Salvatore Mereu: Dalla Sardegna a Berlino

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L’articolo che andiamo a proporvi segna il graditissimo esordio sulle pagine di Contusu di una nuova “firma” e di un nuovo filone tematico: il Cinema Sardo.

La “firma” è quella di Alessandra Manconi, Carlofortina DOC, grande appassionata di Cinema con la spiccatissima vocazione e, come vedrete capacità e competenza, per la critica cinematografica. Alessandra si presenta ai lettori di Contusu con un interessantissimo articolo su Salvatore Mereu ed il suo ultimo lavoro: Sonetàula. Colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente Alessandra per il tempo che ha voluto e potuto dedicarci e per rinnovarle l’invito a nuovi graditissimi contributi, buona lettura.

Salvatore Mereu parte dalla Sardegna ed arriva sino a Berlino, col suo “Sonetàula”. Ad ospitarlo è uno dei festival europei più importanti, nella sezione Panorama. Il mezzo di trasporto è la settima arte. Salvatore Mereu nasce a Dorgali nel 1965. Studia al Dams di Bologna e poi alla Scuola Nazionale di Cinema. Nel 2003 il suo primo lungometraggio, “Ballo a tre passi”, vincitore della Settimana della Critica alla 60° Mostra del Cinema di Venezia e del David di Donatello nel 2004 per la Migliore Opera Prima. Si tratta di un’opera divisa in quattro parti, corrispondenti ognuna ad una stagione. Ci sono i bambini che non hanno mai visto il mare, c’è la ragazza francese che incontra il pastore Michele, c’è una suora che torna a casa per assistere al matrimonio della nipote e c’è un anziano signore che cerca compagnia e la trova con una prostituta. Oggi, Mereu, porta sullo schermo un’altra storia ambientata in Sardegna, in un periodo che va dal 1937 e il 1950. Sì tratta di “Sonetàula”, tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Fiori.  Il protagonista, Sonetàula per l’appunto (interpretato da Francesco Falchetto), ha dodici anni quando inizia il film e venticinque alla fine. L’esperienza come servo pastore prima, la latitanza poi. Una storia di antiche vendette, di paura, di solitudine. Di banditismo, di agguati, di destini segnati.  Il film è stato presentato dal regista a Cagliari, al Cinema Odissea, e poi successivamente si è tenuto un dibattito nell’Aula magna di Scienze della Formazione. Il regista ha spiegato la genesi del film, l’iniziare a pensarci durante la Sonetaulalavorazione di “Ballo a tre passi”. Per vicende legate alla produzione si è trovato poi a programmare anche un’apposita versione per la tv. Per cui, ora si  hanno due possibilità diverse di ammirare la sua opera. Dal 7 marzo si trova nelle sale cinematografiche d’Italia, in sardo, con sottotitoli in italiano. Gli attori, in parte professionisti ed in parte non, provengono da varie parti della Sardegna, cosa che secondo Mereu dimostra che non si ha bisogno di una lingua unificata per capirsi. Il prossimo inverno “Sonetàula” uscirà sul piccolo schermo. Più lungo, diviso in varie puntate e in italiano. Non è stato possibile mantere la versione in lingua originale, perché ci si rivolge ad un target diverso. Lo spettatore della sala è più motivato, attento, consapevole della propria scelta.
Nel dibattito all’Università emerge quello che per molti risulta essere un punto dolente, ossia l’immagine che della Sardegna vien fuori. Mereu risponde che ad un film non si deve addossare questo tipo di responsabilità. “Il primo obiettivo è raccontare una storia ed emozionare il pubblico..io poi cercherei di non ricondurre il film a quella che è la provenienza geografica…”, sottolinea. Precisa che non si voleva fare un manifesto in favore di qualcosa o di qualcuno. Il suo è un invito a porre l’attenzione sui sentimenti che guidano le azioni, senza fossilizzarci sul luogo che le ospita. Si dichiara “contento”, anzi, si corregge, “felice”, per come stia andando nelle sale. Un passo importante per il cinema sardo, dunque. Dalla Sardegna a Berlino. Da Berlino alle nostre sale e poi nelle case. Arriva a noi Sonetàula, una storia che viene dal passato e che spetta a noi osservare in quale misura possa ancora appartenerci.

Alessandra.