I fantasmi di Monte Furru - Leggende e tradizioni di Sardegna Press "Enter" to skip to content

I fantasmi di Monte Furru

L’intrigante leggenda del ballo nella casa del marchese Dequesada.
Un viaggio virtuale tra gli angoli nascosti dell’agro sassarese rimasti cristallizzati da secoli e che, sebbene abbandonati, trasmettono ancora suggestioni e nascondono affascinanti storie da raccontare. Come quella della «Casa degli spiriti», antica dimora nella zona di Monte Furru, sulla strada per Sorso, di Don Cristoforo Dequesada, variante dell’odierno Quesada, nato a Sassari nell’agosto 1813 e morto sempre a Sassari il 16 luglio 1893, secondo Marchese di San Saturnino.

La leggenda, che avvolge di fascino e di mistero quelle antiche mura menzionate nel Catasto agrario del 1864, è stata raccontata, con il supporto di numerose immagini, nella sala convegni della Camera di Commercio da Alessandro Ponzeletti, storico dell’arte, nel corso della rassegna «I Mercoledi della cultura» organizzata dal Fai di Sassari e articolata quest’anno sul tema «Sassari e le sue radici».

La leggenda

«La leggenda – ha raccontato Ponzeletti – narra di un uomo che di notte rientrava a Sassari a piedi e percorreva un sentiero che dalle valle di Logulentu risaliva a Monte Furru e da là per Baddimanna andava a Rosello. Salendo vide la casa illuminata e sentì le voci di uomini e donne: era una festa. Curioso si avvicinò e appena si approssimò alla porta fu invitato a entrare, calorosamente.
Entrato fu coinvolto subito nella danza una sorta di ballo di gruppo e ballando perse la cognizione del tempo, solo la stanchezza gli fece capire che la cosa stava divenendo alquanto strana, perché le forze lo abbandonavano mentre gli altri imperterriti continuavano a ballare, freschi e pieni di energia.
Provò a fermarsi ma gli altri non davano tregua, allora riuscì a divincolarsi, con forza e anche temendo di irritare gli ospiti, ma divincolatosi tutto sparì e si ritrovò nella casa, che gli appare vuota e cadente. Capì che tutti quegli uomini e donne presenti erano “anime” o fantasmi.
Comprese il rischio corso, perché quelle anime lo avrebbero portato a morire ballando e in fretta e furia attraversò la notte e tornò verso la sua casa».

Nel corso della serata organizzata dal Fai è stato ricostruito il passato agricolo della città e dei suoi dintorni facendo luce su gli aspetti economici, sociali ed urbanistici del territorio.
Le immagini proiettate hanno portato alla scoperta di diversi suggestivi angoli dell’agro di Sassari e alle vicende di alcune antiche dimore signorili, molte delle quali avvolte da rovi o fagocitate dalla modernità.

razie al supporto di fotografie aeree gli appassionati hanno potuto ammirare gli schemi nella disposizione degli edifici e dei giardini di altre antiche tenute immerse tra gli uliveti, costruite e appartenute a personaggi in vista nella Sassari dell’Ottocento, prima di un viaggio alla scoperta delle «turricole»: sorelle maggiori delle pinnete classiche sarde che punteggiavano i pianori calcarei a est e a nord di Sassari.

Tratto da La Nuova Sardegna

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