1
10
11
12
13
14
15
16
17
2
3
4
5
6
7
8
9

Il castello di Quirra

Questo articolo è stato letto: 8932 volte

Di questo castello, che era fra i più potenti dell'isola, avanzano i ruderi, che impressionano chi li guarda dalla strada di Villaputzu per la loro posizione e per i ricordi che suscitano.

Il castello di Quirra fu edificato dai giudici di Cagliari nella metà del XIII sec. e alla fine dello stesso fu loro strappato da Nino di Gallura. I pisani lo occuparono sino al 1324, quando nella pace fatta con gli Aragonesi, lo cedettero ai vincitori, con la maggior parte dei castelli dell'isola che erano in loro possesso. Nel 1334 i genovesi, e specialmente i Doria l'assaltarono inutilmente. Nel 1354 fu assediato dalle truppe del Giudice d'Arborea.

Nel 1363 il Re di Aragona nominò Berengario Carroz conte del Quirra e gli concesse il castello assieme ad altri territori per i suoi servigi, ma in seguito, infeudò il castello a Donna Violante, sovvertendo le regole di successione.
Ciò provocò la reazione di Mariano IV d’Arborea che aspirava alla successione e assalì il castello senza però riuscire a conquistarlo. L’assedio fu ripreso alla sua morte, prima dal figlio Ugone, poi da Brancaleone Doria, marito di Eleonora d’Arborea, nel 1389.
A partire da questa data non si parla più del castello, ma della contea di Quirra, in seguito divenuta marchesato.

Il possesso del Salto di Quirra causò scontri cruenti tra le comunità del Sarrabus e dell'Ogliastra ed una serie interminabile di contenziosi giudiziari. La causa del diverbio fu il documento di Donna Violante datato 08/05/1480 dove risulta che la Contessa concedeva ai comuni del Sarrabus e dell'Ogliastra il diritto di esercitare l'agricoltura e di tagliar legna nei territori appartenenti al Contado.
Con l'abolizione del feudalesimo e la nuova ripartizione dei terreni comunali, avvenuta nel 1547, il Salto di Quirra venne suddiviso tra i paesi del Sarrabus e dell'Ogliastra, in virtù del predetto documento. A nulla valse il tardivo ed inutile ricorso del comune di Perdasdefogu inviato a "Sua Maestà il Re". Ed ancora oggi a distanza di 500 anni tra leggenda e realtà i Foghesini restano legati a questa non proprio benevola Contessa.

Nel 1646, sul litorale antistante il monte su cui si ergeva il castello, naufragò una nave da guerra francese carica di truppe diretta a Napoli.
Circa 400 uomini imbarcati sulla nave riuscirono a salvarsi e si rifugiarono nel castello ma, assediati, si arresero alle truppe della contrada.
Nel 1839, durante il regno di Carlo Alberto, il castello di Quirra, così come ogni altro feudo dell’Isola, ruppe il suo secolare legame coi Carroz e i loro discendenti: ultimi feudatari furoni i Carroz-Osorio.

Secondo alcune fonti, il castello sarebbe sorto su un eremo dedicato ai santi Corrado e Remo, di cui non restano tracce. Di questo castello, che era fra i più potenti dell'isola, avanzano i ruderi, che impressionano chi li guarda dalla strada di Villaputzu per la loro posizione e per i ricordi che suscitano. Era edificato in cima ad un alto e scosceso colle (m.296 s.l.m.) in località "Arcu Genna Scodiasa", e aveva tre lati coi muraglioni a picco sul precipizio, come il Castello di Acquafredda (del quale condivide l'architettura), e come questo doveva avere fortificato il lato d'accesso (cinta merlata - torre centrale e due laterali).

Sul castello aleggia una leggenda cruenta: Don Berengario Carroz, Conte di Quirra, innamorato di Donna Eleonora Manriquez, una bellissima contessa, cugina della regina, avrebbe fatto uccidere nel castello la moglie Beatrice (o Benedetta) d’Arborea, dopo averla accusata a torto di tradimento.
La figura mitica nella storia del castello è però Donna Violante Carroz, che la leggenda descrive avida ed assassina e perciò morta precipitando nel dirupo più alto; avrebbe nscosto nelle viscere della montagna un telaio d'oro.

Un'altra leggenda sorta intorno alla figura di questa grande Contessa, ancor oggi si tramanda nel popolo. Si racconta che un giorno il Conte di Mandas rimase colpito dalla straordinaria bellezza della Contessa e la domandò in isposa. La bellissima Violanta, restia alle nozze acconsentì ma alla condizione che (convinta si trattasse di un impresa impossibile) il Duca andasse a prelevarla con un cocchio trainato da quattro cavalli bianchi. La strada per arrivare al castello di Quirra era molto accidentata pertanto l'ingenua Contessa era convinta che il Duca non riuscisse ad esaudire tale richiesta; ma non fece bene i conti con un giovane innamoratissimo e voglioso di portare a termine il suo progetto. Pertanto qualche giorno dopo arrivò al castello con il cocchio e quattro cavalli bianchi. L'incredula Contessa dovette cedere a malincuore e partire verso il Ducato di Mandas. Lo sconforto fu talmente grande che giunti in località "Sa scala de sa Contissa" (circa 18 Km da Perdasdefogu) il suo cuore non potè resistere alla forte delusione e ivi morì fra le braccia dell'innamorato.
Questa strada la percorrevano gli antichi signori Spagnoli proprietari del castello di Quirra e specialmente la famosa donna Violante Carroz, quando all'interno dell'isola si recavano al castello. Ed ancor oggi tale passaggio conserva il nome della Contessa.

Violante Carroz, conosciuta come "la sanguinaria" per la sua indole malvagia e vendicativa. Si racconta che Violante, invaghitasi di Berengario Bertran, sciolse il suo vincolo matrimoniale per unirsi in segreto con l'amato. Il suo gesto venne condannato apertamente dal cappellano di corte. Il religioso, per aver osato manifestare il suo giudizio, fu sommariamente processato e condannato all'impiccagione. Il suo corpo senza vita penzolò per lungo tempo da una finestra del Castello di San Michele a Cagliari, macabro avvertimento per chiunque avesse osato sfidare nuovamente il potente casato. Violante in realtà morì sola e amareggiata nel 1511 nel convento di San Francesco di Stampace dove si era ritirata.



Segnala, vota, condividi, salva l'articolo tramite:
Tags:     castello      quirra      storia