Ville scomparse della curatoria di Decimomannu

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La curatoria di Decimo molto vicina a Cagliari era una delle più importanti per rendite; dal punto di vista logistico una vera e propria porta verso la “capitale”. I giudici di Cagliari amavano molto spostarsi nei vari capoluoghi di curatoria, tanto che Flumini, Decimomannu e Santa Gilla furono sede del giudice. Flumini (di Quartu) forse diede il nome alla curatoria, Pluminos, o anche perché, specie dopo le scorrerie arabe su Cagliari, la sede della curatoria fu posta accanto alle foci dei fiumi che confluiscono nello stagno di Santa Gilla (Igia). A Decimomannu c’era un palazzo giudicale, riportato in molti documenti, e fatto proprio dai Donoratico. Pare che Benedetta di Massa, Giudicessa di Cagliari-Pluminos abbia passato nelle varie Ville della curatoria di Decimo, circa quattro anni, anche perché i Pisani le avevano reso la vita impossibile (il Tangheroni annota come sede provvisoria anche Villasor). Poco dopo il 1215 i Pisani si impadroniscono del colle di Castello per fondarvi una città fortificata che diventerà munita nei primi anni del trecento.
Subito dopo la metà dell’undicesimo secolo i giudici della Sardegna, in particolare quelli di Logudoro e di Cagliari, avviarono una serie di donazioni ad ordini monastici. Questo nell’intento di coinvolgere i sudditi in nuove attività agrarie e zootecniche, oltre che per  ingraziarsi le alte gerarchie ecclesiastiche romane. Un ampio risveglio di tutte queste attività, con altre connesse e l’affermazione dei giudicati, favorì gli insediamenti nelle zone costiere dell’Isola. Vi fu un notevole impulso produttivo e demografico che portò la Sardegna a un periodo di progresso economico e sociale. I giudicati sono, forse, il più bel periodo della nostra storia. Ma una volta sconfitto il pericolo arabo, per la Sardegna e i sardi si presentarono le repubbliche marinare tirreniche, Genova e Pisa che quì crearono il teatro di guerra per la conquista dei punti più nevralgici e strategici del territorio.
I Pisani e i Genovesi con l’avvento dei monaci furono forieri di imposizioni che lentamente minarono le istituzioni createsi dopo il periodo bizantino con il rientro della Sardegna nella sfera della chiesa di Roma. Negli anni seguenti i giudicati andarono sgretolandosi, quello di Cagliari fu il primo a estinguersi nel 1258, quando la villa di Santa Igia fu rasa al suolo dai Pisani. L’anno successivo fu la volta di quello di Torres, poiché alla morte di Adelasia non erano rimasti eredi. Nel 1296 anche il giudicato di Gallura si estingue per la morte del “Nin Gentil” di Dantesca memoria. Solo il giudicato di Arborea proseguirà grazie ai Bas-Serra, si estinguerà nel 1410 fortemente osteggiato dai Catalani.
Dal periodo dell’affermazione dei giudicati sino alla loro fine, la Sardegna, quindi il suo popolo le sue Ville subirono una sorte parallela. Con l’arrivo dei Pisani e Genovesi, ma soprattutto dei Catalano Aragonesi, i sardi vedranno affossarsi tutte le voglie di libertà. Le carestie, pestilenze, tassazioni abnormi creeranno una situazione tragica dal punto di vista economico e demografico, le guerre faranno il resto. Si assisté all’impoverimento di Ville che per rendita erano paragonabili ai capoluoghi di curatoria, moltissime si spopolano e i pochi abitanti che vi rimangono non essendo in grado di pagare i censi emigrano in Ville più popolose cambiando la loro attività, da pastori diventano agricoltori o artigiani. Nella villa di Decimo Mayore molti abitanti dei paesi limitrofi vi si stabiliscono tanto che diventò la Villa più grande della curatoria.
Facevano parte della curatoria di Decimo le ville: Arcedi, Arcu, Assemini (Arsemen), Decimomannu, Forcillas, Gonidoy, Mairu, Mogori, Nuraci, Ortu de Cidro, San Sperate, Santu Venuci [Santu Inesu], Siminis, Siponti, Sirvi, Villa Speciosa, Uta sus, Uta jossu, Borgo del castello di Gioiosa Guardia, Siliqua, Villanova di Seruis, Sa Nuxedda.
Le Ville di: Villanova di San Giovanni Battista di Seruis, Borgo del Castello di Gioiosa Guardia, Siliqua, Acqua Frigida faranno parte della curatoria di Sigerro. La curatoria di Decimo come le altre nel meridione occidentale della Sardegna furono più volte ridisegnate dai Donoratico della Gherardesca. Di tutte le Ville menzionate della curatoria solo: Assemini, Decimomannu, San Sperate, Uta e Villaspeciosa sono rimaste come comunità paesane, delle altre si è quasi persa la traccia ma fortunatamente non la memoria.
In questo lavoro si comunicherà notizia delle ville scomparse e non svilupperemo l’argomento su quelle che ancora esistono.
Quasi tutte le Ville scomparse erano costruite su siti preesistenti dal periodo romano e antecedente, i nostri cenni riguarderanno maggiormente il periodo medioevale.

Decimomannu pur essendo il centro più importante e capoluogo non vanta nel suo attuale perimetro comunale alcun sito che possa essere riferito a ville scomparse della curatoria. San Giovanni di Seruis è un sito ai confini di Villaspeciosa e l’isola amministrativa del comune di Decimomannu, di questo rimangono solo alcuni ruderi della chiesa accanto al lago della diga del Cixerri. Anche Assemini, Uta e Villaspeciosa annoverano pochi siti, alcuni inglobati (vedi Uta) altri di cui non si riesce ad avere certezza dell’ubicazione, la stessa Itzu (Biddaitzu) pur confinando con Villaspeciosa sino al 1374 era della curatoria di Gippi. Il paese di San Sperate annovera nel suo territorio e ai confini con Sestu e Monastir molti siti e i ruderi di ville scomparse.

Nella statistica Pisano-Aragonese del 1322-1358 in “Studi Storici” pubblicata dal Solmi, si ricordano le ville della curatoria di Decimo (anche quelle scomparse) che davano rendite, queste erano espresse in Lire e Soldi: Uta jus 20,18; Uta sus 89,19; Orto de Cidro 22,20; Mahiri 1,00; Arsemen 151,60; Arches 22,40; Decimomannu 240,20; Mogori 39,10; Forcilla 2,16; Sipont 91,13; San Sperate 38,15; Assemini 18,10; Arsen 13; Speciosa manca la rendita; [Villanova di Seruis 70,16].
L’Artizzu ricorda nella curatoria di Decimo: Villa Furcillas, Villa Sancto Sperato, Villa Arceti, Villa Siponti, Villa di Siminis, con relativa rendita e quasi tutte in zone limitrofe a San Sperate.
Nel 1300 le ville delle curatorie si censivano a “fuochi”, famiglie che comprendevano gli adulti e i bambini solo dopo la cresima. Le Ville di: Decimomannu contava 220 fuochi, Acquafredda 118, Assemini 106, Villanova di Seruis 103 (più 14 scapoli), Siponti 59, San Sperate 36, Orticedro 22, Arcedi 20, Arco 18, Seminis 15, Foixilis 10.
Nel 1355 si tenne a Cagliari il primo parlamento Sardo, alla presenza di Pietro IV  d’Aragona il Cerimonioso, tra le ville presenti della curatoria sono da ricordare: San Sperate, Assemini, Decimomannu, Siponti, Uta, Villaspeciosa, … e tutte quelle che disponevano di rendite importanti. In quel periodo Decimomannu perse importanza, e dopo che i Donoratico furono sconfitti dagli Arborea la Villa venne donata a Ughetto di Santa Pace (Pau), che aveva l’obbligo di tenere sempre munito il castello di San Luri, avamposto dei confini regi degli Aragonesi con il giudicato di Arborea. Fu accorpata alla viscontea di Sanluri, dopo alla contea di Gioiosa Guardia, nel 1455 faceva parte della Baronia di Monastir e nel 1600 del Marchesato di Villacidro e Palmas dal quale fu riscattato nel XIX secolo quando passò ai Savoia.
Nei primi anni del XIII secolo, la villa di Siliqua era molto piccola ed i centri abitati e produttivi della zona erano le ville di : Villanova di Seruis (San Giovanni Battista) e Acqua Frigida. In quel periodo era molto piccola anche Uta, questa divisa in due parti, Utasus e Utajossu e la pertinenza di Santu Inesu che però era stata donata ai Benedettini (vittorini di Marsiglia) e da essi amministrata, era posta accanto ad Assemini e come detto residenza dei giudici di Cagliari. Le curatorie erano un’entità dinamica e variavano secondo l’incremento o diminuzione demografica, questo spiega l’estensione molto diversa di alcune di esse e soprattutto l’estrema variabilità dei confini. L’interpretazione della “mobilità” di alcuni villaggi, ai confini delle curatorie, era probabilmente dovuta al mantenimento dell’omogeneità demografica, solo in alcuni casi i motivi potevano essere strategici. Nelle rendite del 1300 nella curatoria di Decimo figurano le ville di San Giovanni (Villanova) di Seruis e Acqua Frigida, poi passate al Sigerro, non certo per viciniorità ma per i motivi anzidetti. Tra le donnicalie vi è da annoverare anche Sant’Ambrogio di Uta. In questa zona nel novembre del 1999 dopo un’alluvione, con conseguente piena del Cixerri, è venuta alla luce la base di una colonna. Di molte ville riusciremo a dare notizie e costruire una storia ma di alcune mancano le documentazioni, di altre non siamo sicuri fossero nella giurisdizione della curatoria (Susua).

Note: Fara, Manno e Angius; Borgo di Gioiosa Guardia curatoria di Decimo.
A. Secci, Jhon Day; Salto di San Giovanni Seruis, curatoria di Decimo. Jhon Day in una pubblicazione successiva assegna Villanova di Seruis alla curatoria di Sigerro.
AASCA Archivio Arcivescovile Cagliari; Siliqua curatoria di Decimo.
Serreli; La curatoria di Sigerro nacque per gemmazione dalla curatoria di Sulcis.
Giudicessa Benedetta; donazione all’isola di Sant’Antioco, 1216 …Sulcis fino alla zona del Cixerri. La curatoria di Sulcis era inizialmente detta di Sant’Antioco.
Fara, censisce Decimoputzu, Villanova de Seruis, Siliqua, tra le Ville che per un certo periodo fecero parte della curatoria di Decimo; e i castelli di Acquafredda e Gioiosa Guardia. 1580; …”ad Siliquae oppidum curatorie Decimi”…
Manno; Itzu (Biddaitzu) nel 1374 entra a far parte della curatoria di Decimo, poiché con una concessione fatta dal governatore di Cagliari fu acquistata da Gioachino de Tola.
Milia e AA.VV.; Censiscono Santu Inesu, Sant’Ambrogio nella curatoria di Decimo tra Uta e Assemini.
Castelli P.; Quindi una parte dei territori riportati nei libri di storia come facenti parte della curatoria di Decimo, in realtà facevano parte della curatoria di Sigerro…
Nelle rendite, Assemini e Arsemen sono citate come Ville separate.

ARCEDI – Il toponimo dell’antico insediamento è stato riportato in molte varianti: Atzedi, Atzeri, Arssen, Arseti, Arcedha, Arcedi, nel 1258 è menzionato Arceti. La villa di Arcedi era ai confini con le campagne di Monastir (Muristeni) e San Sperate (Cherchi). La strada che conduceva alle campagne della Villa portava anche a un altro insediamento, Arcedi in fundu, questo fa pensare che vi fosse un’altra pertinenza, cioè due comunità dello stesso nucleo insediativo. A questo secondo nucleo apparteneva probabilmente un’ecclesia (chiesa), ma di questo non si è certi per mancanza di precisi riferimenti archeologici. Dell’abitato medioevale permangono i ruderi delle antiche chiese di Sant’Andrea e Sant’Antonio, non lontane da Flumineddu (Rio Axrobas nella zona di Arcedi), sulla sponda sinistra, ancora oggi due strade vicinali ricordano i titolari delle due chiese. Queste sono, menzionate in documenti ecclesiastici del XVII e XIX secolo. I ruderi si trovano in due orti (agrumeti) a nord-ovest del Rio Is Axrobas.
La villa di Arcedi apparteneva alla curatoria di Decimo, giudicatura di Cagliari, passò poi ai Pisani e dal 1356 agli Aragonesi. Nel XIII secolo si stava già spopolando, contava 21 fuochi (105 abitanti). Tra il 1322 e il 1358 l’abitato si spopolò.
Come detto sulle rendite pisane in Sardegna le tasse pagate, datio e donatione, erano rispettivamente di due libre, tre soldi e tre libre e mezzo. Ogni taverna doveva pagare al fisco 5 soldi, per ogni giogo di posta il contributo era da 1 a 4 starelli di grano e orzo per complessivi 25 starelli. Quando si impose il regime Ispanico (catalano), dal 1421 l’agglomerato agrario seguì la sorte di San Sperate. Dal 1441 il territorio di Arcedi passò a Guglielmo Galcerano e nel 1490 a Gerardo Botter, però in quel tempo la Villa era ormai spopolata.

ARCO – Dell’insediamento rimangono solo alcuni ruderi della chiesa di Santa Maria di Arco. A qualche chilometro da Siliqua più a ovest dei ruderi della chiesa di San Giovanni Seruis, nella località oggi detta Gibasoli e anticamente “sattu cabalis” che dava il nome anche alla chiesa, Santa Maria Cabalis. Fu edificata nel medioevo in stile romanico, sulle rovine di un edificio termale, accanto alle vestigia di un ponte romano e dell’acquedotto che da Caput Aquas portava l’acqua a Karalis.
La posizione della chiesa di Santa Maria di Arco è più all’interno della curatoria di Sigerro, rispetto alla chiesa di San Giovanni di Seruis, che secondo alcuni storici non faceva parte della curatoria di Decimo, questo non deve meravigliare se si tiene conto, della rendita e della posizione strategica della Villa di Arco, ai confini delle curatorie di Decimo, Gippi e Sigerro.
Dall’inventario del 13 maggio 1604, dopo la visita pastorale dell’arcivescovo Esquivel, la chiesa risulta dedicata a Santa Maria Cabales, in un inventario successivo del 1761 è nominata Santa Maria di Monserrato (Santamariacrara?). Costruita con un’unica navata con il tetto in tegole e serradizzos. Larga e alta 4 metri circa, lunga 10 metri, aveva due entrate, una grande nella facciata l’altra laterale dalla parte dell’epistola. Non aveva ne scala né campana. Oggi rimangono solo i ruderi della chiesa accanto alle vestigia romane delle terme e dell’acquedotto, nessuna testimonianza della Villa.

FURCIDDAS Forcilles, Forsilles, Foixillis, Foixilis, Fucilia, Furcilla, Corru de Foixilla con questi toponimi è indicato dai maggiori studiosi di storia medioevale, la località in agro di Assemini, collocata in una zona rivierasca accanto al così detto stagno di Decimo (Meloni) ora stagno di Santa Gilla. Il sito era prima nominato Corru de Frociddas ed è accanto alla Chiesa di Santa Caterina di Semelia e Moguru. Il Boscolo fa notare che in agro di Monastir, accanto a Piscin’Ortu (San Sperate), c’è un toponimo dallo stesso nome, anche accanto a Uta c’è il toponimo Corru de Fruciddas, ma si propende per localizzare Furciddas in agro di Assemini. La Villa fu concessa a Genova per l’aiuto prestato a Mariano Torchitorio II quando questi dovette respingere le scorrerie arabe.

*FORCILLAS [sull’ubicazione di questo sito ci sono delle divergenze tra i vari studiosi], antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Cagliari, compreso nella curatoria di Decimo.
Sorgeva in località Corru de Foixilla nelle campagne di Sestu [vedere la dicotomia con l’altra Forcillas]. Quando nel 1257 il giudicato fu debellato, nella divisione del 1258 entrò a far parte dei territori toccati ai Della Gherardesca e quando la famiglia, pochi decenni dopo, a causa degli insanabili dissidi tra i rappresentanti dei suoi due rami procedette a una nuova divisione, toccò al ramo derivato dal conte Gherardo. I suoi discendenti, all’atto della conquista aragonese, fecero omaggio al re, per cui il villaggio entrò a far parte del Regnum Sardiniae.
Così nel 1326 un altro conte Gherardo ebbe buona parte della curatoria come feudo della corona e Forcillas, che aveva pochi abitanti, entrò a farne parte. Scoppiata la prima guerra tra Mariano IV e Pietro IV, Gherardo fu fatto prigioniero dalle truppe giudicali; creduto un traditore, i suoi feudi furono confiscati. Forcillas fu così infeudato a Bartolomeo Cespujades. Scoppiata la seconda guerra tra Arborea e Aragona, si spopolò completamente e scomparve.

GONIDOY – (Gonidoi, Cort’e Pisanu [?], Crabili [?]). La radice del nome della Villa [gon = altura] fa pensare a un insediamento in qualche colle della zona e in una posizione strategica che consentisse agevolmente il controllo dei movimenti, militari[?]. Le alture nella zona sono due Cort’e Pisanu 53 metri e Crabili 59 metri. La loro ubicazione è: la prima nella zona di Rio San Gemiliano e la seconda ai confini con Monastir. Nell’ultimo sito sino a non molti anni fa c’era un insediamento produttivo di fittili in particolare tegole, questo dovuto alla presenza di argilla e di un forno creato apposta per la cottura.
In particolare villa Gonidoy è menzionata in un documento del XIV secolo, studiato dal Boscolo, dove si parla di una via che porta a quella Villa (Casula). L’identificazione del sito può far propendere per Cort’e Pisanu. Tra le rendite della mensa dell’arcivescovo di Cagliari del 1365 vi era menzionata “ una corria de terra, postura de mig estarel de ordi, que afronta del un cap a Santo Lusurgio, el altre a terra de Santo Pantaleo e del costat a via publica que va a Villa Gonidoy, e altro a terra de Simoni Bangiargia”.
Caduto il giudicato, nella divisione del 1258 subì la stessa sorte delle altre ville. Il villaggio cominciò a spopolarsi nel 1353. Durante la prima guerra tra Mariano IV e Pietro IV, fu sequestrato dai Della Gherardesca quando il conte Gherardo fu accusato di tradimento (1353); il processo di spopolamento allora si accentuò e prima del 1365 il villaggio scomparve.

ITZU – (Biddaitzu).  A Villaspeciosa, a poca distanza c’è il sito di San Cromazio accanto a questo c’è una zona detta Bidda Itzu che fu sede di una Villa altomedioevale detta Itzu. Nel 1374 entrò a far parte della curatoria di Decimo, fu venduta a Giordano de Tolo dal governatore di Cagliari, ma in quel periodo era ormai spopolata. Itzu era talmente vicina a Villaspeciosa che non si comprende come mai facesse parte della curatoria di Gippi.
In quel periodo la zona era paludosa, dovuto alle frequenti alluvioni e conseguenti inondazioni, quindi nelle aree in depressione si formavano dei laghetti (piscine) che perduravano, rendevano meno agevoli gli spostamenti tra le Ville, allo stesso tempo producevano reddito, per la loro pescosità. La situazione climatica e ambientale rendeva comunque difficili le attività economiche e costringeva gli abitanti della Villa a spostarsi verso Decimoputzu che era nella curatoria di Gippi. La villa si andava lentamente, ma inesorabilmente spopolando.
Con l’avvento dei monaci Vittorini, che a Villaspeciosa e nella curatoria di Decimo ebbero molti meriti per le opere di bonifica e risanamento intraprese, la zona di Bidda Itzu subì molte trasformazioni e divenne da palude una campagna agricola molto fertile.
Quando nel 1374 fu acquistata da Giordano de Tolo era spopolata da oltre 50 anni, per quanto da alcuni documenti risulta che a Itzo si pagasse ancora il dazio, era proprietà del comune di Pisa per gli accordi presi con gli Aragonesi dopo la battaglia di Lutocisterna. In più di una occasione si fa cenno a scontri e occupazioni militari  dei Catalano-Aragonesi  verso gli Arborea , nelle zone di Gippi e Trejenta. Successivamente in un documento si nomina il ”Saltus de Ville Yssu” ciò significa che era spopolato.
Dopo il 1374 il territorio di Itzo entrò a far parte di Villaspeciosa, oltre che come detto, della curatoria di Decimo.
20.ottobre.1490 Concessione della giurisdizione Criminale, mero e misto impero in perpetuo fatta dal re Don Ferdinando in favore di Giacomo de Aragall sopra Villaspeciosa ed Itzo (archivio di stato).

MAIRU – (Mahiri) Antico villaggio di origine medioevale situato nelle vicinanze di Assemini; faceva parte del giudicato di Cagliari, compreso nella curatoria di Decimomannu. Caduto il giudicato, nella divisione del 1258 fu incluso nella parte spettante ai Della Gherardesca. Alcuni anni dopo questi procedettero a un’ulteriore divisione tra loro e Mairu andò ai discendenti del conte Gherardo.
Dopo la conquista aragonese essi giurarono fedeltà alla Corona d’Aragona e Mairu entrò a far parte del Regnum Sardiniae. Così essi riuscirono a conservare il possesso del villaggio, che però nei decenni successivi cominciò a spopolarsi. Quando poi Gherardo, ultimo dei Gherardesca di questo ramo, nel 1353 fu accusato di tradimento il villaggio, come tutti gli altri beni, fu sequestrato. Fu concesso in feudo ai Sant Clement ma quando nel 1365 scoppiò la seconda guerra tra Arborea e Aragona fu occupato dalle truppe arborensi e continuò a spopolarsi, tanto che alla fine del secolo XIV scomparve completamente.

MOGORI – (Mogaru, Moburu, Mogor de Liuris). Di questa Villa si conoscono la rendita ma non gli abitanti ed i fuochi fiscali.
Nel 1361 Guglielmo I Canelles (Guillermo Canyelles) Prohombre di Cagliari, fu nominato signore di Mogor e di Simbilia.
Un’episodio legato alla battaglia di San Luri ci dà la certezza che era importante. Martino il Giovane il 5 marzo 1409 invia al padre, il re d’Aragona un memoriale dal quale si apprende che Guglielmo di Narbona il 18 febbraio spedisce una lettera al re di Sicilia chiedendogli un incontro privato e nella quale si dichiara disponibile alla soluzione diplomatica della vertenza Sanlurese. Il 2 marzo Guglielmo,visconte di Narbona, si incontrò da solo con l’ammiraglio catalano, Sancio Ruiz de Lihori, nella zona rivierasca dello stagno di Decimo (Santa Gilla), presso un villaggio chiamato Mogaru (Mogor de Liurus), nella curatoria di Decimo, esponendo le sue condizioni di pace da riferire al re di Sicilia; dopo rientrò a Sanluri.
La zona confinante con la chiesa di santa Caterina d’Alessandria [Semelia], è ancora detta dagli anziani di Elmas ; Moburu. Il toponimo permane, nella zona delle foci dei fiumi che si riversano nello stagno.
1521 Transazione del fisco con Girolamo Sangiust, nella curatoria di Decimo, Mogori (Manno).

NURACI – Antico villaggio di origine medioevale che faceva parte del giudicato di Cagliari, compreso nella curatoria di Decimo. Dopo la fine del giudicato, nel 1258 il suo territorio fu diviso, entrò a far parte dei territori assegnati ai Della Gherardesca. Alcuni anni dopo i Della Gherardesca procedettero a una nuova divisione tra loro e il villaggio toccò ai discendenti del conte Gherardo. Dopo la conquista aragonese, avendo questi ultimi prestato omaggio al re d’Aragona, entrò a far parte del Regnum Sardiniae. La sua popolazione andò diminuendo rapidamente ed entro la prima metà del secolo XIV si spopolò completamente e scomparve.

NUXEDDA – La villa di Nuxedda, curatoria di Decimo, aveva due insediamenti, uno in agro di San Sperate e l’altro ai confini di Assemini (Nuxedda in fundu) nella zona di Bia de Assemi e di Rio Ponti Ecciu adiacente a Sa Bia Manna che ancora oggi conduce verso Cagliari, attraverso l’uliveto di Villa Asquer. Il toponimo non deriverebbe da piantagioni di noccioli, la cui crescita non si adatta  per motivi climatici nel Campidano di Cagliari, ma piuttosto perché c’era il commercio delle nocciole (Gasperini, Lilliu, Sollai). L’ipotesi delle piantagioni di noccioli, anche se mal si adattano nella zona in questione ma che vi avrebbero prosperato, potrebbe per questa eccezionalità aver dato il nome ad alcune zone di San Sperate, Assemini e Quartucciu (Santu Pedru Paradisu*). Boscolo teorizza che il toponimo sia legato ed improntato al nome del condottiero arabo Musetto (Mugahid).

*NUXEDDA – Antico villaggio di probabile origine bizantina, che nel Medioevo faceva parte del giudicato di Cagliari, compreso nella curatoria del Campidano. Sorgeva in località Piscina Nuxedda nelle campagne di Maracalagonis [Quartucciu]. Caduto il giudicato, nella divisione del 1258 fu incluso nei territori amministrati direttamente dal Comune di Pisa. Nella prima fase della conquista aragonese fu teatro di operazioni militari, fu danneggiato e alcuni anni dopo abbandonato dalla popolazione. Abbiamo riportato questo toponimo, omonimo a quello precedente poiché lo si pone in due zone distinte anche se tra loro vicine [Maracalagonis e Quartucciu], per far comprendere la difficoltà che si ha nell’individuare i siti del periodo dei giudicati.

ORTU DE CIDRO – ORTICEDRO – Villa della curatoria di Decimo menzionata nel registro delle rendite pisane del XIII secolo, Orti de Cidri è ancora citata tra il 1316 e 1322. La Villa fu infeudata dopo la battaglia di Logu de Cisterna[*] (Lutocisterna 1324) e come tutto il meridione dell’ Isola passò agli Aragonesi. Nel 1358 Berengario Carroz acquista la villa di Ortu de Xidro con l’obbligo di versare due fiorini al re D’Aragona.
Santa Suia [Sofia], era una chiesa di origine Bizantina, si ritiene dipendente dalla villa di Orticedro, nel 1781 è ancora citata in una visita pastorale dell’arcivescovo Melano.

[*]Lucocisterna (Logu de Gisterra), teatro della vittoriosa battaglia degli Aragonesi contro i Pisani, ubicata problematicamente nel Giudicato[?] di Decimo [curatoria] (Gasperini, Lilliu, Sollai), va detto che le citazioni di Bia de Gisterra e di Bia de Logu in connessione con la Villa medioevale di Naratxesus (Nuraxi’e sus), in agro di Nuraminis  e la menzione di via Lococisterna in prossimità dell’agro di Selluris (Boscolo 1961), inducono a situarla piùtosto, in una zona intermedia tra Sanluri e Nuraminis, in ogni caso nell’antica curatoria di Nuraminis [vedere Ugas, San Sperate] .
Non ci sentiamo di avvalorare questa tesi, poiché tutti gli storici, spagnoli , italiani lo stesso re Pietro (figlio di Don Alfonso), Zurita ci danno descrizioni della battaglia con toponimi e scenari che parlano di stagno, porto, castello, Decimo, Selargius, che mal si situano nella zona di Nuraminis e Sanluri. Verosimilmente lo scenario è quello dello stagno di Decimo, oggi detto stagno di Santa Gilla.

SANTU INESU – [San Genesio, Santu Venecy, Vireti, Santu Venuci]:   nella zona industriale di Macchireddu-Grogastu, tra Uta e Assemini questo è il sito con tale toponimo. La zona frequentata sin dal periodo nuragico, presenta della testimonianze evidenti se pur sommerse da immondizie e rifiuti “sterili” industriali. Dei menhir , pietre levigate, macine nuragiche, resti di pietra arenaria, marmo bianco, cocci di ceramica e alcune basi di colonne di epoca romana. Alcuni di questi reperti, come basi circolari fanno pensare alla presenza di cisterne.
Il dottor Carlo Tronchetti, sopraintendente archeologico per Cagliari e Oristano dice che trent’anni fa la zona era stata sottoposta a vincolo e che le testimonianze non fanno pensare a strutture portuali.
Secondo il Solmi, nel periodo medievale, nella zona esisteva la “ecclesia di santu Inesu” forse un eremitaggio di monaci bizantini. Della “ecclesia” non esistono più neanche le vestigia ma rimane il toponimo di Santu Inesu.

SEMINIS – (Sant’Aleni-Sant’Elena) Il ritrovamento di scorie ferrose , nel sito, fa pensare ad un’attività siderurgica o più semplicemente fusoria da ascriversi al periodo romano o medioevale. Il sito medioevale si può localizzare tra i due corsi d’acqua:  Rio Mannu e Flumineddu; “Su Strintu de Siminis” accanto alla ecclesia de Sant’Aleni, Chiesa del periodo bizantino, che era ancora in auge nel periodo giudicale. Le testimonianze archeologiche ci consentono di stabilire che Ximinis doveva avere due pertinenze , questo è un fatto frequente in molte ville di molte curatorie. I termini susu e jossu, in fundu o i vezzeggiativi dei nomi e altri toponimi non fanno che specificare le varie pertinenze.
Il toponimo può aver avuto origine in periodo nuragico e/o punico anche se parrebbe di origine latina o più tosto un adattamento. Alcuni documenti  medioevali riportano i toponimi: Seminis, Siminis, Ximinis, attualmente nella zona c’è “Su Strintu de Siminis”… [Cherchi]. La strada che conduceva al paese di Assemini ,una delle più grandi ed importanti ville della curatoria, costeggiava la zona ed è probabile che fosse chiamata… ad Seminis e fosse connessa con la presenza di una “statio” sull’antica via romana Karales ad Decimum.
Come risulta dai documenti trecenteschi (Artizzu) Seminis era una Villa che versava le tasse a Pisa, quando questi si impadronirono di una vasta zona della Sardegna meridionale. Le persone tassate, attorno alla metà del 1200 erano 15 e pagavano 3 libbre e 4 soldi. Vi era un solo possessore di vacche che pagava 5 soldi . I quattro possessori di gioghi di buoi pagavano 365 starelli di grano o orzo, tre facevano uso di gioghi di buoi in prestito (affeati) e pagavano 24 starelli.
Nella Villa nel XIII secolo si possono calcolare 75 abitanti, in base a 15 soggetti tassati. La metà circa degli abitanti erano “palatori” cioè braccianti dotati di vanga che lavoravano alle dipendenze altrui. Dall’esiguo numero di abitanti tassati si può pensare che in quel periodo la Villa fosse già in fase di spopolamento.
Nel 1358 Seminis dipende dal feudatario Jacopo Dormons; nel 1490 è spopolato ed abbandonato, segue la sorte delle altre Ville del circondario di San Sperate quando questo diventò feudo.

SIPONTI – (Santa Barbara, Su Fraigu)  Siponti è stato rintracciato di recente accanto alla chiesa dedicata a Santa Barbara nella zona dell’omonima regione a circa tre chilometri da San Sperate. In periodo medioevale Siponti confinava con Orticedro, con Su Fraigu, Santa Lucia a sud col rio San Gemiliano e con l’abitato di Sa Nuxedda.
Nel periodo tra il XIII e XV secolo, dai documenti si evince che, la villa di Sipont era molto attiva. Sino al XIV secolo era uno dei centri più dinamici della curatoria di Decimo. Per numero di abitanti e per i contributi versati a Pisa, nel 1323, era subito dopo Decimomannu ed Assemini (J.Day). Dopo la confisca al conte Gherardo venne dato a Bartolomeo Cespujades che lo detenne sino alla convocazione del primo parlamento sardo, stamento reale nel 1355 dove era presente con le altre ville della curatoria ( Decimomannu, Assemini, Siponti, San Sperate …) [Solmi e Cherchi], successivamente gli eredi ne persero il controllo.
Al tempo dell’infeudamento Ispanico, Sipont con abitanti e territorio fu assegnato a Giordano de Tolo come le altre ville della curatoria di Decimo poste accanto a San Sperate. Nel 1441 passò a Galserando, Guglielmo e Giovanni Torrelles sino, al 1490 quando spopolato fu venduto a Gerardo Botter (20.10.1490).
E’ importante ma anche curioso il calcolo delle rendite di Siponti e di conseguenza è difficile stabilire il numero degli abitanti. Nel 1250 si possono considerare 74 “fuochi” o soggetti tassabili, gli abitanti dovevano essere 370. Ma altre fonti valutano i “fuochi della Villa” in 59, per quanto pagassero le tasse 74 soggetti; infatti agli abitanti della villa si dovevano aggiungere i “palatori”. La zona doveva essere abbastanza prospera se le altre Ville dell’agro pagavano tasse importanti: San Sperate 38 lire, 15 soldi, 3 denari; Seminis 12 lire, 19 soldi, 8 denari; Orticedro 22 lire, 2 soldi; Siponti 101 lire e 15 soldi.

 

SU FRAIGU – L’insediamento di Su Fraigu, persiste su uno precedente di periodo romano, da terme a Villa a centro religioso, successivamente monastico. Si pensa che l’insediamento monastico dei Camaldolesi abbia dato il nome a Monastir, ciò può essere accaduto quando il sito si spopolò XV-XVI secolo. Gli abitanti si trasferirono a Monastir, che assunse importanza perché sede di Baronia, quando fu infeudata dai Bellit. Nel basso medioevo le campagne di Su Fraigu erano probabilmente una dipendenza di Siponti.

SUSUA – (Sussua, Susue) Come per altre Ville ai confini delle curatorie, anche per Susua ai confini tra Decimo e Civita, non si è sicuri sulla sua giurisdizione [Angius 1849]. … “la Villa di Susua nella curatoria di Decimo, appartiene quasi certamente al territorio di Sestu e va identificata con l’abitato cui faceva parte la ecclesia di san Gemiliano” (Boscolo 1961). Il fatto che si menzioni Rio San Gemiliano può far identificare Susua con Cort’e Pisanu (Gonidoy?) in agro di San Sperate o Magangiosa in agro di Sestu. Tra le note di Ugas a proposito di Susua, leggiamo: “riguardo alla villa medioevale di Susua, nella curatoria di Dolia o Partiolla” (Boscolo, Day, Cherchi).
Dai testi e dai registri delle rendite Susua potrebbe essere collocata nella curatoria di Civita (Cagliari), salvo come più volte detto, una ridisegnatura dei confini della curatoria.

UTA – Nel medioevo esistevano due toponimi con il nome Uta; Uta susu e Uta jossu. Essi facevano parte del Giudicato di Cagliari ed erano compresi nella curatoria di Decimo.
Nell’ XI secolo i due villaggi e le loro pertinenze furono donati dal Giudice ai monaci Vittorini che vi fecero costruire le chiese di San Genesio, nel 1089 (Santu Inesu) e Sant’Ambrogio nel 1090. Queste due chiese con i loro insediamenti non esistono più e sono state individuate con difficoltà nella zona industriale di Macchiareddu Grogastu, nel territorio comunale dell’attuale Uta, nata dall’insediamento di Uta jossu che si era sviluppato dopo lo spopolamento di Uta susu.
Nel 1257 dopo la caduta del giudicato di Cagliari, i due villaggi furono assegnati ai Della Gherardesca. Questi, proprio a causa dei due villaggi di Uta, entrarono in contrasto con i De Açen. Nel 1325 Pietro De Açen riuscì a farseli concedere, ma poco dopo furono occupati da Berengario Carroz che li unì al feudo di San Michele. A causa della pestilenza del 1348 e il conflitto tra gli aragonesi e gli Arborea del 1353, subirono gravissimi danni e lentamente andarono spopolandosi. Nel 1363 furono inclusi nella contea di Quirra ma allo scoppio della 2^ guerra tra Mariano IV (Arborea) e Pietro IV (Aragona) furono occupati dagli Arborea e subirono gravi danni, anche i loro territori furono devastati.
Dopo la battaglia di Sanluri (1409) tornò ai Bertrand Carroz ma lo spopolamento di Uta susu si fece più evidente. Anche la chiesa di santa Maria che in precedenza era importante fu abbandonata. Le popolazioni si spostarono nell’insediamento di Uta Jossu per motivi anche climatici e ambientali: Da qui derivo l’attuale Uta, mentre Uta susu, le sue chiese e tutti i suoi insediamenti furono abbandonati.
L’insediamento di San Tomaso (Uta) nel 1320 aveva cinquantadue abitanti, era di origini puniche, colonizzato in seguito dai romani. Molto importanti i ritrovamenti e studi di Foiso Fois e del sovraintendente alle belle arti di Cagliari e Oristano professor Tronchetti.

Di alcuni siti delle Ville scomparse (Mairu, Nuraci, Sirvis) non ci è stato possibile trovare molte notizie, a parte la menzione nei testi e documenti ormai classici (Fara, Manno) e la loro ubicazione [il toponimo Mairu è tuttora esistente], che pur non essendo certa corrisponde comunque a quanto testimoniato dalla storia. Anche la toponimia simile o esageratamente variata di un sito ha creato dei problemi, come ad esempio: Foixilis, citato in 7 modi diversi e localizzato in due siti diversi della curatoria, Arcedi nominato in 6 diversi modi, anche Assemini altrimenti detta Arsemen è citato in documenti con rendite diverse. Arco e Sa Nuxedda sono due toponimi che si trovano in siti di diverse curatorie. Per Sirvis potremo pensare a un errore di scrittura o d’interpretazione; se ci fosse stata una confusione tra una V e, un’U, cosa non difficile, il sito sarebbe quello di Siruis (San Giovanni), Villanova di Seruis, Villa molto importante, ricca e in posizione strategica. La Villa di San Giovanni Seruis e il suo salto, nella storia e stata oggetto di diatribe tra gli abitanti di Villaspeciosa, Siliqua, Uta, Decimomannu e non ultimo San Sperate. In questo lavoro non abbiamo trattato di questa Villa perché quando scomparve, non era nella curatoria di Decimo.

Angelo Sanna

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