Sassari sotterranea

Tempo di lettura: 4 minuti

La città sorge su un territorio carsico: un immenso “dorso di balena” fatto di roccia calcarea. Nei millenni l’acqua ha scavato una fitta rete di cunicoli e di cavità. Ancora oggi, a pochi metri sotto il livello stradale, scorrono veri e propri corsi d’acqua. In passato queste sorgenti sotterranee rappresentavano l’unica risorsa idrica per la sopravvivenza della popolazione.

La natura del sottosuolo cittadino, fatto di gallerie, di cunicoli e di dragonaie è all’origine di numerose leggende. Molti anziani raccontano che da piccoli si spostavano da una parte all’altra del centro storico utilizzando piccoli tunnel ai quali accedevano dalle cantine delle proprie case. Si racconta anche che qualcuno abbia percorso a bordo di un canotto un fiume sotterraneo lungo diverse centinaia di metri. Ma cosa c’è di vero in queste leggende?

Nel corso degli anni diverse persone hanno tentato di fare un censimento delle cavità naturali. L’ultimo in ordine di tempo è quello realizzato dal responsabile dell’archivio storico del Comune, Paolo Cau. Per quanto riguarda le dragonaie, la prima mappatura risale alla metà dell’Ottocento ed è stata realizzata da padre Angius. Molti dei siti indicati in questo censimento sono stati verificati in seguito. La dragonaia di S. Agostino, situata dentro l’area del convento, la dragonaia di lu Regnu Vecciu vicino a San Pietro in Silki e quella del Castello. Quest’ultima è stata scoperta a una notevole profondità quando nel 1840 si stava scavando per realizzare un pozzo necessario al presidio in caso di assedio. Allora si ipotizzava che quel corso d’acqua alimentasse la fontana di Rosello.

Un altro studio è stato fatto nella seconda metà dell’Ottocento dall’ingegner Pasquali, su commissione dell’allora sindaco Pasella. In quell’epoca si pensava di dotare la città di un acquedotto. Per questo motivo sono state controllate le sorgenti di S. Agostino, delle Conce e di Prunizzedda per un eventuale loro sfruttamento. Si è scoperto allora che la sorgente di Sant’Agostino era collegata con quella delle Conce e che aveva una portata di 3,22 litri al secondo. Mentre la dragonaia di Prunizzedda aveva una capacità di circa 2 litri al secondo.

Verso la fine dell’Ottocento anche Enrico Costa si è cimentato nella localizzazione delle zone d’acqua all’interno della città. In primo piano il Pozzu di Bidda che alimentava Sassari sin dai tempi più antichi. Le acque di questo pozzo provenivano da una dragonaia che serviva le Conce antiche e alimentava molti pozzi del quartiere di S. Apollinare.

Altri censimenti sono stati fatti negli anni Venti e negli anni Trenta del Novecento, e tutti hanno confermato la grande abbondanza di acqua nel sottosuolo di Sassari. Negli anni Cinquanta del secolo scorso, durante l’ennesima crisi idrica, è stata presa in considerazione l’ipotesi di utilizzare le acque delle dragonaie. In quell’occasione il consigliere comunale Emanuele Pilo ha segnalato la presenza di una ricchissima dragonaia sotto la sua casa in via Cavour.

La dragonaia scoperta più di recente è quella presente nel cortile dell’orfanotrofio di via Muroni. L’estate scorsa la dragonaia è stata esplorata dal Gruppo Speleologico Sassarese che ha fatto due scoperte. La prima è che probabilmente quella sorgente è collegata con quella di S. Agostino. La seconda è che l’acqua è molto inquinata, probabilmente per l’infiltrazione di liquami.

Ad alimentare la leggenda della Sassari sotterranea hanno contribuito anche i numerosi rifugi antiaerei presenti in città. Fino a poco tempo fa l’unica memoria di questi monumenti della seconda guerra mondiale era quella degli anziani. Ma i ricordi spesso peccano di imprecisione. Verso la fine dell’estate scorsa un anziano ha consegnato alla Nuova il disegno della mappa di un tunnel che attraversava viale Italia e via Brigata Sassari e che collegava via Monte Grappa a piazza Castello. Un ricovero antiaereo di dimensioni esagerate. Ma qualcosa di vero in quella mappa c’era: in viale Italia, infatti, esiste un rifugio antiaereo all’altezza del Policlinico, così come esiste quello che da via Brigata Sassari raggiunge piazza Castello.

A fare chiarezza in mezzo a tutti questi ricordi sbiaditi, ha pensato Paolo Cau, responsabile dell’archivio storico del Comune di Sassari. Cau ha raccolto documenti dell’epoca, rovistando negli archivi del Genio civile e in quelli dello stesso Comune. La ricerca ha dato risultati inaspettati: sono stati documentati, spesso con progetti o documenti dell’epoca, una quindicina di ricoveri antiaerei.

Tutti i rifugi sono stati costruiti fra il 1942 e il 1943 su indicazione del Comitato provinciale protezione antiaerea. I criteri adottati per la scelta delle zone in cui realizzare i ricoveri antiaerei erano, innanzitutto, la salvaguardia dei cittadini e la tutela delle istituzioni pubbliche. Fra via Pietro Micca e via 24 Maggio è stato scavato nella roccia un ricovero antiaereo a forma di croce che si sviluppa per un centinaio di metri. Nello stesso periodo è stato realizzato il rifugio che corre lungo il tratto di via Mameli compreso fra via Vittorio Veneto e via Enzo. Il tunnel è alto 2 metri e mezzo ed è largo oltre tre metri. All’inizio e alla fine del rifugio sono presenti i servizi, mentre al centro, oltre ai servizi, c’è la zona adibita a pronto soccorso e il magazzino per gli attrezzi.

Sotto il palazzo della Provincia (allora si chiamava palazzo del Governo) è stato realizzato un rifugio, dotato di due linee telefoniche che sarebbero servite al prefetto per comunicare con l’esterno in caso di bombardamento. Questo rifugio, che si sviluppa su un’area di 250 metri quadrati e una capienza di 500 persone, arriva fino a viale Umberto e ha un secondo accesso nel Fosso della Noce. Sotto il palazzo delle Poste, in via Brigata Sassari, esiste un tunnel che si sviluppa per una quarantina di metri sino a sfociare nel rifugio antiaereo di piazza Castello (allora si chiamava piazza Plebiscito).

Dai documenti ritrovati dal responsabile dell’archivio storico del Comune risulta il progetto del Genio Civile per la realizzazione di un ricovero sotto piazza Azuni, che si sarebbe dovuto collegare al rifugio anticrollo dell’Intendenza di Finanza. Ma i lavori furono interrotti per la presenza di un’abbondante falda idrica che allagava la galleria. Paolo Cau ha trovato anche la documentazione di un progetto del Genio Civile che prevedeva la costruzione di un grande rifugio sotto piazza Tola. Sono state verificate le testimonianze di alcuni anziani della presenza di un rifugio in piazza Colonna Mariana. Aveva due ingressi, uno in largo Monache Cappuccine e l’altro all’altezza di via Pais.

La Sovrintendenza Archeologica ha messo in risalto la presenza di altri quattro rifugi antiaerei: in piazza S. Antonio, in piazza Università, in piazza Fiume e in via Giorgio Asproni, di fronte al museo Sanna. I documenti rinvenuti dal responsabile dell’archivio testimoniano la presenza di un ricovero nella parte alta di viale Dante. Ma vengono segnalati anche altri rifugi, come quello di via Livorno, quello di via Piave e quello di viale Umberto.

Tratto da http://sassarionline.net

4 cose da fare prima di salutarci:
Aspetta! Prima di andare:
1. Ricevi subito l’Ebook GRATUITO Malocchio, prevenzione, cura e formule” iscrivendoti alla newsletter cliccando qui; in un minuto farai compagnia agli altri iscritti su contusu.it;
2. Se l’articolo ti è piaciuto, non dimenticare di condividerlo sui tuoi social preferiti! Puoi farlo utilizzando i link social qui sopra;
3. Seguici sul gruppo Facebook
4. Hai domande, esperienze da portare, altro ? Scrivi un commento qui in basso.

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE