S’Istrada Longa

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Siamo partiti dalla zona denominata Orgovo, qualche centinaio di metri prima di Lovettecannas, all’imboccatura del Bacu Addas che percorriamo sino all’attacco della cengia.
Questa veniva utilizzata come via veloce per raggiungere Cala Sisine, o Portu Sisine nell’epoca dei carbonai e percorre a mezza costa una parete strapiombante sulla destra orografica. Iniziamo a percorrere lo stretto zoccolo roccioso che sicuramente anche in passato poteva essere percorso solo a piedi e mi viene difficile pensare anche ad un eventuale mulo essendo in alcuni punti neccessario quasi inginocchiarsi per percorrerla.

Intersezione bacus urutzò - addasAlla nostra sinistra la vista può spazziare sui Bacus e vediamo l’impressionante arco chiamato S’arcada Manna o de urutzò o de s’Orruargiu e quindi poco più avanti vediamo benissimo la confuenza tra Bacu Addas e Bacu Urutzò, i due rami superiori di Bacu Su Orruargiu, che iniziamo a percorrere. In passato questo canalone era attraversato da una grossa strada carraia che tramite un ponte in travi di ginepro appogiato ad una gengia sul lato sinistro consentiva di superare il salto denominato de Su Marinau.
Un’alluvione ha cancellato, nel 1964, ponte e strada.

La cengia offre alla vista un panorama mozzafiato. Sotto di noi ci sono almeno 200 metri di parete verticale. In lontananza vediamo, seguendo con lo sguardo la codula di Sisine, il mare e quindi la nostra meta.
Proseguiamo facendo attenzione perchè la cengia si restringe in alcuni punti a meno di un metro di larghezza e camminare con gli zaini carichi con l’attrezzatura indispensabile per passare la notte rischia di sbilanciarci.

Alla fine della cengia una ripida pietraia ci porta giù verso Bacu sa Ena e Pranu Murta. La codula porta chiaramente i segni dell’alluvione del 2008.. Alberi immensi sradicati dalla furia dell’acqua si intecciano tra loro inglobando i massi. La sterrata che permette alle macchine di giungere a circa mezz’ora dalla cala è sottoposta ad una massiccia opera di manutenzione e ripristino dai mezzi pesanti che vediamo parcheggiati.

Ormai è sera e la temperatura inizia a scendere. Ci fermiamo a qualche minuto di cammino dalla spiaggia e piazziamo il campo per la notte.
Accendiamo un fuocherello che ci permette di cuocere l’immancabile salsiccia e qualche bistecca che dividiamo con una bellissima volpe che è venuta a farci compagnia.
La notte passa e ci risvegliamo sotto una leggera pioggia. Rientriamo alle macchine passando da Bacu Arai, Bacu Erittili e Punta su Contu con un bel dislivello di 940 metri.
L’ultimo pezzo, nonostante la strada sterrata utilizzata dagli abitanti della zona per il legnaticcio, è devastante e le gambe iniziano a lamentarsi con i crampi.
Arriviamo alla macchina e accendiamo un altro fuoco per festeggiare con altra carne il bellissimo weekend in uno dei luoghi più belli del pianeta.

Alessio

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