Rifugi di guerra

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Tra le cavità esplorate sotto Cagliari, i rifugi di guerra rientrano (per ora) tra i sotterranei utilizzati dall’uomo in tempi relativamente recenti, sotto i bombardamenti aerei del 1943, gli stessi che rasero al suolo parecchi edifici cittadini, seminando morte e distruzione.

Durante la seconda guerra mondiale, i Cagliaritani – sulla falsariga dei lontani progenitori – tornarono sottoterra per vivere al riparo dalle bombe e dai cosiddetti spezzoni sganciati dagli aerei nemici.

I nostri nonni e i nostri trisnonni, appena udivano il suono della sirena contraerea che annunciava l’avvistamento degli aerei nemici (ma non sempre suonava), correvano al riparo: varcavano la porta dei rifugi situati agli angoli di alcune strade, dietro robusti portoni e cancelli comunicanti con il sottosuolo.

Le indagini del GCC hanno stabilito che migliaia di cittadini si rintanarono, vivendo al lume di candela, in cavità preesistenti: cave sotterranee, cisterne vecchie di secoli, cunicoli e sottani, come quelli del quartiere Castello.

Il Genio Civile e quello militare, per migliorare la stabilità dei rifugi antiaerei, crearono lunghe e spaziose gallerie con scavi (anche ex novo), quindi trivellando la roccia e talvolta ampliando antichi passaggi sotterranei, snaturando così l’aspetto originario.

Approfondire le tematiche relative ai rifugi di guerra è facile: basta contattare i nostri esploratori.

Non a caso, i rifugi di guerra, sono custodi silenziosi di parecchie storie e ricordi legati sia alla loro creazione, sia all’impiego degli stessi da parte dei cittadini che, grazie alla presenza di certi vuoti ebbero salva la vita!

Oggi questi sotterranei riposano sotto una città che cresce e si trasforma mentre là sotto è come se il tempo si è fermato.

 

galleria-rifugio del colle Tuvixeddu

galleria-rifugio del colle Tuvixeddu

rifugio di via Don Bosco

rifugio di via Don Bosco

rifugio San Giovanni

rifugio San Giovanni

La maggior parte dei rifugi pubblici presentava su un lato un lungo sedile di pietra o di cemento, utile a quanti decidevano di trascorrere lunge ore, sotto un tetto di roccia.

I Cagliaritani, avvolti dalle tenebre e dall’umidità, cercavano scampo dalla morte. Invocando la vita. Per questo il GCC li ha voluti ricordare in questa pagina.

Marcello Polastri

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