Risolvere il problema di conservazione della domus di Sa pala larga

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Nel Mediterraneo occidentale ci sono alcune aree chiave del Neolitico, ognuna con una distinta tradizione monumentale rituale e funeraria. Ciò che differenzia le diverse aree è in genere associato a particolari elementi architettonici dei monumenti o del loro posizionamento all’interno del paesaggio.
Nessun altro sito chiarisce meglio questa situazione della “tomba della scacchiera” (tomba n. 7 di Sa Pala Larga), un monumento funerario scavato nella roccia, situato nella Sardegna nord-occidentale e recentemente indagato dagli archeologi. Sebbene questo tipo di tombe sia relativamente comune in Sardegna, questo particolare monumento presenta una serie unica di elementi di arte rupestre, sia scolpiti che dipinti, ed è attualmente al centro di una controversia.

Sa pala largaNella primavera del 2010, gli autori di questo articolo riferirono la storia recente della “tomba della scacchiera”. Sulle pareti e sui soffitti di questo monumento, facente parte di una serie di necropoli che sono state ufficialmente studiate dagli archeologi nel nordovest della Sardegna, venne riscontrata una straordinaria ricchezza di pitture ed incisioni. L’importanza di questo sito fu inizialmente portata all’attenzione del mondo grazie alle immagini non ufficiali riprese da Antonello Porcu, proprietario di un terreno adiacente ed appassionato di archeologia. Si può sostenere che questo monumento, riccamente decorato e databile al Neolitico, sia paragonabile – per qualità e grado di conservazione delle pitture – agli affreschi rinvenuti all’interno delle camere sotterranee dell’ipogeo di ?al-Saflieni a Malta.
Grazie alla tenacia di Antonello Porcu, la comunità internazionale di ricercatori ha avuto il privilegio di venire a conoscenza di questi notevoli affreschi. Dopo un primo scavo da parte degli archeologi, il sito venne sigillato e così precluso sia al pubblico che ai ricercatori. In base ad una visita al sito effettuata nell’ottobre scorso da un gruppo di esperti è apparso chiaramente come siano stati violati un certo numero di protocolli della Convenzione de La Valletta (vedi riquadro al termine dell’articolo). È risultato inoltre come non sia stata affatto considerata la conservazione a lungo termine di questo ed altri siti rituali e funerari del Neolitico nella zona, inclusa la tomba numero 3 (“tomba delle spirali“) della necropoli di Sa Pala Larga, rinvenuta in un avanzato stato di deterioramento.

Una monumentalità assolutamente unica La “tomba della scacchiera” era probabilmente in uso, per accogliere le spoglie degli esponenti di una classe elitaria locale, dalla cultura di Ozieri (circa 3000 a.C.), vale a dire nello stesso periodo in cui la costruzione di monumenti furerari e rituali nella penisola iberica, in Bretagna e nell’Europa nord-occidentale era allo
zenit. I costruttori e gli utilizzatori di monumenti come la “tomba della scacchiera” scolpirono travi, vani di porte, soglie e capriate, molto probabilmente simulando gli elementi di intelaiature in legno presenti nelle abitazioni dei viventi.
La “tomba della scacchiera”, così denominata a causa della presenza di un motivo a scacchi bianchi e blu scuro sul soffitto di una delle celle, è composta da una facciata scavata nella
roccia ed un ingresso che conduce ad un passaggio che porta alla camera principale dotata di tre celle laterali. Sembra che il monumento sia stato scelto deliberatamente per la vista sul panorama circostante, con un’ampia visuale su diverse valli ed una vasta pianura modellata da antichi vulcani situata ad ovest. Le pareti della tomba sono dipinte con ematite di colore rosso acceso, con motivi curvilinei e rettilinei che comprendono una serie di sette spirali interconnesse. Questi simboli particolari sono riscontrabili più spesso scolpiti che dipinti in gran parte del Mediterraneo e dell’Europa atlantica. La presenza di questa iconografia suggerisce l’esistenza di un’associazione rituale tra il mausoleo e un culto di immagini bovine.

La questione della conservazione a lungo termine

A seguito della relazione degli autori di questo articolo su numerose pubblicazioni archeologiche specializzate e la pubblicazione sui siti web Stone Pages e Past Horizons, gli autori nell’ottobre 2010 hanno visitato il sito e i monumenti vicini, inclusa la “tomba delle spirali” che si trova circa a 60m di distanza dalla “tomba della scacchiera” (uno dei sette monumenti della necropoli di Sa Pala Larga). Al termine dello scavo, per nascondere gli ingressi di entrambe le tombe, gli archeologi li sigillarono con grandi blocchi di pietra, ricoprendo in seguito il
tutto con un riempitivo ricoperto di cemento.
Prima che l’ingresso della “tomba della scacchiera” fosse sigillato, il Comune di Bonorva ricevette un finanziamento per affidare ad un archeologo lo studio e lo scavo del monumento. L’archeologo, nominato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro, effettuò uno scavo e un programma di ricerca durato circa quattro mesi. Lo scavo rivelò una facciata ed un ingresso che portava ad un passaggio scavato nella pietra ed una camera funeraria. Il soffitto della camera principale ha un’altezza di circa 1,70m e sembra replicare gli elementi strutturali di un tetto spiovente, scolpito nella roccia. Ugualmente scolpita nella pietra è una serie di intelaiature pseudo-strutturali. La camera principale è divisa in diversi spazi, separati da stipiti di porta scolpiti, mentre le pareti laterali della camera replicano la struttura sopraelevata di un edificio realizzato con travi in legno, probabilmente una dimora.

Oltre al riempimento dell’ingresso, la Soprintendenza ha anche deciso di ricoprire gran parte della superficie esterna dell’area tombale con una copertura in cemento, distruggendo ulteriormente il potenziale contesto esterno del sito. Secondo i rappresentanti della Soprintendenza, questa procedura di conservazione è stata effettuata per proteggere il sito da tombaroli e vandali. Tuttavia, in contraddizione con questa affermazione, uno studio sul gruppo di Sa Pala Larga pubblicato nel 1997 sosteneva che il progetto facesse parte di una più ampia strategia volta a promuovere il patrimonio culturale della zona.

Aspetti legali della conservazione

Sa pala largaSebbene l’indagine archeologica effettuata sulla “tomba della scacchiera” debba ancora essere pubblicata, siamo certi che lo scavo sia stato effettuato secondo gli standard più elevati. Tuttavia, sigillare un monumento con un repertorio artistico di tale importanza è restrittivo, oltre a non essere etico. Chiediamo pertanto alla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro di leggere, assimilare e riconoscere un protocollo internazionale come la Convenzione de La Valletta (16 gennaio 1992), di cui l’Italia è nazione firmataria  Il trattato (articolo 1) si prefigge di proteggere:
Il patrimonio archeologico in quanto fonte della memoria collettiva europea e strumento di studio storico e scientifico. A tale scopo sono considerati come costituenti il patrimonio archeologico tutti i reperti, beni e altre tracce dell’esistenza dell’uomo nel passato. (…) Il patrimonio archeologico comprende le strutture, costruzioni, complessi architettonici, siti esplorati, beni mobili, monumenti di altro tipo e il loro contesto, che si trovino nel suolo o sott’acqua.
Nell’ambito di questo trattato vi sono dettagli specifici che riguardano procedure, protocolli e la diffusione di informazioni al mondo accademico, professionale e al grande pubblico, in modo da favorire una comprensione comune del passato. Inoltre, l’aver effettuato lo scavo della “tomba della scacchiera” senza considerarne il futuro a lungo termine e negarne l’accesso per fini di ricerca o studio è in aperta violazione degli articoli 7, 8 e 9 della Convenzione de La Valletta (vedi riquadro alla fine dell’articolo).

Secondo la nostra opinione, il monumento è di immensa importanza per la comunità scientifica così come per la gente di Sardegna. I motivi dipinti e gli elementi architettonici in bassorilievo sono pari a quelli presenti all’interno dell’ipogeo di ?al-Saflieni, a Malta. Sigillando un monumento come questo non può che provocare un aumento di curiosità nell’immaginazione di potenziali vandali e tombaroli (va notato che nelle camere non sono più presenti detriti archeologici). Esistono molti altri modi per proteggere questo importantissimo bene del patrimonio culturale; in primo luogo deve esserci la diffusione della conoscenza.
Inoltre il Comune di Bonorva potrebbe considerare il sito – assieme agli altri monumenti funerari e rituali nei dintorni – come valore importante del proprio patrimonio culturale che
potrebbe, tramite attente operazioni di marketing, ottenere lo stesso successo della vicina necropoli di Sant’Andrea Priu.

Che fare adesso?

Sa pala largaBasandosi su ciò che è stato osservato e registrato in altre tombe scavate nella roccia della zona, una strategia di conservazione e di monitoraggio a lungo termine deve essere attuata al più presto. Osservazioni compiute dal gruppo di esperti al sito n.3 di Sa Pala Larga hanno rilevato come le camere siano allagate, probabilmente in almeno 10 cm di acqua stagnante. L’acqua stagnante può avere effetti altamente nocivi sulle parti più fragili di questi siti archeologici. L’attività di infiltrazione d’acqua, assorbita verso l’alto attraverso la roccia sedimentaria, causa danni a lungo termine che comprendono:

? distacco a lamina del basamento roccioso e delle aree lavorate;
? eccessiva umidificazione e indebolimento di tutte le superfici lavorate;
? danni rilevanti o distruzione di tutte le superfici dipinte più fragili;
? modifica delle condizioni microclimatiche all’interno delle camere, con crescita di colonie di alghe molto aggressive;
? reazioni chimiche tra il cemento [corrosivo] (che entra in contatto con l’acqua) e la pietra calcarea.

Per risolvere questi ed altri problemi, invitiamo la Soprintendenza a considerare la realizzazione di un Piano per la Gestione della Conservazione (Conservation Management Plan – CMP).
Questo piano permetterebbe di individuare il contesto del monumento in relazione ai siti vicini; riunirebbe, confrontandole, tutte le informazioni archeologiche disponibili sul sito (e includerebbe una sintesi dello studio); affronterebbe le questioni di conservazione a breve, medio e lungo termine e considererebbe il valore del sito in termini di patrimonio per il turismo culturale.
È indispensabile puntualizzare alla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro (e a qualunqe altro ente nazionale governativo per la tutela del patrimonio culturale) che nessuno può reclamare un diritto esclusivo sul passato. La “tomba della scacchiera” è un sito senza pari ed è potenzialmente di enorme valore culturale. Nel corso della nostra visita in Sardegna siamo stati testimoni delle soluzioni a breve termine adottate dopo il termine degli scavi con la chiusura e l’occultazione della tomba n.3 di Sa Pala Larga. Secondo l’archeologa che ha effettuato gli scavi, questo monumento scavato nella roccia – situato su una cresta est-ovest – era di difficile accesso. Era stato riscontrato il crollo parziale di una sezione della parete e del soffitto. La tomba conteneva rare immagini a bassorilievo e incisioni che includevano la testa di un toro con estese corna scolpite sul soffitto. Da entrambi i lati dell’animale erano due linee verticali con quattro spirali e due bande scolpite simmetriche. Erano state infine registrate tracce di ocra rossa su alcune parti delle altre pareti della tomba. Risulta chiaramente come la soluzione di conservazione applicata a questo ed altri monumenti adiacenti sia stata dannosa.

Ricapitolando

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La “tomba della scacchiera” rappresenta un importante patrimonio archeologico e culturale di livello internazionale, e lo stesso si può dire dei monumenti ad esso adiacenti. Sebbene le
autorità siano da lodare per avere investito dei fondi nello scavo e nello studio di questo monumento, è fonte di grande preoccupazione il fatto che – per quanto ne sappiamo –  nessuno specialista di arte presitorica sia stato invitato ad ispezionare il repertorio artistico della tomba per verificare la sua importanza e per consigliare le migliori strategie di conservazione a lungo termine. Inoltre, è ugualmente preoccupante che dopo aver trascorso quattro mesi nello scavo della tomba della scacchiera (un periodo di tempo che fa intuire l’utilizzo di tecniche professionali) al termine delle indagini archeologiche il sito sia stato rozzamente ricoperto da una copertura in cemento. Come abbiamo riscontrato nella vicina “tomba delle spirali”, le travi e le assi in legno marcescenti coperte da una membrana fibrosa e quindi sigillata con cemento sono una prova visiva di come questo tipo di conservazione abbia avuto effetti nocivi sulla protezione a lungo termine di questo e probabilmente di altri monumenti nella stessa regione.

Sebbene sia apprezzabile il fatto che il monumento si trovi in una proprietà “privata”, il sito è malamente recintato, non vi sono segnali che informino che il luogo è privato né che mettano in guardia sul fatto che ciò che si trova al suo interno può essere altamente pericoloso. Ci si domanda quindi se sia stato veramente un bene affrettarsi a compiere uno scavo archeologico se

a) il sito non si trovava in pericolo immediato per l’espansione di aree di sviluppo urbano o stradale

b) senza avere considerato preventivamente gli aspetti futuri di conservazione e gestione a lungo termine del monumento, dopo il termine degli scavi.

Il modo veramente misero con cui è stato “sigillato” il sito dimostra come si sia pensato veramente poco al futuro a lungo termine di questo monumento.

ARTICOLI DALLA CONVENZIONE EUROPEA PER LA SALVAGUARDIA DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO
(conosciuta anche come la Convenzione de La Valletta, ratificata nel 1992 e imposta dagli stati membri della CE nel 1999)

Articolo 7
Al fine di facilitare lo studio e la diffusione della conoscenza delle scoperte archeologiche, ogni Parte si impegna:
? a realizzare o aggiornare le inchieste, gli inventari e la cartografia dei siti archeologici nei territori soggetti alla sua giurisdizione;
? ad adottare disposizioni pratiche che permettano di ottenere, al termine delle operazioni archeologiche, un documento scientifico di sintesi pubblicabile, preliminare alla necessaria diffusione integrale degli studi specializzati.
Articolo 8
Ogni Parte si impegna:
? a facilitare lo scambio a livello nazionale e internazionale di elementi del patrimonio archeologico per fini scientifici e professionali, pur adottando disposizioni che impediscano che tale circolazione incida sul valore culturale e scientifico di tali elementi;
? a promuovere gli scambi di informazioni sulla ricerca archeologica e gli scavi in corso, e a contribuire all’organizzazione di programmi di ricerca internazionali.
Articolo 9
Ogni Parte si impegna:
? ad intraprendere un’azione educativa volta a risvegliare e a sviluppare presso l’opinione pubblica la coscienza del valore del patrimonio archeologico per la conoscenza del passato, e dei pericoli a cui tale patrimonio è esposto;
? a promuovere l’accesso del pubblico agli elementi importanti del suo patrimonio archeologico, in particolare ai siti, e ad incoraggiare l’esposizione al pubblico di beni archeologici selezionati.

Foto della tomba della Scacchiera

StonePages

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