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Mostra dei Mercedari

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VillacidroDal 5 al 30 settembre si può visitare, al Lazzaretto di S. Elia, la Mostra Dal colle una eco: Sette secoli di storia, fede e cultura dei Mercedari in Sardegna, una preziosa e interessantissima raccolta di opere d’arte, documenti, cimeli, stampe, libri, oggetti di culto sul Convento Mercedario della Madonna di Bonaria e su quelli che sono esistiti in altri comuni dell’Isola.

Promossa dalla Soprintendenza archivistica per la Sardegna, dall’Ordine Mercedario e dalla Soprintendenza per i Beni artistici della Sardegna, con il contributo finanziario del Comune di Cagliari e della Provincia, e la regia, per quanto riguarda la ricerca dei testi e delle immagini di Maria Bonaria Lai, Roberto Porrà e Giuseppina Usai della Soprintendenza per i Beni artistici.
ImageLa Mostra offre un’interessante chiave di lettura storico-artistica non solo dell’Ordine Mercedario in Sardegna (sorto nel XIII secolo sotto la Corona d’Aragona e continuato, dopo il 1720, con il Regno di Sardegna per proseguire fino ai giorni nostri) ma dell’intera Sardegna, soprattutto dei comuni che sono stati sede di conventi.
Particolarmente interessante il materiale su Villacidro che dal sec. XVII fino alla seconda metà dell’800 fu sede del convento  e della chiesa dell’Annunziata. Sono presenti, tra l’altro, 2 statue della Madonna, diversi documenti, un Messale in latino del 1796, un decreto di nomina di un frate mercedario che fu insegnante elementare dal 1834 al 1847, una campana in bronzo datata 1722.
Sul convento dei frati Mercedari e sulla loro partenza da Villacidro esiste molta poca informazione e troppa superstizione: per esempio continua a venire ricordata la leggenda della maledizione dei frati che sarebbero stati cacciati da Villacidro e questo anatema viene ricordato ogniqualvolta accade nel paese un caso di morte violenta. Visitare la Mostra può essere un’occasione per conoscere una pagina della storia villacidrse a troppi sconosciuta e anche l’occasione per dissipare i fumi di certe credenze dure a morire…


Gian Paolo Marcialis

 



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