare male le cose.

Gli animali avvertivano la presenza del diavolo e quando questi si rifiutavano di passare in certi punti era perché ne vedevano l’ombra. A quel punto anche gli uomini prendevano altre vie.

Un informatore racconta che un giorno i suoi buoi, mentre arava, si rifiutarono, fermandosi e agitandosi, di passare in un punto. Quel giorno secondo lui i suoi buoi, in quel punto, avevano visto il diavolo.

Verso l’una del mattino, quando si andava a raccogliere la legna, nel momento in cui si attaccavano i buoi al carro, gli uomini avvertivano la presenza di un cane che saliva e scendeva dal carro, questi pensavano fosse un’anima in pena. Anche davanti alla chiesa del Rosario nota come capelledda, sovente, venivano avvistate anime in pena nelle sembianze di animali.

Vicino a Pubada (nella zona del cimitero) c’era una pietra dove soleva apparire un uomo in mutande che spaventava tutti. Si pensa fosse il diavolo.

In cattedrale, nel 1959 circa, una ragazza di San Gavino era stata esorcizzata da Monsignor Fanni, parlava, ma le sue labbra non si muovevano e diceva d’essere un prete. Si dimenava alla vista del crocifisso. L’esorcismo riuscì, ma dopo tre mesi la ragazza morì.

L’importanza dell’acqua benedetta

Veniva usata per benedire i bambini quando avevano la febbre alta. si dice che in tali situazioni i bambini si gioganta (avevano le convulsioni) e per farli guarire si usava la medaglia de su giogu che veniva bagnata con l’acqua benedetta e posta sulla fronte del bambino.

Si utilizzava per scacciare il malocchio o il demonio accompagnata dalle preghiere.

Le spiridadasa al contatto con l’acqua benedetta pare dicessero oci, cussa a mimi mi increscidi e si dimenavano come bestie. Veniva quindi usata durante gli esorcismi.

Il Sabato Santo si andava in chiesa e si portava a casa un po’ d’acqua benedetta per benedire la propria casa.

Le donne in quel giorno facevano il pane ma nel momento in cui toccanta a Gloria ossia sentivano suonare le campane lasciavano il loro lavoro e con un bastone bussavano a tutte le porte della casa per scacciare il diavolo.

Esseri fantastici

Luxia Arrabiosa

In una campagna chiamata Prabanta, in Mandoisi tra Ales, Morgongiori e Pompu, si trova su frucoi (il forcone) e una tomba che per superstizione veniva chiamata su forru de Luxia (il forno di Lucia).

Esiste una località chiamata Funtà mutta, dove si potevano trovare delle piccole pietre con sopra il segno di un croce, dette su frumentu de Luxia Arrabiosa per la loro somiglianza al pane.
La leggenda racconta di come Luxia facesse il pane. Un giorno disse alla figlia di portare del pane al padre che lavorava in campagna. La figlia si rifiutò perché la strada da percorrere era parecchia e Luxia le lanciò il forcone che rimase conficcato nel terreno .

Sisinna Coga

Con questo nome venivano indicate le persone reputate calunniatrici, traittoras (traditrici), insomma, una persona che augurava il male degli altri. Venivano denominate così anche chi vestiva come le zingare.
Si racconta che is Cogas, in occasione dei battesimi, raccoglievano il cotone intinto d’olio santo che il prete gettava per terra dopo il rito. Quest’olio veniva usato dalle “streghe” per cospargersi la notte e volare dai neonati per succhiare loro il sangue.

Per difendersi dall’attacco delle Cogas, era usanza mettere il treppiedi rivolto verso l’alto. in tal modo la Coga non poteva entrare nella stanza in cui sta in modo che questa strega non venisse a rapire il neonato.

Sa Musca Maccedda

Sa Musca Maccedda nel fantastico sardo è stata descritta in diversi modi, in base ai paesi in cui i vari racconti si sono sviluppati. La descrizione che va per la maggiore racconta di una mosca molto grande portatrice di pestilenza. Ad Ales la posizionano dentro il castello di Barumele a Pedra’e casteddu.

Anche in questo castello aleggia la presenza inquieta di Donna Violante e sa musca maccedda sarebbe a guardia del suo inestimabile tesoro.

Si dice che alcuni siano morti nel tentativo di arrivare al tesoro.

Su carr’è Nannai e Mamma Funtà

Quando c’erano dei temporali con tuoni molto forti si raccontava che stava passando Su carr’e nannai (il carro di nonno) oppure per non far avvicinare i bambini ad un pozzo si diceva che dentro il pozzo c’era “Mamma Funtà” che li tirava giù.

Medicina popolare

Per il mal di stomaco veniva utilizzato Su senzu (Assenzio arbustivo), s’arruda (la ruta) per il mal di pancia. Su Senzu veniva utilizzato anche per i reumatismi.
Le foglie di queste piante si mettevano dentro un pezzo di tela (bianco) che veniva posto “in sa giridoia” (la paletta) e si faceva scaldare sul fuoco, dopodiché lo si posava sulla parte dolente.
Le foglie del rovo “s’arrù” venivano utilizzate in decotto per i dolori reumatici.

Per il mal di testa si utilizzava “sa sinzella pistada“o sa cucchedda (lumaca tritata) che veniva messa in un pezzo di carta e poi sulle tempie.

Per il mal di denti “s’impastada sa farra cu acqua e axedu o binu nieddu” (si impastava la farina con acqua e aceto o vino nero).
Veniva utilizzata allo stesso scopo anche la sanguisuga, messa sulla guancia in corrispondenza del dolore. 
Anche su spiccu masticato (il rosmarino) alleviava il mal di denti. Sul dente si poteva mettere anche “sa mendua rocca“, (allume di rocca).

Per il raffreddore si facevano i “s’affumentusu” con candele benedette oppure con incenso e zucchero gettati sulla brace in sa cupa (il braciere) e respirati, inoltre poteva essere utilizzato anche un mattone caldo sul petto e sui piedi.

Si usava “su cannaioi“, la gramigna, per aumentare il flusso sanguigno, per le irritazioni del viso si usava il fiore del sambuco. In caso di emorragie si usava un erba comune che cresceva a bordo strada, “sa pabieda“.
Tutte queste erbe si assumevano sotto forma di decotto.

Veniva utilizzata spesso “sa Nabredda” (la malva) per fare unguenti, così come “su Proicristi” pestata e mescolata alla farina, veniva utilizzata per alleviare i vari dolori.

Per curare la malaria si doveva bere il decotto di papavero, per la pressione alta il decotto veniva fatto con “s’arrucrabiu“, la smilace.

Anime e presagi di morte

L’ululato dei cani, così come in tutta l’isola, anche ad Ales preannuncia generalmente una disgrazia.
Quando la gallina cantava con il verso del gallo, “a boxi de caboi“, preannunciava una disgrazia. Quando questo avveniva gli anziani, per allontanarla, usavano piantare in terra una forcina per i capelli.

Un’altra leggenda racconta de su carru de sa motti, un carro guidato dal Diavolo in persona che passava la notte e oltre a presagire un decesso, portava via anche i vivi che trovava per strada.

In “Cappelledda” (chiesa della Madonna del Rosario) dove in passato c’era un cimitero, ogni tanto capitava di vedere un grosso cane con una catena al collo che correva sino al cimitero di Santa Maria facendo un rumore infernale. Il cane poi scompariva nel nulla. Si pensa che fosse un’anima in pena.

I morti custodi di tesori nascosti

Quella dei custodi dei tesori nascosti è una delle leggende più affascinanti e diffuse in Sardegna. Potete scoprirne i segreti denl nostro fantastico ebook.

Quando il custode del tesoro è un’anima di una persona, questa si pensa sia un’anima in pena che deve espiare qualche colpa. Solitamente queste anime hanno le sembianze che avevano in vita ma possono manifestarsi sotto forma di animali.

Nella zona denominata “Crachera“, tra Ales e Zeppara, da mezzanotte in poi appariva un cane con una grossa catena che si narra custodisse un tesoro.

Ad Ales , quasi tutti i preti che morivano venivano poi rivisti da qualcuno, oppure si sentivano degli strani rumori nelle case dove avevano vissuto. Stessi racconti per quanto riguardava la morte di una persona ricca la quale poi veniva vista gironzolare a cavallo. In questo caso si dice che gli spiriti dei ricchi tornano perché vogliono che una persona prescelta fra i vivi, trovi il loro tesoro in modo che essi se ne liberino e possano riposare in pace.

A Monte Arci c’era un albero chiamato sa matta de Casu –Spanu dove si riunivano degli spiriti che offrivano delle monete d’oro, d’argento e di bronzo alle persone più coraggiose.

Per approfondimenti: http://www.ales.sardinia.it