Riscoprire e seminare il Tarassaco

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Il Taraxacum officinale è più comunemente conosciuto come Dente di Leone e mentre si cammina sul marciapiede, non si fa caso a questa piccola piantina che cresce ovunque con i suoi fiorellini gialli che si trasformano nel tipico “soffione” costituito da tanti filetti lanuginosi che portano ognuno un seme.

Nonostante le poche attenzioni con la quale viene trattata questa pianta, già dall’antichità era conosciuta ed utilizzata come pianta medicinale.
Al contrario di come si crede, tutta la pianta è curativa e non ha veleni, solo il lattice presente negli steli potrebbe causare allergie, ma le parti vegetali da utilizzare sono le foglie tenere e le radici.
Vi propongo delle idee per riscoprire i benefici e i sapori del Tarassaco.

COLTIVARLO O RACCOGLIERLO?
Si può avere il Tarassaco in due modi: andare nei prati o campagne (esenti da scorie, concimi, pesticidi e sostanze chimiche), oppure coltivarlo nel proprio orto, giardino o balcone.
Nel caso si opti per la raccolta in aperta campagna, questa operazione si deve eseguire in luoghi puliti, lontani dal ciglio stradale e in ambienti non contaminati. Le foglie vanno raccolte prima che i fiori sboccino, si prelevano le più tenere e una volta lavate, si consumano fresche o sbollentate. Le radici si raccolgono in primavera, oppure in autunno, vanno essicate e si possono utilizzare per fare decotti. Si deve rispettare sempre il tempo balsamico della specie e la raccolta deve essere fatta senza danneggiare la natura!!!

In alternativa lo si può coltivare.
Sembra banale, ma oltre ad essere piacevole farlo, ci assicuriamo un “raccolto biologico” e sempre pronto all’uso.
I semi si repiriscono in negozi di giardinaggio attrezzati, non sono molto comuni, ma anche il fioraio sotto casa può procurarveli.
Occorrono vasi con diametro superiore ai 10 cm da riempire con una miscela di terriccio e sabbia e con un fondo di pietruzze. Si mettono 2 o 3 semi per vaso e li si ricopre con un pizzico di terra; il tutto va tenuto umido. Oppure si può seminare in campo, in terreni ben drenati, appena cessano le gelate. Non è una pianta esigente. Dopo circa 10 giorni cominciano a spuntare le minuscole foglie cotiledonali.
Nei nostri climi sardi lo si può seminare a partire da febbraio sino a maggio-giugno a seconda della stagione, la raccolta si effettua da aprile in poi.
Una volta cresciuto, possiamo cogliere le foglie e mangiarle come insalata, crude o cotte, quest’uso è nato in Francia dove viene accostato ad ingredienti speciali per comporre ottimi piatti. Ma anche in Sardegna è da sempre conosciuto come comestibile. L’insalata fresca di Tarassaco aiuta l’organismo con la produzione di succhi biliari, agisce sul fegato e svolge un’azione depurativa, apporta numerose vitamine e sali minerali.
Successivamente anche la radici possono essere raccolte, essiccate e utilizzate in decotti che aiutano a depurare l’organismo e ad eliminare liquidi in eccesso.

Una pianta officinale utile, da coltivare, valorizzare e gustare!

Simone Congia

http://tradizioniditerra.blogspot.com

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