Marianu IV d’Arbarèe

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Mariano IV d’Arborea, titolo completo Mariano IV d’Arborea visconte de Bas-Serra (Oristano, 1317 – Oristano, 1376), è stato probabilmente il più grande sovrano del più noto giudicato sardo.

Figlio secondogenito del Giudice Ugone II de Bas, proseguì e intensificò l’eredità culturale e politica del padre, volta al mantenimento dell’autonomia del Giudicato d’Arborea. Ampliò inoltre la visione d’indipendenza all’intera Sardegna, riprendendo le istanze che già negli anni passati avevano percorso sia gli Arborea, sia le popolazioni dell’isola, stanche delle lotte fratricide sorte tra pisani e genovesi che si erano stabiliti negli altri giudicati.

 

Storia politica

I legami politici che univano gli Arborea con gli Aragona erano particolari, in sintesi frutto congiuntamente di 2 fatti: in primis la licentia invadendi rilasciata dal papa Bonifacio VIII a Giacomo II d’Aragona, che di fatto gli dava titolo di re in Sardegna, quando nell’isola c’erano altri domini e signorie ben radicati (il Giudicato di Arborea, le signorie pisane nel territorio della Gallura e del giudicato di Calari, i possedimenti dei Doria nel settentrione dell’isola, il libero comune di Sassari). In secondo luogo il fatto che furono gli Arborea a chiedere la collaborazione degli Aragona per vincere la residua resistenza militare pisana nel giudicato di Calari. Vi fu, quindi, una sorta di equivoco storico e politico, che fece si che da un lato gli Arborea vedevano gli Aragona come semplici alleati militari, che potevano aiutarli nella conquista residua della Sardegna a discapito di Pisa e Genova, mentre gli Aragona vedevano gli Arborea come dei feudatari da asservire, dopo aver vinto le forze delle repubbliche marinare. A contribuire a questo equivoco vi era la diversa visione del potere tra le due case, gli Aragona erano tipicamente improntati al potere feudale di tipo europeo, mentre in Sardegna il feudalesimo non era mai esistito e pertanto gli Arborea non lo riconoscevano né – soprattutto – si potevano riconoscere feudatari subordinati agli Aragona. Inizialmente Ugone II ritenne di sottostare alle impostazioni feudali che Giacomo II voleva dare all’alleanza, ma ciò era solo un modo di evitare la guerra diretta. Mai un Giudice poteva sentirsi subordinato al re d’Aragona.

I re d’Aragona cercarono in vari modi di tenersi alleati gli Arborea, da Giacomo II ad Alfonso IV e poi Pietro IV, cercarono tutte le vie per garantirsi la fedeltà dei Giudici Arborensi. Per tale ragione gli aragonesi attribuirono rango sovrano al Giudice e ai suoi figli, stringendoli in legami di parentela con matrimoni, tenendoli a corte e ricoprendoli di vari titoli baronali, il principale titolo rilasciato ad Ugone II è quello di Visconte di Bas, in Catalogna (da tenere in conto che il titolo di visconte era in testa della nobiltà catalana, dopo il sovrano che lì non era infatti che conte). I figli degli Arborea, nel cerimoniale di corte, erano considerati appena dietro gli infanti d’Aragona. Ma queste concessioni non valsero a trasformare gli Arborea in riccos homines, cioè in baroni vassalli del re d’Aragona. A sottolineare una latente frattura tra la concezione di vassallaggio nella mente del sovrano Aragonese e l’idea di libero Giudicato che avevano gli Arborea, vi era il fatto che a corte in Aragona, i figli del Giudice non avevano alcun titolo, perché per il Giudice qualsiasi titolo baroniale sarebbe stato inferiore a quello del Giudice stesso. In ogni caso i legami, anche parentali, tra gli Aragona e gli Arborea erano significativi, inoltre era piuttosto assidua la presenza dei cadetti degli Arborea presso la corte Aragonese. Lo stesso Mariano IV d’Arborea, secondogenito del Giudice Ugone II d’Arborea, Visconte di Bas, venne educato, secondo il volere del padre, alla corte di Alfonso il Benigno, conte di Barcellona e quindi sovrano della Catalogna e Aragona.

Fu partecipe attivamente all’incoronazione di Pietro IV il Cerimonioso, figlio di Alfonso IV nel 1336, ma alla morte del padre, avvenuta nello stesso anno, tornò ad Oristano. Sempre nello stesso anno, ancora a Barcellona sposò la nobile catalana Timbora de Roccabertì dalla quale ebbe quattro figli: Ugone, Eleonora, Beatrice ed un bimbo morto prematuramente nel 1346.

Conte di Marmilla e del Goceano

Nel 1339 al donnichello Mariano fu riconosciuto da parte di Pietro D’Aragona il titolo di Visconte de Bas (Catalogna), conte della Marmilla e del Goceano (territorio che comprendeva le curatorìe di Dore con Orotelli, Nuoro, Ottana, Sarule più l’antica di Anela). Questi possedimenti (extra Judicatum) resero di fatto Mariano vassallo del re di Sardegna e Corsica. Tale rapporto veniva evidenziato anche esteriormente, tant’è che nelle sue insegne personali erano raffigurati sopra l’Albero eradicato, i Pali catalani.

Quando era conte del Goceano e non cingeva ancora il titolo di judex, con un’abile mossa politica ripopolò il borgo di Castel di Goceano chiamato allora come ora Burgos (su Burgu, in sardo), e vi restaurò l’antico castello (a tutt’oggi ancora in buono stato di conservazione e visitabile), a difesa del confine nord del Giudicato. Nei suoi territori, come conte, si adoperò per rendere florida l’agricoltura. Cosa che poi si dimostrò fondamentale nei successivi decenni di guerra e per la ripresa economica dell’intero giudicato, che versava in uno stato di crisi a causa delle guerre contro Pisa. Durante questo periodo emanò una prima serie di norme di legge scritte, che principalmente regolamentavano l’allevamento e l’agricoltura, allo scopo di migliorarne la produttività, ed in parte già trattavano un nocciolo originario di diritto penale, il quale poi evolverà nella Carta de Logu, il corpus di norme.

Mariano IV – Giudice di Arborea

Nel 1347, alla morte del fratello Pietro III fu incoronato Giudice d’Arborea.

Dopo aver mantenuto per più di quindici anni l’alleanza con la Corona d’Aragona secondo la linea diplomatica tracciata dal padre, Mariano si accorge che la politica di Pietro IV prevede la graduale annessione della Sardegna nell’orbita Aragonese e, in seguito alla conquista di Alghero da parte dei catalani, che nel frattempo si trovavano in guerra contro la famiglia dei Doria nel nord Sardegna, scatena inesorabilmente un conflitto destinato a durare fino al 1410 quando, con la capitolazione d’Oristano, terminerà di fatto il giudicato. Ma durante il regno di Mariano l’Arborea mantenne il fermo controllo della guerra. Gli eserciti giudicali, con veloci e imprevedibili attacchi, costrinsero i catalano-aragonesi a ritirarsi da tutti i territori dell’isola, fatta eccezione per le inespugnabili rocche di Castel Di Castro (Cagliari) e la città di Alghero.

Mariano intanto accumulava ingenti risorse finanziarie con l’acquisto e l’accumulazione delle granaglie nel mercato mediterraneo e la successiva rivendita, caratterizzata da grandi margini di guadagno, durante i periodi di carestia.

Dopo un breve periodo di pace nel 1355 le ostilità ripresero con sconfitte anche catastrofiche per l’Aragona: Pedro De Luna guidò un esercito direttamente alle mura d’Oristano, ignorando i castelli in possesso dei Sardi, che nel frattempo davano vita ad una guerra nazionalista. L’esercito Catalano-aragonese con le spalle scoperte venne intrappolato dall’attacco combinato di Mariano e del figlio Ugone (futuro III), che vinsero diversi scontri.

Mariano si impegnò anche nel ruolo di legislatore: suo fu il codice rurale, ripreso in seguito dalla figlia Eleonora (sotto la guida dell’importante funzionario giudicale della famiglia Mameli) e integrato nella famosa Carta de Logu, con l’intento di far sviluppare la produzione agricola moderna. Egli ebbe inoltre rapporti con grandi personaggi della sua epoca, come ad esempio Santa Caterina da Siena. I suoi sogni furono però stroncati dalla morte avvenuta nel 1376 a causa della peste che, agli inizi del XV sec. nel momento di massima forza giudicale, ucciderà anche sua figlia Eleonora.

 

da http://it.wikipedia.org