Su contu de Tingiosu

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C’era una volta un giovane, chiamato “Tingiosu”, che se ne andava in cerca di lavoro, quando incontrò un prete che aveva bisogno di un servitore e così si accordarono.

Al mattino il giovane cominciò a lavorare, diede da mangiare ai buoi e li aggiogò all’aratro. Partirono poi per andare ad arare, ma si dimenticarono le lame dell’aratro. Il giovane si offrì per andare a prenderle; poi lavorarono per tutto il giorno.
L’indomani Tingiosu ebbe il compito di portare i maiali al pascolo e li portò in un campo di proprietà dell’orco.
Si fece uno zufolo in canna , salì in cima all’albero più alto e si mise a suonare. Ad un certo punto comparve l’orco e gli chiese il perché fosse salito così in alto. Cercava di convincerlo a scendere perché lo voleva uccidere, ma Tingiosu rispondeva di no.
Poi il ragazzo rivolgendosi al l’orco disse: “Cosa credi che, se scendo da qua, temo?”.
Il giovane aveva in una tasca dei pezzi formaggio a forma di pallina, e
Nell’altra tasca delle pietre bianche dello stesso colore del formaggio. Tingiosu si mise a mangiare il formaggio e l’orco gli chiese cosa stesse mangiando; il giovane gli mostrò le pietre e quando gli chiese di fargliene assaggiare una, gliela lanciò,
avvertendolo, però, che non ce l’avrebbe fatta a masticarla, perchè per lui era troppo dura. In effetti l’orco la trovò dura e chiese come faceva a mangiarla; il ragazzo glielo mostrò, solo, che lui mangiava il formaggio, non le pietre. L’ orco rimase molto impressionato e invitò Tingiosu a casa sua. Siccome era già buio, il giovane accettò. Preparano la cena, cenarono poi l’orco gli disse che voleva imparare a suonare lo zufolo, ma il ragazzo gli rispose che era troppo difficile. La casa era a due piani, l’orco fece coricare Tingiosu nel piano di sotto e lui si coricò nel piano di sopra. Tra i due piani c’era un buco, l’orco aveva messo il letto di Tingiosu proprio in direzione del foro, in quanto contava di uccidere il ragazzo facendogli cadere sopra una palla di ferro; ma Tingiosu non si fidava di quel buco e, pertanto, durante la notte, spostò il letto. Quando l’orco ritenne che il ragazzo dormisse, lasciò cadere la palla di ferro nel foro e tornò a dormire. Allora Tingiosu, furbo, spostò nuovamente il letto, mettendolo nella posizione originaria.
Al mattino il primo ad alzarsi fu Tingiosu. Si alzò anche l’orco e rimase stupito vedendolo e vedendo che il letto era in posizione del foro.
Gli chiese: ‘Non hai per caso sentito un rumore, stanotte?”.
“Ho sentito come un moscerino passarmi sulla testa”.
L’orco si spaventò ancora di più e tra sé pensava: “Questo è più forte di me”. Siccome l’orco doveva andare a portare una fascina di legna per fare il fuoco, Tingiosu gli chiese: “Cosa cerchi?”.
E l’orco: “Sto cercando una fune per portare una fascina di legna”. E Tingiosu:
“Se vuoi, vado io. Però mi devi trovare una fune che sia lunga, per poter portare tutta la montagna vicino a casa”.
L’orco si spaventò ancora di più: “No! Così mi rovini; vado io così ne porto una piccola fascina”. Andò, tagliò la legna di metà montagna, ne fece una fascina e la portò a casa; poi chiese: “Mi insegni a suonare lo zufolo?’. E Tingiosu: “Va bene, te lo insegno, però tu devi rimanere a farti fare quello che hanno fatto a me”. L’orco chiese cosa gli avevano fatto. Tingiosu gli fece infilare le mani nella spaccatura di un tronco e l’orco rimase così incastrato. Il giovane allora chiamò i maiali e scappò. Per strada incontrò un macellaio e gli vendette i maiali, tenendo per se solamente le punte delle orecchie e delle code.
Proseguì poi il suo cammino sino ad una palude; si fermò e ci mise dentro le punte delle orecchie e delle coda dei maiali, quindi si diresse a casa del prete. Giuntovi gli comunicò che i maiali erano sprofondati nella palude. Il prete corse a vedere se ne poteva salvare qualcuno. Una volta arrivato, si tolse le scarpe, gli abiti ed entrò nella palude ma sprofondò e morì. Tingiosu allora si recò nuovamente a casa del prete e, con un espediente si fece consegnare tutti i soldi dalle sorelle di lui. Ando ia ricco e visse felice per il resto dei suoi giorni.

 

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