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Cintura di castità
Sulla cintura di castità si favoleggia che servisse per assicurare le fedeltà delle mogli durante le lunghe assenze dei mariti, ed in particolare delle mogli dei cavalieri crociati che stavano per recarsi in terra santa. In realtà, la cintura era una barriera contro lo stupro, una barriera fragile ma sufficiente in tempi di acquartieramento di soldati in paese, durante i pernottamenti in locande, in viaggio in genere. Si sa da numerose testemonianze che le donne si serravano nelle cinture di iniziativa propria.
La pera orale, rettale, vaginale Questi attrezzi nelle loro varie misure venivano forzati nella bocca, nell'ano o nella vagina della vittima ed indi espansi a forza di vite alla massima apertura dei segmenti. L'interno della cavità colpita viene irrimediabilmente e quasi sempre dilaniato. Le punte che sporgono dai tre segmenti servono per straziare il fondo della gola, del retto o della cervice dell'utero. La pera orale veniva spesso inflitta ai predicatori eretici; la pera vaginale invece attendeva le donne ree di rapporti con Satana o con uno dei suoi familiari, ed infine quella rettale gli omosessuali passivi. Questa tortura pertanto rappresentava una sorta di punizione "del contrappasso".
Strumento cavaocchi Per cavare gli occhi veniva utilizzato uno strumento apposito, di forma particolare.
Carriola dei lavori forzati I condannati a questa pena venivano legati alla carriola. Molti morivano di fatica.
Gogna in botte Il condannato veniva posto all’interno di una botte opportunamente modificata per permettere la fuoriuscita della testa e delle braccia. La botte poteva pesare anche 40 kg e il torturato era costretto ad andare in giro con questo peso sulle spalle. Come per gli altri strumenti di tortura atti a mortificare il condannato, con questo metodo lo si esponeva al pubblico ludibrio.
Collane per renitenti
Treccia di paglia
L’aureola del tonto
Maschere d’ infamia Questa tortura infliggeva allo stesso tempo due tipi di supplizio: quello psicologico e quello fisico.
Rendeva ridicoli ed umiliava di fronte al pubblico, ma allo stesso tempo provocava un dolore tremendo poiché stringeva la testa. Questi congegni, che nell'arco 1500 - 1800 esistevano in vaste profusioni di forme fantasiose ed a volte addirittura artistiche, venivano usati per punire le donne ritenute "bisbetiche" e "litigiose" perché stremate dalla schiavitù domestica e dalle perenni gravidanze. Venivano esposti al pubblico ludibrio anche i non conformisti ed i disobbidienti di piccola tara; ed il potere ecclesiastico retribuiva in tal modo una lunga serie di infrazioni minori. La stragrande maggioranza delle vittime consisteva in donne, il principio motivante essendo stato da sempre quello di "mulier taceat in ecclesia" , "la donna taccia in chiesa", "chiesa" significando le gerarchie regnanti sia laiche che religiose, entrambe costituzionalmente ginecofobiche; il vero senso quindi era "la donna taccia nella presenza del maschio".
Molte maschere erano munite all'interno di congegni che entravano nella bocca della vittima ed alcuni di essi mutilavano la lingua con aguzzi aculei e con lamette taglienti. Le vittime, serrate nelle maschere ed esposte in piazza, venivano anche malmenate dalla folla con percosse dolorose, imbrattamenti con sterco ed orina, e ferimenti anche gravi specie ai seni e al pube.
L’aquilone del vescovo
Cicogna di storpiatura
La cicogna di storpiatura immobilizzava totalmente la vittima ed era costituita da un'asta che bloccava il collo, polsi e caviglie. Pur sembrando, dalle prime apparenze, solo un altro metodo di incatenamento, ossia di costrizione, la "cicogna" induce nella vittima, spesso dopo pochi minuti, forti crampi, prima nei muscoli addominali e rettali, ed in seguito in quelli pettorali, cervicali e degli arti.
La sedia del tuffo La condannata (adultera o prostituta) veniva legata ad un'asse e quindi immersa nel punto del canale in cui confluivano gli scarichi delle fogne; questa tecnica è stata in seguito migliorata mettendo la poveretta in gabbia.
Ragni spagnoli o della strega
Supplizio della sospensione
La briglia della strega
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