Streghe in Sardegna – S’Omo ‘e sa Majarza di Bidonì

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Julia Carta

Un museo che narra di antiche storie, racconti di janas, folletti, diavoli, streghe e stregoneria, in un crescendo di magia, fascino e mistero: questo è ciò che promette di offrire al visitatore il primo museo a sfondo “magico” della provincia di Oristano e dell’intera Sardegna.

Dalle domus de janas alle iscrizioni tombali di età romana, dalla recentissima scoperta del tempio di Giove all’età dell’Inquisizione con la lunga storia di memorie ancestrali e magiche, contro cui ha lottato il Cristianesimo, tutto è raccontato nel museo “S’omo ‘e sa Majarza” (“La casa della Strega”) a Bidonì.
Il museo, realizzato nella sede del vecchio Municipio, è l’unico nel suo genere in Sardegna e uno dei pochi in Italia: l’itinerario museale realizza un percorso tra stregoneria e magia dall’antichità ai giorni nostri, ripercorrendo le tracce della magia nera e bianca, delle streghe, dei diavoli e dei sortilegi, partendo dalle tradizioni di Bidonì per arrivare a ricomprendere l’intera Sardegna.

Un tema affascinante, trattato con serietà e accuratezza, grazie al contributo di insigni studiosi come Raimondo Zucca, Annarita Agus e Tomasino Pinna. Un’approfondita ricerca storica ha consentito di incentrare la scelta grafica su xilografie di streghe e diavoli dal XIV al XVI secolo, che catapultano il visitatore nell’abisso delle credenze popolari sulla magia e gli esseri fantastici.
Partendo dalle divinità dei morti dei romani e passando per le laminette in piombo che recano incise le più terribili maledizioni si arriva all’Inquisizione e al “Malleus Maleficarum” (letteralmente “Il Martello delle streghe”), il libro pubblicato nel 1486 che diverrà la guida in tutti gli interrogatori per stregoneria.
Il Malleus fornì le basi teologiche alle superstizioni più grottesche e portò alla tortura e alla morte di migliaia di innocenti, soprattutto donne: le streghe accusate di malefici erano solitamente torturate finché non confessavano, ma il libro raccomandava anche che le confessioni fossero estorte con l’inganno e con false promesse di clemenza.

In un angolo del museo troviamo l’inquietante figura de “Sa Filonzana”, una donna vestita di nero che tiene fra le mani un fuso e fila la lana: essa rappresenta il sottile filo della vita, che può essere spezzato in qualunque momento (questa figura deriva probabilmente dalla divinità greco-romana Atropo, che poteva decidere il destino umano recidendo il filo vitale).
Il museo propone poi l’antro di una strega sarda del Cinquecento, la cui ricostruzione è basata sugli atti del processo per stregoneria ed eresia contro Julia Carta di Siligo, la quale tra il 1596 e il 1606 fu tenuta prigioniera e sottoposta ad interrogatori e torture presso le carceri segrete dell’Inquisizione a Sassari, ed infine condannata come strega ed eretica.
Il museo di Bidonì custodisce inoltre “Su carru de sos mortos”, il carro dei morti che, nelle antiche credenze popolari sarde, avanzava da solo cigolando per trasportare le anime dei defunti: il carro veniva visto solo da chi doveva morire entro l’anno, perciò incuteva terrore solo a pronunciarne il nome.
”S’omo ‘e sa Majarza” conserva anche amuleti e porta fortuna contro il malocchio; elementi simbolici riguardanti magie e superstizioni; pozioni e sortilegi contro varie malattie e malefici, come “sa mixina de s’ogu” e “sos fattuggios”. Nel bookshop si possono inoltre trovare testi sulle streghe e la magia, come la guida del Museo, intitolata “Majàrza – ossia libro sopra le streghe di Sardegna a partire dalla villa di Bidonì sulle rive del fiume Tirso”.
Il museo è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 17 alle 20; il sabato e la domenica anche dalle 9 alle 12. Per informazioni: Comune di Bidonì, telefono 3483943842.

Vedi anche: Tempio romano di Giove a Bidonì

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