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Gita al castello, fantasma incluso

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Castello di AcquafreddaPresenze inquietanti abitano manieri diroccati, palazzi, grotte e boschi: anche questa è Sardegna. Che ci si creda o no, la curiosità porta a scoprire luoghi ricchi di fascino


Dimenticate gli spettri dal lungo lenzuolo bianco con due fessure per occhi.
Dimenticate i manieri che svettano tenebrosi tra tuoni e fulmini nella piovosa Inghilterra.
Anche nell’assolata e mediterranea Sardegna i fantasmi hanno popolato per generazioni le leggende e i racconti della gente. Una miscela di fatti realmente accaduti e credenze
secolari ha dato vita a esseri spiritici, signori incontrastati delle rovine di castelli inaccessibili e di tesori tanto magnifici quanto maledetti.
Anche nei dintorni della civilissima e moderna Capare si aggirino due spettri. Il primo comparirebbe ogni tanto lungo le scalinate dell’ex Lazzareto nel borgo di Sant’Elia, e non certo passeggiare: il suo hobby preferito?
Giocare a palla con un teschio. Il secondo è lo spirito di Dais, il cui lugubre lamento pare si possa ancora udire tra le umide pareti della Grotta dei Colombi, un grande antro naturale che squarcia all’altezza della battigia il promontorio della Sella del Diavolo. Il Dais era un personaggio cagliaritano che, come testimonia la cronaca degli inizi dell’Ottocento, venne assassinato misteriosamente da alcuni banditi. Il cadavere sanguinante fu lasciato all’ingresso della cavità: il mare in tempesta  fece il resto, sbattendo con violenza il corpo sulla nuda roccia. Nelle cupe giornate ventose una voce eternamente senza pace spaventa chiunque osi avventurarsi nella grotta.

Nel cuore di Sassari invece, in una dimora abbandonata, si narra che alberghino inquietanti presenze, capaci di scoraggiare eventuali acquirenti e inquilini: è Villa Caprera, una palazzina signorile edificata agli inizi del Novecento e abbandonata negli anni Ottanta. Qualcuno sostiene che la dimora sia infestata da spiriti maligni, i cui lamenti si odono provenire dalla casa quando si entra nel giardino. Percorrendo verso ovest la valle del Tirso, nel Goceano, svettano sulla cima di uno spuntone granitico, a 650 metri sul mare, le rovine del Castello di Burgos, nel Medioevo uno dei manieri più importanti dell’Isola. Fu edificato intorno al 1134 dal sovrano
Gonario I; oggi rimangono le tre mura di cinta, una cisterna e una torre alta circa dieci metri.
Passato di mano prima ai Doria poi ai genovesi, infine ai sovrani d'Arborea, già nel 1901 la fortezza era ridotta a un rudere. Anche questo luogo è scenario di strani fatti: gli abitanti del piccolo paese raccontano che sia abitato dal fantasma di Don Blas d’Aragona, terribile cavaliere custode di un tesoro mai trovato. Ogni notte uscirebbe dai sotterranei lasciando al suo passaggio, tra lamenti e imprecazioni, impronte di fuoco. Tra le sue vittime, in epoche remote, anche il parroco e il sagrestano, colti dal fantasma mentre cercavano di arraffare l’oro: pagarono con la vita, morendo sotto una pioggia fuoco, la loro fame di ricchezza.
Una particolarità accompagna frequentemente i fantasmi della Sardegna: in molti casi gli spiriti sono donne, ora uccise dal marito e rinchiuse in fredde prigioni, ora principesse dalle fattezze della Medusa della mitologia greca.
Il castello di Quirra, di cui oggi rimangono solo pochi resti ben visibili dall’Orientale Sarda poco oltre l’abitato di Villaputzu, ospiterebbe ancora lo spettro di Violante Carroz, bella ma avida contessa, sulla cui fine sono fiorite diverse leggende: c’è chi sostiene che sia morta uccisa dal marito Berengario e chi asserisce che precipitò tragicamente dalla rupe del maniero.
Ancora oggi, secondo la credenza popolare, il lamento della nobildonna, che in punto di morte avrebbe nascosto un telaio d’oro tra i monti, riecheggia nella zona.
E un altro “fantasma rosa”, assieme ai suoi servitori, sarebbe il guardiano di un’immensa fortuna custodita nelle segrete delle rovine di Casteldoria, il maniero diroccato che sorge su un’altura che sovrasta la pianura del Coghinas.
Il mito di Medusa rivive invece tra ciò che rimane del castello omonimo, abbarbicato su una roccia che si erge a strapiombo su un piccolo fiume, nell’entroterra tra Samugheo e Asuni. Un luogo ancora oggi poco accessibile e sul quale i racconti sono davvero numerosi. La protagonista è Medusa, dalla  chioma di serpenti e dallo sguardo che pietrifica.  L’idea di trovare forzieri ricolmi di gioielli e pietre preziose era così radicata nella gente che anche un bandito ci scommise per barattare la propria libertà.
Si narra infatti che nel 1844 Francesco Perseu, ormai  stanco di scontare la sua pena nelle prigioni piemontesi, promise di rivelare l’esatta ubicazione della fortuna scoperta durante la latitanza tra i monti dell’Oristanese in cambio della scarcerazione. Purtroppo per lui non fu però in grado di ritrovare il nascondiglio nell’intricato labirinto di grotte e cunicoli, e così fu ricondotto definitivamente in cella.
Alcune persone affermano di aver visto ballare i morti ai piedi del castello di Acquafredda (Siliqua, Cagliari), di cui fu proprietario Ugolino della Gherardesca, citato anche nell’Inferno dantesco.
Il maniero, oggi ridotto a ruderi imponenti, si staglia su un pinnacolo di origine vulcanica a guardia della valle di Cixerri e della piana di Iglesias,vera miniera, già nel Medioevo, di argento, piombo e zinco.

 

Daniele Casale

Tratto da: Magica Sardegna



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