{"id":8737,"date":"2019-08-12T16:33:38","date_gmt":"2019-08-12T14:33:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.contusu.it\/?p=8737"},"modified":"2019-08-12T16:33:38","modified_gmt":"2019-08-12T14:33:38","slug":"geologia-della-citta-di-cagliari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.contusu.it\/en\/geologia-della-citta-di-cagliari\/","title":{"rendered":"Geologia della citt\u00e0 di Cagliari"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8741\" src=\"https:\/\/www.contusu.it\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Geologia-della-citt\u00e0-di-Cagliari.png\" alt=\"Geologia della citt\u00e0 di Cagliari\" width=\"560\" height=\"315\" srcset=\"https:\/\/www.contusu.it\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Geologia-della-citt\u00e0-di-Cagliari.png 560w, https:\/\/www.contusu.it\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Geologia-della-citt\u00e0-di-Cagliari-300x169.png 300w, https:\/\/www.contusu.it\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/Geologia-della-citt\u00e0-di-Cagliari-533x300.png 533w\" sizes=\"auto, (max-width: 560px) 100vw, 560px\" \/><\/p>\n<p>Il territorio, dominato da depositi quaternari e caratterizzato dalla presenza di numerosi stagni e paludi, \u00e8 circondato dalle colline di Cagliari &#8211; Sant\u2019Elia e dell\u2019area Margine Rosso \u2013 Sant\u2019Anastasia.<br \/>\nQueste sono costituite da tre unit\u00e0 note come &#8220;<strong>Argille di Fangario<\/strong>&#8220;, &#8220;<strong>Arenarie di Pirri<\/strong>&#8221; e &#8220;<strong>Calcare di Cagliari<\/strong>&#8220;, appartenenti alla sequenza marina della successione vulcano-sedimentaria oligo-miocenica, e testimoni della sedimentazione che nel corso del Miocene ha permesso lo sviluppo di bacini tra il Golfo di Cagliari e quello dell\u2019Asinara, in cui si sono depositati diverse centinaia di metri di sedimenti.<\/p>\n<p>Sulla successione miocenica poggiano i depositi quaternari dell\u2019area continentale, suddivisi in due principali unit\u00e0 deposizionali: i sedimenti Pleistocenici del Sintema di Portovesme, di origine marina e continentale, messi in posto dopo la fine della penultima fase fredda pleistocenica, e i depositi alluvionali e di cordone litorale dell\u2019Olocene.<br \/>\nAttualmente, questi depositi sono oggetto di ricerche e studi, essendo possibile una loro attribuzione all\u2019Olocene o al Tirreniano.&nbsp;<\/p>\n<p>Prima dell\u2019ultima glaciazione, nell\u2019interglaciale <strong>Riss\u2014W\u00fcrm<\/strong> il mare lambiva le colline mioceniche, formando un\u2019insenatura marina interna.<br \/>\nLa trasgressione tirreniana, avvenuta con due pulsazioni, ha lasciato nel Golfo di Cagliari, dei depositi marini ben sviluppati, formando un\u2019ampia baia probabilmente delimitata da un cordone litorale, i cui resti sono visibili a Is Mesas-Calamosca.<br \/>\nDurante la regressione w\u00fcrmiana, quando il mare ha raggiunto una quota di circa -130 m sotto il livello attuale, l\u2019ampia baia venne sovraescavata ad opera delle acque dei fiumi sfocianti nell\u2019attuale golfo di Cagliari, che la hanno poi colmata di sedimenti alluvionali.<\/p>\n<h2>Successione stratigrafica<\/h2>\n<p>La successione stratigrafica \u00e8 costituita da depositi miocenici e da sedimenti quaternari.<br \/>\nLa successione dei terreni \u00e8 la seguente (dal basso verso l&#8217;alto):<\/p>\n<h3>Successione miocenica<\/h3>\n<ul>\n<li>Messiniano o Saheliano (5 &#8211; 6 milioni)<\/li>\n<li>Tortoniano (6 &#8211; 11 milioni)<\/li>\n<li>Serravalliano (11 &#8211; 15 milioni)<\/li>\n<li>Langhiano o Elveziano (15 &#8211; 16,5 milioni)<\/li>\n<li>Burdigaliano (16,5 &#8211; 22,5 milioni)<\/li>\n<li>Aquitaniano (22,5 &#8211; 25 milioni)<\/li>\n<li>&nbsp;<\/li>\n<li>&#8220;Argille di Fangario&#8221; (Langhiano medio? \u2013 Serravalliano inf.)<\/li>\n<li>Arenarie di Pirri&#8221; (Serravalliano)<\/li>\n<li>&#8220;Calcare di Cagliari&#8221; (Tortoniano \u2013 Messiniano?)<\/li>\n<li>Depositi di spiaggia e dei cordoni litorali antichi (Pleistocene sup.? \u2013 Olocene?)<\/li>\n<\/ul>\n<h2>Le argille di Fangario<\/h2>\n<p>Le &#8220;<strong>Argille di Fangario<\/strong>&#8221; prendono il nome da una localit\u00e0 presente nei dintorni di Cagliari, presso la sponda orientale dello stagno di S. Gilla.<br \/>\nSono costituite da argille e marne grigie pi\u00f9 o meno scure e argille sabbiose giallo-biancastre, con plaghe arenacee irregolari grigie.<br \/>\nIl contatto con le sovrastanti &#8220;<strong>Arenarie di Pirri<\/strong>&#8221; \u00e8 di tipo discordante.<br \/>\nSi presentano ricche in fossili con un contenuto paleontologico dato da foraminiferi planctonici e bentonici, nannoplancton calcareo, cefalopodi, brachiopodi, echinidi, ostracodi e abbondanti coralli; esse testimoniano una deposizione in un mare piuttosto profondo, evidenziando il massimo approfondimento raggiunto dal bacino sedimentario terziario nella Sardegna meridionale durante il Langhiano medio-Serravalliano inferiore.<br \/>\nLa parte alta della formazione \u00e8 caratterizzata da una graduale diminuzione della batimetria corrispondente a una fase regressiva nel Miocene medio.<\/p>\n<h2>Le arenarie di Pirri<\/h2>\n<p>La formazione delle &#8220;<strong>Arenarie di Pirri<\/strong>&#8221; \u00e8 caratterizzata da arenarie ben cementate e sabbie quasi incoerenti grigio-giallastre mediogranulari, costituite da granuli di quarzo (per pi\u00f9 del 70%), feldspato e mica, a cemento carbonatico.<br \/>\nLa stratificazione, in bancate sottili e regolari, \u00e8 netta nelle arenarie, mentre non \u00e8 evidente nelle sabbie. Localmente sono presenti intercalazioni conglomeratiche paleozoiche, a prevalenti ciottoli metamorfici, legate a facies fluvio-deltizie oppure ad occasionali trasporti in massa.<br \/>\nL\u2019unit\u00e0 \u00e8 ricca in fossili, rappresentati da abbondanti frammenti di molluschi, bioturbazioni, macroforaminiferi, foraminiferi planctonici e nannoplancton calcareo, solo localmente.<br \/>\nIl contatto con le marne langhiane sottostanti \u00e8 netto, cos\u00ec come il cambiamento di facies, che da pelagica diventa francamente litorale, marcando una fase regressiva della sedimentazione, durante la quale l\u2019attivit\u00e0 tettonica ha avuto un ruolo importante.<br \/>\nUna breve lacuna di sedimentazione caratterizza questo cambiamento, come testimoniato dalla mancanza di continuit\u00e0 nell\u2019evoluzione delle forme planctoniche e dalla presenza di clasti di &#8220;<strong>Argille di Fangario<\/strong>&#8221; rimaneggiati nelle &#8220;Arenarie di Pirri&#8221;.<br \/>\nL\u2019et\u00e0 della formazione \u00e8 riferibile al Serravalliano.<\/p>\n<h2>Il calcare di Cagliari<\/h2>\n<p>Il &#8220;<strong>Calcare di Cagliari<\/strong>&#8221; \u00e8 un complesso in prevalenza carbonatico che affiora solo nelle colline di Cagliari, sopra le &#8220;Arenarie di Pirri&#8221;, costituito alla base da calcari marnosi, &#8220;<strong>Pietra Cantone<\/strong>&#8220;, sormontati da biocalcareniti, &#8220;<strong>Tramezzario<\/strong>&#8221; e da calcari biohermali, &#8220;<strong>Pietra Forte<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>La &#8220;Pietra Cantone&#8221; \u00e8 un calcare marnoso-arenaceo giallastro, tenero e mal stratificato, che poggia mediante un contatto graduale sulle &#8220;Arenarie di Pirri&#8221; e marca una nuova fase trasgressiva.<br \/>\nIl ricco contenuto paleontologico \u00e8 dato da foraminiferi planctonici e bentonici, bivalvi, gasteropodi, echinidi, coralli isolati e bioturbazioni.<br \/>\nSono noti inoltre resti di crostacei, pesci, rettili e cetacei.<br \/>\nL\u2019ambiente deposizionale indica una profondit\u00e0 di circa 60-80 m, riferibile al piano circalitorale.<br \/>\nI foraminiferi planctonici datano la facies al Tortoniano.<\/p>\n<p>Sulla &#8220;Pietra Cantone&#8221;, tramite una netta superficie erosiva, poggia il &#8220;Tremezzario&#8221;, costituito da calcari argillosi di colore bianco e aspetto farinoso, calcari bioclastici e biocalcareniti in banchi di spessore variabile.<br \/>\nI caratteri litologici, sedimentologici e paleontologici mostrano una certa instabilit\u00e0 del bacino di sedimentazione e l\u2019assenza di una graduale transizione con l\u2019unit\u00e0 sottostante.<br \/>\nLa biocenosi indica per il &#8220;Tramezzario&#8221; una paleobatimetria non superiore a circa 40 m, che tende progressivamente a diminuire verso l\u2019alto della successione, e un piano batimetrico infralitorale-circalitorale.<\/p>\n<p>La &#8220;Pietra Forte&#8221; chiude la successione miocenica ed \u00e8 costituita da un calcare organogeno compatto bianco-grigiastro, da biohermale a biostromale, ricco di alghe calcaree (Litotamni), oltre che di molluschi e di foraminiferi.<br \/>\nL\u2019ambiente deposizionale \u00e8 litorale e infralitorale, con elevata energia e paleobatimetria inferiore a 30 m.<br \/>\nLa presenza di superfici di discordanza e brecce miste testimonia l\u2019instabilit\u00e0 del bacino di sedimentazione. L&#8217;et\u00e0 non \u00e8 precisabile su dati micropaleontologici ma, sulla base della posizione stratigrafica, delle faune osservate e delle analisi eseguite, \u00e8 riferibile al Tortoniano, anche se per affinit\u00e0 con formazioni analoghe affioranti nel Golfo di Oristano, non \u00e8 possibile escludere un riferimento al Messiniano.<br \/>\nLa &#8220;Pietra Forte&#8221;, essendo costituita da roccia rigida, \u00e8 intensamente fratturata e fagliata; la sua compattezza, inoltre, ha dato luogo, grazie anche all&#8217;erosione, ad una morfologia a creste con pareti subverticali, con rotture di pendio nette al contatto con le formazioni pi\u00f9 tenere.<\/p>\n<p>Sulle successioni mioceniche poggiano i depositi quaternari.<\/p>\n<p>Fonte utilizzata: \u201cNote illustrative della Carta Geologica d\u2019Italia\u201d scala 1:50.000 \u2013 Foglio 557 Cagliari, realizzata nell\u2019ambito del Progetto CARG (Legge 305\/89) tramite convenzione tra Servizio Geologico d\u2019Italia \u2013 Dipartimento Difesa del suolo \u2013 Organo Cartografico dello Stato (Legge 68\/60), confluito nell\u2019agenzia per la Protezione dell\u2019Ambiente e per i Sevizi Tecnici, e Regione Autonoma sardegna.<br \/>\nFonte: http:\/\/www.parconaturalemolentargius.it<\/p>\n<h2>Geologia<\/h2>\n<p>L\u2019area urbana di Cagliari comprende un sistema morfologico collinare, collegato a sistemi morfologici<br \/>\ncostieri da una complessa idrografia che drena le aree circostanti.<br \/>\nMolto articolato \u00e8 il sistema costiero, con lagune, stagni, paludi e saline separati dal mare da cordoni litoranei, a costituire tra le pi\u00f9 importanti zone umide del Mediterraneo.<br \/>\nTutta la dinamica del sistema \u00e8 attualmente fortemente condizionata dall\u2019intensa antropizzazione.<\/p>\n<p>In particolare, risulta fortemente compromesso dagli insediamenti urbani e da opere di regimentazione<br \/>\nil reticolo di drenaggio che assicurava il mantenimento del sistema di stagni costieri.<br \/>\nL\u2019intervento antropico ha fatto s\u00ec che il potenziale di deflusso delle acque si sia notevolmente ridotto, con gravi rischi di esondazione, almeno in alcune aree, in occasione di condizioni meteoclimatiche critiche.<\/p>\n<p>Dal punto di vista litologico, il settore occidentale dell\u2019area urbana \u00e8 caratterizzato, in affioramento, da una discreta variabilit\u00e0 litologica.<br \/>\nSono ampiamente diffusi depositi miocenici costituiti da: argille (\u201cargille di Fangario\u201d), arenarie (\u201carenarie di Pirri\u201d), marne e calcari marnosi (\u201cpietra Cantone\u201d) e calcari (\u201ctramezzario\u201d e \u201cpietra forte\u201d).<\/p>\n<p>A parte la \u201cpietra forte\u201d, caratterizzata da buone caratteristiche fisico-meccaniche, le altre unit\u00e0 vedono il loro comportamento variare a seconda dell\u2019alterazione e\/o del contenuto in acqua.<br \/>\nNon si pu\u00f2 pertanto definirne un comportamento standard.<br \/>\nIn questo settore, ampie aree sono coperte da coltri eluvio-colluviali, di spessore medio 1-2 m, e da terreni di riporto, con comportamento generalmente scadente.<br \/>\nIn affioramento, infine, in aree pi\u00f9 limitate, sono da segnalare conglomerati e arenarie (\u201cpanchina&nbsp; tirreniana\u201d) del Pleistocene superiore, con un buon comportamento meccanico.<\/p>\n<p>In tutta l\u2019area urbana, e con assoluta prevalenza nei settori centrale e orientale, affiorano depositi alluvionali olocenici &#8211; essenzialmente ghiaie e sabbie &#8211; con un buon comportamento geomeccanico.<br \/>\nRelativamente diffusi sono anche i depositi palustri, anch\u2019essi olocenici, costituiti prevalentemente da limi e argille, con plasticit\u00e0 da media ad alta.<\/p>\n<p>Nel settore centrale, intorno allo Stagno di Molentargius, sono ampiamente presenti depositi di spiaggia e dei cordoni litorali antichi (olocenici), costituiti prevalentemente da sabbie e ghiaie, e, lungo la costa (Spiaggia del Poetto e di Quartu), depositi di spiaggia attuali, prevalentemente sabbiosi.<br \/>\nIn particolare, la Spiaggia del Poetto, soggetta a forte erosione costiera, \u00e8 stata interessata da lavori di ripascimento nel 2002 che, da un lato, hanno esteso l\u2019arenile ma, dall\u2019altro, hanno sensibilmente modificato&nbsp; le caratteristiche morfologiche, tessiturali e cromatiche dei depositi sabbiosi originariamente medio-fini e quarzoso chiari.<\/p>\n<p>Una caratteristica dell\u2019area urbana di Cagliari \u00e8 la ricchezza di cavit\u00e0 prevalentemente \u201cartificiali\u201d nel sottosuolo, realizzate dall\u2019uomo nel corso dei secoli.<br \/>\nSi va dalle necropoli di epoca punica, agli acquedotti di epoca romana, a gallerie, cisterne e pozzi di epoca&nbsp; medievale e, in epoca pi\u00f9 recente, ad acquedotti e rifugi anti-aerei.<\/p>\n<p>Non mancano cave per l\u2019estrazione di materiale da costruzione, attive fin dall\u2019epoca punico-romana. Riempite spesso da materiale clastico incoerente o debolmente cementato, o da depositi antropici, tali cavit\u00e0 possono costituire un serio pericolo per le costruzioni sovrastanti, a causa delle condizioni di instabilit\u00e0 legate a cedimenti differenziali.<\/p>\n<p>Per quel che riguarda l\u2019assetto idrogeologico, l\u2019acquifero principale \u00e8 costituito dalle arenarie di Pirri. Acquiferi secondari sono costituiti dalle litologie pi\u00f9 calcaree dei \u201ccalcari di Cagliari\u201d, dalla \u201cpanchina tirreniana\u201d e dai depositi litoranei.<br \/>\nDi notevole importanza sono state in passato le emergenze idriche naturali, ma l\u2019intensa urbanizzazione ha drasticamente ridotto le potenzialit\u00e0 di ricarica degli acquiferi, almeno per quel che riguarda l\u2019apporto meteorico.<br \/>\nLa forte contaminazione ne impedisce ormai l\u2019utilizzazione per fini potabili, consentendone un uso solo per fini industriali e per l\u2019irrigazione.<br \/>\nUlteriori danni derivano dall\u2019eccessiva attivit\u00e0 di emungimento in prossimit\u00e0 delle coste, che ha provocato il richiamo di acque ad elevato contenuto salino.<\/p>\n<p>Infine, sono da segnalare vari fenomeni di dissesto che hanno interessato il centro urbano di Cagliari, tra cui: frane di crollo o scoscendimenti (essenzialmente lungo costoni); collassi gravitativi, che come abbiamo visto sono legati alla presenza di cavit\u00e0 sotterranee; sifonamenti, soprattutto nei materiali di riporto; fenomeni di subsidenza, localmente dovuti ad abbassamenti artificiali della falda.<br \/>\nFonte:LA CARTOGRAFIA GEOLOGICA DELLE GRANDI AREE URBANE ITALIANE<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il territorio, dominato da depositi quaternari e caratterizzato dalla presenza di numerosi stagni e paludi, \u00e8 circondato dalle colline di Cagliari &#8211; Sant\u2019Elia e dell\u2019area&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":8741,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[55,1339,1338,99],"class_list":["post-8737","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-places-of-sardinia","tag-cagliari","tag-calcare","tag-geologia","tag-speleologia","entry","double"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - 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