Sa tentazioni (la tentazione)

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Non pensava certo che quella era la vigilia di Natale mentre osservava con uno sguardo assente il suo paese, grigio e tetro, dalla finestra della sua stanza. Lo sguardo andava e spaziava giù, nello storico centro e nel tempo, fermandosi qua e là sui tetti opachi e umidi delle abitazioni di Villacidro, mute testimoni, queste, di storie enigmatiche e antiche.

Veramente l’appellativo di paese d’ombre ben si addiceva a Villacidro. Gravide di angoscia erano infatti molte ombre che aleggiavano con sinistra evidenza sulle vicende di tanti villacidresi.
Il vecchio parroco, che si diceva fosse particolarmente avvezzo a praticare esorcismi e impartire benedizioni su animali, campi e cose, oltre che sugli uomini e, ancora, esperto di demonologia, parlava, raramente, ma capitava che lo facesse, de is pensamentus maus (i cattivi pensieri) che tormentavano certi parrocchiani che sfogavano nel segreto del confessionale le loro angosce e paure: la voluttà del suicidio, la nausea di vivere, il gesto disperato che spinge all’ultima fermata… Nel paese d’ombre volteggiavano le truci leggende de is cogas (le streghe), de s’anemigu (l’avversario), le vittoriose battaglie condotte da Sisinnio, il santo cidrese.
Nei viottoli selciati andavano ancora, nelle nebbiose sere invernali, le lugubri bruscias (fattucchiere) a lanciare i loro incantesimi (s’ammutamentu). Particolarmente temuta era la presenza demoniaca, sa tentazioni (la tentazione, personificazione del demonio) che induceva a commettere azioni tragiche e crudeli.
Circolava a Villacidro un’antica leggenda legata alla cacciata di certi frati mercenari che avrebbero lanciato una misteriosa, quanto terribile, maledizione sul paese. Ogni volta che accadeva qualche fatto tragico, come un suicidio o un delitto, si ricordava l’anatema dei frati e ci si segnava con superstizioso terrore.

Mario Atzori rifletteva su queste cose quando uscì di casa, dopo aver infilato il giaccone, per cacciare dalla mente questi truci pensieri che l’assillavano. Ben presto si immerse nella nebbia che calava dai monti Cuccur’e frissa e Castangias. Si diresse verso Is piras mannas, una tortuosa strada in discesa che portava giù, alla Fluminera.

ImageImbruniva e nell’aria fredda e triste non avvertiva la gioiosa atmosfera che di solito accompagna la vigilia di Natale. Poca gente nelle strade, muta e svelta nell’andare, le donne avvolte in neri scialli, i bimbi celati da sciarpe e cuffie…
Vagabondò senza meta, risalendo la Fluminera, verso Castangias, fuori dal paese, assaporando morbosamente quella solitudine, quella fredda nebbia che lo prendeva totalmente. I pini immobili erano tristi sentinelle, mute. La strada era ora in salita ma non si presentava difficile. Mario Atzori continuava a camminare verso la montagna, come attratto da un richiamo misterioso e ammaliante. Parve aver dimenticato il tempo che passava.

La sera scomparve e scese, densa e umida, la notte, sempre avvolta da quella nebbia plumbea. Quanto tempo passò? Mario Atzori non lo sapeva. Si ritrovò seduto ai piedi di un immenso leccio, la testa fra le mani. Solo.
A un tratto un brivido di gelido terrore gli percorse il corpo. Sentì una presenza estranea penetrargli nel cuore provò un turbamento e un’angoscia così grandi che si sentì morire. Fu come se un lampo gli squarciasse l’anima e dentro la sua testa si materializzasse una visione:

is pensamentus maus!

Mai, come in quei terribili istanti, invocò la morte e attorno a sé vide il paesaggio mutare, diventare aspro e inospitale, le rocce aguzze assumere tinte rossastre, giallognole e violacee, gli alberi contorcersi come braccia adunche con lunghi artigli velenosi pronti a ghermirlo,l’aria neutra farsi sulfurea e spettrale…Vedeva attorno a sé orridi volti di cogas ghignanti e poi gli apparve lui, s’anemigu, sa tentaziòni che lo invitava suadente a seguirlo. Gli parve, avvolto da un osceno abbraccio, di precipitare in un interminabile abisso e fu allora che gli esplose in gola un urlo disperato.

Si ritrovò in un bagno di sudore gelato e si sorprese ad ascoltare un allegro scampanio. Fece fatica a mettere in ordine le idee e dopo un tempo indefinito si rese conto di essere a casa sua. Lo scampanio che udiva proveniva dalla vicina chiesa di Santa Barbara e annunciava la Messa di Mezzanotte.

Gian Paolo Marcialis