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Alla riscoperta di Pabillonis

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Alla riscoperta di Pabillonis

Indagine sul toponimo e breve analisi socio-culturale del
paese

Detta anche sa bidda de is pingiadas, Pabillonis è un comune del Medio Campidano sorto vicino alla confluenza di due corsi d’acqua denominati Flumini Malu e Flumini Bellu.
Si sviluppò attorno alla Chiesa di San Giovanni, un tempo chiesetta campestre sul quale attualmente sorge la Piazza San Giovanni, oggi il centro del paese.
Ma il dubbio che più volte chiunque si è posto è il perché di questo nome, tanto latino quanto per molti misterioso e ambiguo.
L’indagine da noi realizzata riporta fonti di differenti autori, tutte congruenti sulla radice latina del termine e sul suo significato.
Pabillonis infatti deriva dal latino papilio-papilionis, ossia tende militari di forma quadrata o circolare, sostenute da paletti in legno che denotavano una forma a punta della tenda. Il termine viene tradotto in italiano come padiglione, e tutt’oggi viene utilizzato anche e soprattutto in ambito militare. In lingua sarda però questo termine identifica un riparo più o meno grande, che funge per ricovero degli attrezzi o come
capanno per la legna.

Ciò che è ha reso possibile la nostra indagine è la possibilità di aver analizzato mappe antiche della Sardegna che sin dal 1500 contengono il nome di Pabillonis sotto svariate forme: Pabillone, Babilionis, Babilonia, Babilio, Pavilio.
In questo modo sorgono ulteriori interrogativi sull’importanza che il comune abbia ricoperto in antichità.
Sfortunatamente, non siamo stati in grado di raccogliere molti elementi riguardo l’economia del tempo, specialmente durante il Medioevo e la dominazione spagnola.
Sappiamo che si susseguirono varie genti e purtroppo distruzione e saccheggi, frutto di incursioni dei Mori. Sino a quando poi, in seguito all’avvento dei piemontesi, il paese cambiò faccia. Lo sfruttamento del territorio da parte di quest’ultimi incoraggiò lo sviluppo dell’artigianato locale, che al tempo rappresentava una buona fonte di sostentamento. Il paese divenne in questo modo celebre per le pentole, le tegole, i mattoni in làrdini1, divenuti presto prodotti pregiati e richiesti per la loro ottima qualità.

Riteniamo importante sottolineare che quanto segue è un elenco di dati storici, frutto di ricerche applicate, datate e recenti, eseguite da persone con titoli e competenze qualificate. Vittorio Angius, Giovanni Francesco Fara, Massimo Pittau sono solo alcuni dei nomi più illustri che hanno arricchito il nostro patrimonio  culturale e letterario.
Noi, in quanto associazione culturale, pensiamo sia di fondamentale importanza diffondere il sapere in maniera tale che questo sia sempre più pubblico.
Pertanto, nella lista dei significati di Pabillonis abbiamo escluso il concetto di Palas de pillonis, ossia spalle di uccello. La radice del termine palas, pur essendo essa latina, è nettamente diversa rispetto a quella ampiamente attestata e descritta nel seguente paragrafo. Questo significato non è che una costruzione fantasiosa, nulla di più.

Pabillonis: la radice del termine

Secondo il libro di Massimo Pittau, l’origine del nome Pabillonis è latina: papilio-nis.
Questo termine ha due significati: farfalla ma anche tenda militare. Si parla di tende militari o “padiglioni” in italiano, che furono usate dai Romani come strumento di accampamento2.
Massimo Pittau inoltre fa un’altra osservazione sulla possibilità che si riferisca alla locuzione latina “(villa vel praedium) Papilionis“, ossia la tenuta o predio di Papilione.
Papilione fu del resto il cognome di un antico proprietario terriero romano di cui però non è stato trovato riscontro in Sardegna e a Pabillonis.
Se quest’ultima ipotesi può risultare pertanto più incerta, è anche vero che certifica una derivazione latina del termine con il quale si identifica il nostro paese.

Altro dato significativo è che il toponimo muta col tempo continuamente e nei modi più disparati.
Pabillonis viene attestato nell’anno 1341 con De Pavilione, andando a riflettere alcuni appellativi sardi quali papidzone, papiggione e babidzone. Essi designano un riparo più o meno ampio nei quali viene posta la legna da ardere; questa tettoia in alcuni casi serviva anche da riparo al bestiame.
Tuttavia, questi termini sardi risultano molto più comuni nel centro-nord Sardegna che nel Medio Campidano e nella parlata locale. A Pabillonis il ricovero per il bestiame è definito su corratzu e la stessa legna, a volte, la si riponeva a stagionare all’aperto nella cosiddetta biga, ossia la tettoia di un piccolo statzu, prendendo anche il nome di domu de sa linna.

Nei documenti del 1388, i quali sanciscono la pace tra gli Aragona e gli Arborea, il paese viene nominato come Paviglionis, Pavigionis e Panigionis3. Il termine italiano Padiglione, inoltre, ha molti elementi in comune con il termine francese Pavilion e il termine spagnolo Pabèllon.
Grazie all’analisi, da noi effettuata, di molte mappe storiche della Sardegna, è stato possibile riscontrare una mutazione del termine sin dal 1500 a seguito di influenze linguistiche costanti. Infatti, siamo stati in grado di trovare altre denominazioni leggermente differenti dalle sopracitate: Babilionis, Babilo, Babilonis, Pabilone,
Babilonia, Babulonis, Pabilome, Pabilonis.

All’interno di questa lista di nomi e significati, come precisato nell’introduzione, non compare Palas de pillonis (spalle di uccello), un’erronea dicitura usata per tradurre in lingua sarda il toponimo Pabillonis.
Palas de pillonis è una forzatura creatasi col tempo per dare una giustificazione sul reale significato del termine, senza fondamento storico e linguistico. Infatti, il termine sardo pala (palas al plurale) deriva dal latino pala, pertanto risulta essere un termine che nulla ha a che vedere con papilio4.
Ci teniamo a precisare inoltre che le carte antiche della Sardegna visionate sono state realizzate da persone prettamente non locali (in molti casi non italiane) centinaia di anni fa. Ciò significa che vi possono anche essere errori ortografici legati ad una incorretta interpretazione della pronuncia di questo o quel termine. Pertanto c’è un margine d’errore che va sempre calcolato specialmente se parliamo di periodi storici molto lontani dai giorni nostri.

Potremmo concludere che, data la presenza del piccolo villaggio nelle carte antiche della Sardegna prima di tantissimi altri centri abitati ad oggi molto più grandi e famosi, Pabillonis rappresentò un centro di forte interesse a livello religioso e socio-economico nella piana del Campidano. Purtroppo non abbiamo ulteriori dati che possano argomentare quanto affermato e confidiamo che ricerche più accurate e fatte da esperti
possano far luce sul nostro passato.

Alcuni dettagli storici rilevanti

Le prime testimonianze dell’uomo nei territori di Pabillonis risalgono al Neolitico (VI millennio a.C. – III millennio a.C.), in quanto è possibile trovare frammenti di ossidiana lavorata in molte aree campestri: Domu de Campu, Surbiu, Is Anesas, Su Pranu.
La civiltà nuragica in seguito ha edificato nuraghi di differente complessità. Gli unici ad oggi rimasti in piedi sono: Nuraxi Santu Sciori ed il Nuraxi Fenu, quest’ultimo attualmente è anche l’unico sito archeologico completamente scavato. I restanti nuraghi non sono che rovine, dislocati in svariate zone del paese: Domu de Campu, Surbiu, Sa Fronta, Partiossu.
In fase di indagine vi è il sito archeologico di Mitza Liana, il quale nasconderebbe (si presume) le rovine di una tomba di giganti e rappresenterebbe un unicum nel territorio pabillonese.

Si narra che il vecchio paese sorgesse sul colle de Su Pranu, area nella quale oggi troviamo il nuraghe Santu Sciori. Altri insediamenti abitativi sono situati lungo tutta l’area che affianca la zona industriale, zona denominata Domu de Campu.
Il ponte romano nei pressi de Su Pranu, chiamato Su ponti de Sa Baronessa, è un ulteriore testimonianza della presenza di genti romane, stanziali lungo tutto il territorio circostante.
Fara, nel documento Chorographia Sardiniae, afferma che nel 1584 Pabillonis subì il saccheggio da parte dei Mori ed il paese rimase abbandonato5.
Lo storico Vittorio Angius scrisse a riguardo:”… i barbari furono colà condotti da un rinnegato sardo… tranne i popolani salvatisi colla fuga, gli altri furono massacrati o tratti in ischiavitù6.
L’antico centro fu distrutto da tale incursione e ricostruito nell’attuale posizione.


 

1 I mattoni di fango, comune in tutto il Campidano e in gran parte dell’isola. Impiegati anche quando il comune “blocchetto” entrò in commercio e cambio letteralmente il mercato e il volto della stessa Sardegna rurale.
2 Massimo Pittau, Toponimi della Sardegna meridionale, 2011. Massimo Pittau è professore ordinario nella Facoltà di Lettere e già Preside di quella di Magistero dell’Università di Sassari. È autore di una cinquantina libri e di più di 400 studi relativi a questioni di linguistica, filologia, filosofia del linguaggio. È da 40 anni socio effettivo della «Società Italiana di Glottologia» e da 30 anni del «Sodalizio Glottologico Milanese».
3 Questi documenti sono raccolti ne il Codex Diplomaticus Sardiniae.
4 Dizionario universale della lingua sarda, Tonino Mario Rubattu, 2000.
5 Giovanni Francesco Fara, erudito e religioso, uno degli uomini più illustri della cultura sarda dell’età spagnola a cui venne dato l’appellativo di “padre della storiografia sarda”. Chorographia Sardiniae fu un’opera realizzata nella seconda metà del 1500 (1580-1589). Fara afferma che durante queste incursioni il paese di Pabillonis venne distrutto assieme ad altri due villaggi: Gonnos e Fanadiga. Oltre a questa opera resa pubblica solo nell’Ottocento ne scrisse un’altra abbastanza famosa chiamata De Rebus Sardois, anch’essa opera annalistica e storiografica.
6 Vittorio Angius, Città e villaggi della Sardegna dell’Ottocento: Pabillonis-Zuri, 2006. Vittorio Angius è stato uno scrittore, storico e politico sardo di enorme importanza a livello culturale. Nacque a Cagliari il 18 giugno del 1797 e dedicò la sua vita soprattutto allo studio della cultura e della storia sarda.

Il presente documento è il frutto di un lavoro coordinato e condiviso da più giovani, con l’intento di migliorare l’immagine del comune di Pabillonis, promuovendo lo sviluppo sociale e culturale dello stesso.
Responsabile progetto
Giacomo Costantino Porcu – Socio Benas, associazione culturale di Pabillonis
Direttivo
Flavio Colombo, Presidente Associazione Benas
Davide Collu, Vice Presidente Associazione Benas
Nicola Porcu, Segretario Associazone Benas
Soci dell’associazione Benas

Associazione Benas
Comune di Pabillonis

Vedi anche: La leggenda di San Giovanni Battista a Pabillonis