Stonepages – Le meraviglie sigillate di Sardegna

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In assoluta buona fede e in virtù del fatto che manca da parte nostra una qualsiasi forma e possibilità di riscontro e quindi di assoluta certezza che quanto riportato è perfettamente rispondente al vero vi proponiamo, a seguire, versione NON completa dell’articolo originale.

Spero possiate facilmente riconoscerci, lo abbiamo dimostrato negli anni, che NON è assolutamente nostra abitudine procedere a censura o comunque a filtrare in maniera così significativa quanto pubblichiamo. Visto però che in questo caso sono fatti nomi e cognomi e oltretutto si parla di eventi chiaramente circostanziati riteniamo opportuno “generalizzare” l’articolo.

Posto che l’articolo è firmato da Paola Arosio & Diego Meozzi, autori del sito Stone Pages, vi auguriamo buona lettura e aggiungiamo che, con una “semplice” ricerca su internet è reperibile l’articolo completo. A voi conclusioni e commenti.

FOTO & TESTI: Paola Arosio & Diego Meozzi

Le Meraviglie sigillate di SARDEGNA.

La Sardegna è un’isola italiana nota tra gli archeologi soprattutto per i suoi nuraghes – antiche torri che ricordano in qualche modo i broch scozzesi, ma più numerose ed elaborate. Sull’isola si possono trovare molte altre antiche meraviglie: dalle cosiddette “tombe di giganti” alle “domus de janas” (case delle fate – tombe scavate nella roccia) come ai pozzi sacri preistorici. La Sardegna è quindi una regione veramente incredibile per qualunque appassionato di monumenti antichi. Ma alcuni dei suoi esempi più eccezionali potrebbero rimanere nascosti per secoli dopo essere stati scoperti e scavati [dagli archeologi]. Come vi raccontiamo in questa storia.

All’inizio di aprile abbiamo fatto un giro archeologico in Sardegna e una sera ci siamo trovati a soggiornare nell’agriturismo XXXXX, in una meravigliosa valletta isolata nei pressi di XXXXX (XXXXX)
e di un sito archeologico importante, XXXXX. Il proprietario, XXXXX, ci ha mostrato delle splendide immagini che ritraggono spirali rosse da 70cm dipinte sulle pareti di una cella laterale di una tomba preistorica che è stata oggetto di scavo un anno e mezzo fa. E ci ha raccontato la storia della cosiddetta “tomba della scacchiera”.

I terreni del signor XXXXX sono situati a fianco di una zona denominata Tenuta XXXXX dove già nel 2002 era stata identificata una necropoli preistorica. Nel 2007 il Comune di XXXXX ottiene un
finanziamento per effettuare un censimento dei siti archeologici dell’area e la cooperativa che ha l’appalto si avvale della competenza dell’archeologo XXXXX per la Sovrintendenza archeologica di XXXXX e XXXXX. Dopo la prima fase di censimento, l’anno successivo è la volta di una campagna di ricerca e scavo, sempre guidata da XXXXX. Diverse settimane dopo l’inizio dei nuovi lavori, l’archeologo dichiara di non avere trovato ancora nulla,ma il signor XXXXX nota che per diversi giorni di seguito gli scavatori scendono dalla collina ricoperti di polvere di roccia. Allora il fratello del signor XXXXX si rivolge direttamente in sardo (com’è noto una lingua molto diversa dall’italiano) agli scavatori, chiedendo: “La scrofa ha fatto i maialetti?” Al che loro rispondono (sempre in sardo): “Sì, e dovresti vedere quanti, e che belli!” Questa è la prova che qualcosa di importante era stato trovato sulle colline di XXXXX.

Dopo qualche giorno, il signor XXXXX e il fratello si recano sul posto e trovano, al di sotto di un telone di protezione sistemato dagli scavatori, un dromos con un prospetto architettonico scavato nella roccia che conduce ad una grande tomba con tre celle laterali. La tomba è decorata con disegni d’ocra rossa brillante, con protomi taurine scolpite nel lato maggiore della camera principale e con un tetto alto circa 1,70m scolpito come se fosse composto da assi in legno, dipinte alternativamente in blu scuro e bianco. Ma l’elmento visuale più eccezionale della tomba è una serie di grandi spirali rosse dipinte in una cella laterale: un totale di sette spirali, molte delle quali interconnesse tra loro. La qualità delle antiche pitture è straordinaria, e su una volta è dipinta anche una figura geometrica rarissima nelle tombe sarde: un motivo a scacchiera bianca e nera – qualcosa probabilmente di unico in un sito apparentemente databile al Neolitico recente e riferibile alla cultura di San Michele di Ozieri (3800 a.C. – 2900 a.C.).
Dopo la sua visita alla tomba, il signor XXXXX si reca dal sindaco di XXXXX, informandolo della straordinaria scoperta effettuata sul loro territorio. Il sindaco, stupito, dichiara di non essere stato informato dall’archeologo della scoperta, né di avere ricevuto comunicazioni ufficiali dalla Sovrintendenza.

La fine di questa storia? Dopo circa 4 mesi di scavi la Sovrintendenza decide di sistemare un enorme blocco di pietra di fronte all’unico ingresso della tomba; si fa quindi una colata di cemento e si ricopre l’intera zona con uno spesso strato di terra, sigillando nuovamente il sito, probabilmente per sempre.
Ciò viene fatto per “preservare la tomba da eventuali saccheggiatori”. E la tomba e il suo prezioso contenuto, così scompaiono.
Una sorte condivisa anche da altre tombe dell’area, tra cui quella denominata “XXXXX” nella quale è stata trovata un’incredibile protome taurina scolpita e una serie di spirali a creare una sorta di “albero della vita”.
Il sindaco di XXXXX, XXXXX, da noi intervistato, ha dichiarato che, nonostante la cronica mancanza di fondi, crede nel grande valore del patrimonio archeologico dell’area e si sta impegnando a valorizzarlo, in particolare con la riapertura del locale Museo archeologico situato in un ex convento e con il recentissimo accordo (del 7 aprile scorso) con l’Ente Forestale per la gestione tecnico-economica di tutela, conservazione e valorizzazione, anche ai fini turistici, proprio della Tenuta XXXXX, dove si trova la necropoli sigillata.

Abbiamo anche contattato XXXXX, archeologa della Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di XXXXX e XXXXX e responsabile dell’area di XXXXX, per sapere se c’è un progetto di riapertura della tomba e la possibilità di rendere visitabile la necropoli. L’archeologa ha esposto molto chiaramente il proprio punto di vista sulla questione: “Non voglio che si parli di questa cosa, non mi interessa che si sappia. Noi della Soprintendenza siamo chiamati soprattutto alla tutela dei siti: le pitture sono labili e quindi la tomba rimane chiusa”.

E ha concluso affermando che “Il canale per far conoscere questo tipo di scoperte lo scegliamo noi della Soprintendenza”.
Ora, fermo restando che siamo pienamente d’accordo sull’assoluta necessità di preservare la tomba dalle mani di saccheggiatori e tombaroli, la sua chiusura ci sembra abbia un senso solo in una prospettiva a breve termine. Anche perché testimonianze locali affermano come altre tombe sigillate nella zona – tra cui la già citata XXXXX – stiano soffrendo di pesanti infiltrazioni d’acqua che ne compromettono le pitture: il rimedio sembra quindi avere un effetto opposto a quanto auspicato.

Confermando il nostro rispetto per la Soprintendenza e i suoi archeologi, a partire da XXXXX, che sappiamo essere un’ottima e capace professionista, non siamo tuttavia d’accordo né con i metodi applicati né con questo atteggiamento di chiusura: se si chiamano ‘beni culturali’ è evidente che siano un patrimonio nazionale, di tutti. La tutela è una cosa, l’occultamento a tempo indefinito – per quanto motivato da princìpi di preservazione – e’ un’altra.
XXXXX, archeologo del Dipartimento di Archeologia ed Antropologia dell’Università di Bristol ed esperto mondiale di arte preistorica, da noi contattato ha commentato: “Lo straordinario stato di conservazione di questo esempio di arte preistorica è paragonabile per importanza alle immagini dipinte all’interno della camera dell’Oracolo dell’ipogeo di Hal-Saflieni a Malta. Questa scoperta è di importanza internazionale e dovrebbe essere condivisa tra i ricercatori di arte preistorica. L’aver sigillato il monumento rappresenta un crimine contro la comprensione delle vere origini del Neolitico dell’Europa meridionale”.
Ci chiediamo quanti monumenti eccezionali siano stati trovati, scavati e sigillati nuovamente negli anni da parte degli archeologi in Sardegna, senza che nessuno – tranne pochi addetti ai lavori – ne venisse a conoscenza .

Nel frattempo, vogliamo condividere con voi la meraviglia di questo sito, pubblicando le immagini della tomba riprese dal signor XXXXX, reperibili all’indirizzo www.stonepages.com/scacchiera

Paola Arosio e Diego Meozzi
Stone Pages