Press "Enter" to skip to content

La nascita del feudo di Villasor

Sull’articolo Villasor, paese ricco di storia e monumenti , ho voluto presentare un po’ di storia del mio paese, ho parlato dei nostri monumenti, mi sono soffermata sul castello, ed ho accennato ai Marchesi Alagon di Villasor, ma è giusto partire da chi ha fatto in modo che Villasor diventasse un feudo e per questo chiese ed ottenne di poter costruire il castello. Parliamo di Giovanni Siviller.

Ma chi era Giovanni Siviller?
La famiglia catalana dei Siviller in quegli anni era tenuta in buona considerazione dai sovrani d’Aragona e, ai suoi membri furono assegnati importanti incarichi e feudi. A questo proposito ci viene data conferma di questo, anche dai documenti conservati a Barcellona nell’archivio della Corona d’ Aragona, si tratta dei “registri e carte reali di Ferdinando I d’ Aragona”. In essi vi si trovano importanti riferimenti e notizie riguardanti la Sardegna durante, appunto, il suo regno.
Vediamo quindi di spiccare un salto nel passato e cercare l’origine dei Siviller.

Nel registro che ho poc’anzi citato appare il nome di tal Ramon Siviller, viene anche riportato che lo stesso ricopriva importante carica di tesoriere e consigliere dell’Infante Alfonso d’Aragona. Ha il compito di riscuotere le somme da versare da parte del re, al visconte di Barbona a seguito degli accordi presi dopo i fatti bellici con l’Arborea. Nello stesso registro è citata anche la nomina, il 1 giugno 1413, di Guglielmo Zatria a procuratore reale della Sardegna e con la carica di Luogotenente Regio troviamo Giovanni Siviller nobile catalano.
In quegli anni, Siviller, si trova a Cagliari per eseguire importanti compiti governativi che esegue perfettamente con dovizia e lealtà verso la corona e non tarderà ad essere ricompensato con l’infeudazione di Villasor.
Il 27 Gennaio 1415, alla morte di Zatria, quando ha già ricevuto il feudo di Sorres, Giovanni Siviller assume in pieno la responsabilità della Procura Reale. Comunica l’assunzione della carica al re così come fa anche l’allora Arcivescovo di Cagliari Pietro Giovanni Spinola. Il 19 marzo 1415 a lui tocca ricevere il vicerè di Sicilia Giovanni d’Aragona giunto a Cagliari con una flotta di 11 navi, del fatto ne dà comunicazione al re adducendo anche al fatto che il Vicerè ascoltò messa in Cattedrale. Sono molti i pregi che questo nobile ha, ma a noi interessa oggi sapere e capire della nascita del feudo di Villasor. Intanto è bene sapere che copia in manoscritto dell’atto d’infeudazione, si trova presso l’Archivio di Stato di Cagliari, nel falcone “storia dei feudi”, il manoscritto riporta testualmente:

27 ottobre 1414
“in FEUDUM iuxta morem Italiane l’INCONTRADA di PARTE IPPIS a
GIOVANNI SIVILLER, attesi i gravi e accetti servizi resi in Sardegna in diversi conflitti d’armi e altri che non cessa di andare prestando

La nascita del feudo di VillasorIl territorio dato in feudo al Siviller è di circa Kmq. 415 – 420 compreso tra la campagna di Villaspeciosa, Decimomannu, San Sperate, Samassi e Siliqua. Non è molto vasto ma d’evidente fertilità agricola tanto da poterne ricavare ingenti frutti. Siviller sceglie quindi Sorres per farne il centro del suo feudo, lo sceglie anche perchè la ritiene in una posizione ideale per le comunicazioni viarie. Un solo neo trova, però nella sua scelta. Trova Sorres completamente distrutta, sia per i fatti bellici tra Aragona e Arborea e sia per le continue incursioni barbaricine.
La carta sovrana dell’atto d’infeudazione è chiara, infatti, pone l’obbligo al Nobile Siviller di “domicilium tenere et habitationem continuam nel feudo”, in sostanza ha l’obbligo di soggiornare e avere abitazione nel suo feudo, dovrà pertanto dare il massimo e far risorgere la distrutta Sorres e costruire in essa un’abitazione “per sua dimora”.
Siviller si attiene in pieno agli impegni assunti, ed ecco come nacque il Castello o casa – fortezza.
Il Castello esistente ancora oggi, può essere considerato uno dei pochi “monumenti” laici dell’architettura gotico – catalana della Sardegna meridionale. Imponente palazzotto patrizio fortificato da contrafforti e da quattro torrette merlate, fa bella mostra di sé tra Via Castello e via Baronale quasi al centro del paese.  L’ origine gotico – catalana della sua struttura è documentata dalle finestre aperte sulla facciata. La sobria bellezza del suo interno è evidenziata dalle impalcature di legno che poggiano su ripiani di pietra e di legno intarsiato.

A Villasor, si narra anche che esista una galleria che congiunge il castello con la parrocchia di San Biagio e si raccontano salvataggi d’intere famiglie, attraverso l’utilizzo della galleria, in tempi non datati.
Gli anziani del paese assicurano che sia vero, allo stato attuale non si hanno documentazioni accertanti la veridicità dell’esistenza della galleria. Riprendendo il discorso sulla costruzione del castello, il Siviller, individuò il sito per la sua costruzione in un’area che a quei tempi apparteneva alla Chiesa Cagliaritana, si narra nei pressi della chiesa Parrocchiale di Santa Maria ( Ipotesi non sempre confermata secondo i vari studiosi di storia locale e non ), pertanto era anche necessaria l’autorizzazione da parte, appunto della Chiesa, che la possedeva. Nel mese di marzo del 1415 invia una lettera all’allora Arcivescovo di Cagliari, Pietro Spinola, chiedendo l’autorizzazione, e precisando anche la sua intenzione alla protezione di Sorres, favorendone la sua ricostruzione e ripopolazione.
Di questi avvenimenti sì da atto anche nella preziosa pergamena datata 14 maggio 1415, conservata nell’Archivio Arcivescovile di Cagliari, copia integrale la troviamo poi nel I Libro Diversorum A, fol. 232 nello stesso archivio, dove troviamo che l’Arcivescovo di Cagliari da facoltà al Siviller di erigere “aliquas domos et alia AEDIFICIA MUNITA”. Con l’ottenuta concessione, il Siviller da inizio con impegno e dovizia alla sua opera di ricostruzione e per farlo utilizza maestranze sia spagnole sia sarde, e il castello è concepito con disegno abitativo residenziale – difensivo allo stesso tempo.
Il Siviller esorta e invita i dispersi abitanti e quanti desiderano porre sede nella villa di sorris, assicurando loro che essa sarà difesa, li esorta a condividere con lui la ricostruzione di Sorres.

Di fatto, gli abitanti trovandosi nell’impossibilità di difendersi o di trovare altre forme di difesa convergono a Sorres.  Il risultato che di lì a poco si ha è a dir poco sorprendente, infatti non passa lungo tempo che la ricostruita Sorres diverrà ricercato centro del Feudo.
C’è anche un altro particolare da segnalare: i feudatari nobili spagnoli, non usavano risiedere in Sardegna, ma, affidavano i loro feudi ad un procuratore detto anche “podatario” che lì reggeva per conto loro…questo particolare, però, non si può dire per Giovanni Siviller che reggeva il fuedo di Sorres personalmente. I motivi possono essere visti in ottiche diverse, certamente il primo è dovuto al dato di fatto che la carta della sua infeudazione pone una clausola: “Domicilium tenere et habitationem continuam” una sorta d’obbligo di residenza e domicilio, ma è attribuibile anche al fatto che lui teneva ad essere presente e partecipante attivamente al progetto di rimettere in sesto Sorres.
Nel 1421 a Cagliari si svolge nuovamente il parlamento e vi presiede lo stesso re Alfonso, succeduto nel frattempo al padre Ferdinando; al parlamento sono presenti i rappresentanti dei tre stamenti: quello Ecclesiastico (Arcivescovi, Vescovi, Abati), il Feudale (signori Feudatari) il Reale (rappresentanti di ville reali). Non manca il Siviller, che viene espressamente convocato con lettera personale del re. In quest’occasione ottiene la carta che gli conferma il Feudo e unitamente la potestà di testare e trasmettere ai Figli “masculis et feminis ex vestra linea descententium” o anche ai fratelli o consanguinei “usque in infinitum” lo stesso feudo.  Non avendo avuto figli maschi quindi discendenti maschi, decide, il 12 marzo 1423, di investire erede universale del suo feudo la sua unica figlia Aldonsa Siviller.  Ne chiede consenso al re che, con diploma del 20 dicembre, approva la sua richiesta acconsentendo la remissione ereditaria del feudo con le ville in esso esistenti. Giovanni Siviller muore il 10 marzo del 1433, sua figlia entra quindi in pieno possesso del feudo ed ha così buona dote per sue possibili nozze.
Cosi parla del Siviller, il cappuccino Padre Francesco Zedda, nella sua “conferenza storico religiosa” tenutasi a Villasor il 7 Aprile 1907:
Il nobile pensiero fu messo in esecuzione, e il castello sorse in pochi anni, per attestare la grandezza e la magnanimità del Siviller e la tranquillità del paese. Il castello fu costruito con tutte le comodità e prerogative che doveva presentare per la difesa e non solo, anche per l’offesa; Ed esso che ha resistito all’urto di tanti secoli ci attesta oziando che le orde sanguinarie dei vandali e dei saraceni non furono minimamente capaci di abbatterlo! Da quell’epoca Villasor godette una pace imperturbata, ed il fiore della tranquillità cittadina spuntò di nuovo in queste terre. Permettetemi, di grazia, un dimanda: Avete mai studiato lo stemma del Castello? Ebbene, osservatelo con me questa sera, nel nostro municipio, dove esso è dipinto vagamente sulla volta di questa ricca e splendida aula consigliare. In questo stemma io vi ravviso il genio illuminato e l’anima grande del Siviller, di questo vostro insigne concittadino. Una torre a destra, sormontata da un’aquila e da un altro uccello; a sinistra una pianta, probabilmente palma – con sopra delle monete disposte di fila. Ebbene, o Signori, sentite; per me la torre indica la forza che il Siviller dovea portare col suo castello, e gli uccelli il segno del volo, del volo sublime che dovea spiccare la vostra Patria nella civiltà e nel progresso. La palma è il segno del trionfo della pace, e le monete, il simbolo dell’abbondanza e della ricchezza. Uno stemma piu’bello di questo, l’immortale Siviller non avrebbe potuto trovarlo; e la storia ci prova che i segni di fortezza, di pace, e di ricchezza sì nell’opera. Onore a quest’uomo insigne che tanto bene operò a vantaggio di Villasor, la cui memoria i biografi del suo tempo esaltano con pagine di gloria! Egli visse ancora molti anni in questa sua patria che tanto amò, finché la morte lo avvolse nel suo funebre manto.