Vita sociale in Gallura

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Nel suo libro “Tradizioni popolari di Gallura – usi e costumi“, Francesco de Rosa, folklorista, così descrive lo svolgersi della vita sociale in Gallura al tramonto del 1800.

Ove si vogliano i Galluresi considerare come un popolo solo; eccettuandone i casi d’antagonismo frequenti fra i Luresini e i Calangianesi e quelle differenze caratteristiche che distinguono l’uomo istruito dall’ignorante, il nobile dal plebeo, il ricco dal povero, l’inferiore dal superiore, può dirsi a ragione che nei rapporti sociali essi non formino che una sola famiglia.

Nessuno per quanto di condizione elevata mostra di credersi superiore; nessuno ritienesi d’un gradino inferiore all’altro nella scala sociale: tutti qualunque sia il ceto e la condizione civile e finanziaria, si sentono come avvinti da fraterno legame e si trattano con quella libertà che passa fra i componenti di una stessa famiglia. Perfino i servi hanno pari trattamento nel cibo e nell’alloggio dei padroni e non di rado seggono allo stesso desco. In una parola nobili e plebei, ricchi e poveri, possidenti e agricoltori, servi e padroni, vantano, tenuto conto della rispettiva posizione sociale, adeguati diritti e reciproci doveri, gli uni rispetto agli altri.
Tra parenti ed amici cercano regalarsi a vicenda specialmente nelle fauste ricorrenze e quando fanno il pane, o uccidono il maiale, non tralasciano d’inviare ai parenti, agli amici e ai conoscenti i consueti doni, sicuri di venirne ricambiati in egual misura.
Gli uni, quando da intime discordie o da ragioni di sangue o di dissidio non ne sono separati, possono liberamente andare in casa degli altri, certi d’esservi cortesemente e onorevolmente ricevuti, e quando s’incontrano per istrada o lungo il cammino, non tralasciano di salutarsi e di farsi vicendevolmente i convenevoli. i giovani segnatamente usano ogni notte e nelle sere dei giorni festivi recarsi in casa delle ragazze, ancorchè queste sieno di più alta condizione, per passarvi una o più ore in piacevoli conversari.

Parimenti al tempo della battitura delle messi, della vendemmia, del carnevale, o in occasione di battesimo, o di matrimonio, ognuno può recarsi all’aia, alla vigna o in casa dei parenti, amici, o conoscenti a prendere parte della comune allegrezza, sicuri di trovarvi gradita accoglienza.
In chiesa, negli sposalizi, nei battesimi, nei ricevimenti, nei balli, nelle feste non vi si vedono distinzioni, eccezione fatta dei sacerdoti, del compare e della comare di battesimo. L’estate i Galluresi usano star fuori la sera alla rinfusa nel vicinato, per godere il fresco, e l’inverno nelle case, seduti attorno al focolare. Ad Aggius specialmente l’eguaglianza fra cittadini è così perfetta che un forestiero non potrebbe ivi distinguere, neppur nelle fauste circostanze, i diversi ceti sociali, se prima particolarmente non ne fosse informato.

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