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Su Karrasegare Osinku e le porte del Mondo al Contrario

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Molti sono i luoghi che ad un occhio attento, ad uno spirito vigile e ad un cuore sognatore fanno intuire la presenza del Mondo al Contrario. E molti sono i modi per dire Mondo al Contrario, nelle varie culture e nei diversi tempi. Sono anche molti i modi di accedervi: alcuni più semplici e vicini, parte dell’immaginario comune, come gli specchi. Altri più intimi e personali, come i sogni e il sonno.

O i pertugi che la nostra mente trova nelle maglie della coscienza, quando s’allargano nel passaggio dalla veglia al sonno, dal sonno alla veglia. Poi ci sono le porte, i luoghi fisici. E lì, un tempo lontano, o forse ieri, tra qualche istante o nel futuro più remoto, si aprono dei passaggi che pochi sanno cercare, ma che il mito e le leggende fermano ad imperitura memoria. Insomma, non è facile trovare le vie. Esse ci sono, ma al mutar delle condizioni, dei tempi e delle stagioni, non tutte sono sempre percorribili. Non possono essere svelate. Si nascondono tra le cose più semplici e naturali. Bisogna saper essere attenti, perché molti sono gli indizi e poche le prove. E ciò che è svelato si vela e si rivela, nel gioco delle parti che permette di cogliere un particolare diverso, o fuori luogo, ma di non percepirne la vera importanza.

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Ogni fiume, si sa, dal monte scende a valle. E cerca casa, e trova il luogo del suo perdersi e riscoprirsi. Ogni fiume, si sa, corre verso il mare e nel mare è la sua casa. Eppure ci sono luoghi e tempi dove il fiume è trovato e il mare entra in esso. Ci sono luoghi e tempi in cui convivono due correnti, una profonda ed una in superficie, una laterale ed una centrale. E mentre sembra che il fiume torni indietro, esso è già perso nel grande mare. Se hai pazienza di aspettare, ci sono istanti, brevi e fuggevoli, e nessuno può dire se siano veri o frutto di fantasia, in cui tutto si ferma, per riprendere alla rovescia.

Allora, lo specchio del fiume è più terso che mai. Allora, le immagini che riflette sono limpide e chiare. Allora, nella sua nitida trasparenza, si può scorgere il Mondo al Contrario e la sua vita rovesciata. Ed è così che quel che qui è stato, là prende vita. Ciò che qui è in rovina, là è al suo massimo splendore. Ciò che qui non gira, là lo fa con immenso vigore. La gente che abita sulle rive del fiume sa bene che non bisogna credere all’apparenza e non bisogna cedere all’evidenza. Sa che ciò che viene, può anche tornare; ciò che scorre, si può fermare; ciò che è contenuto, può straripare; ciò che dà vita, la può levare. E sa che c’è un tempo in cui tutto questo si può manifestare. A Carnevale, si dice, ogni scherzo vale.

Ed è a Carnevale che, secondo la tradizione, si aprono quelle porte. Il fiume si ferma, la gente sveste i panni di sempre e rivela un’essenza nascosta. È un gioco a svelar se stessi e a scoprirsi diversi. Così il Borgo si anima. E dal fiume salgono is Attittadorasa. Sono vedove, ma celano sembianze maschili. Neniano s’attittidu, ma porgono un bambino. Chiedono latte ai petti floridi delle donne che incontrano, latte per tenere Carnevale in vita, e ricevono il vino dell’allegrezza. La Malvasia scorre a fiumi, sulla riva del fiume. Scorre, e non si arresta a tenere accesa la festa. A tenere viva l’esistenza del contrario che c’è dove il diritto permane. Fino al rogo, che bruciando Giolzi ristabilisce il tempo, il luogo. Si specchiano le alte fiamme, sulle acque del fiume che ritrova il suo corso. E così per un intero anno.

Ma tu sai, che se sai aspettare, ritorna l’istante in cui tutto si ferma. E riprende al contrario. Allora le Antiche Concerie non si specchiano nel fiume. È lo specchio del fiume che diviene trasparenza e permette di vedere il Mondo al Contrario. Là, nelle Antiche Concerie i ferri lavorano ancora: per il masciare e iscaranare , per bussare e rasigare. L’acqua salmastra riempie le vasche a pian terreno e le grandi finestre sono aperte a permettere al sole di asciugare le pelli.

Ma tu sai, che se sai aspettare e cogli l’istante in cui tutto si ferma, il Mondo al Contrario è tuo. E ne divieni padrone.

Tiziana Basciu

Racconto pubblicato il 25 febbraio 2014 su La Rassegna Stronza – L’Almanacco di Violet.