Sa mexia de s’ogu liau

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Ogni paese della Sardegna aveva almeno una donna che praticava “sa mexina de s’ogu liau” esso veniva praticato più o meno segretamente in quanto avversato dai preti perchè ritenuto un rito blasfemo, ma ciò non impediva alla quasi totalità della popolazione, all’occorrenza di farvi ricorso.

Secondo la credenza si poteva essere colpiti da malocchio anche involontariamente, bastava una lode, un gesto di ammirazione, che ogni persona normale poteva “ghettai s’ogu” (colpire di malocchio).

Tanto era la credenza nel malocchio che le donne appena nasceva un figlio lo facevano toccare da tutti coloro  che lo guardavano, adottando la scusa di tenerlo in braccio.

Un modo di scongiurare il malocchio era quello di sputargli in testa.

Se tra tutti i visitatori c’era qualcuno, secondo la madre, che era capace di “ghettai s’ogu” (colpire di malocchio) appena questo si voltava, la madre sputava per terra tre volte per annullare il sortilegio.

Altro modo per non “ghettai s’ogu” (colpire di malocchio) era quello di toccare la persona a cui si faceva il complimento e si diceva la formula “po non ti  ghettai ogu” (per non colpirti di malocchio) oppure la formula “chi Deus du conservidi” (che dio lo conservi).

La credenza popolare per proteggersi dal malocchio aveva prodotto svariati tipi da “scrappollarius” (amuleti) di varia forma e potenza.

Essi per essere efficaci contro il sortilegio dovevano essere benedetti con “is brebus”, (preghiere) che “is cogas  o is bruxius” recitavano in segreto; non potevano ricevere denaro per l’esecuzione del rituale.

Consegnavano l’amuleto con la formula “ti srebada  po saludi” (ti serva per salute), il destinatario rispondeva “Deus ti du paghidi” (Dio ti ripaghi), se questo rituale non veniva rispettato si annullava l’efficacia dell’amuleto.

“Is brebus” (preghiere) per essere efficaci, come detto, dovevano essere recitati in segreto, però in casi particolari venivano recitati ad alta voce.

Altro modo per togliere il malocchio era quello di farsi fare “s’aqua e likorniu”. Di questo rito ne esistono varie versioni,

Ricordo da ragazzino che un estate, attraversai un periodo di spossatezza, poca voglia di fare qualsiasi cosa, quindi, mi portarono, nel quartiere di Montigu, dove abitava una donna, di cui non ricordo più il nome, che praticava “sa mexia de s’ogu liau”.

Entrati nella cucina, fece allontanare le figlie che svolgevano le faccende domestiche, quindi prese un bicchiere e vi versò dell’acqua che disse prelevata dall’acquasantiera della chiesa, ripeté  per tre volte la formula “deu acqua ti battiu in nomini de Deus e de Santu Juanni Battista” (io acqua ti battezzo in nome di Dio e San Giovanni Battista) tracciando continue croci nell’aria, sul bicchiere d’acqua e su di me.

Nel mentre sui chicchi di grano si depositarono delle bollicine e questo era segno della presenza del malocchio, per cui mi fecero bere l’acqua.

Guardando i chicchi di  grano: disse “ A su piccioccheddu ddadi gettau ogu uña femmina chi non teñidi fillu”  (al ragazzo gli ha fatto il malocchio una donna che non ha figli).

tratto da: http://www.monteualla.it/tempusantigus/index.htm