L’architettura bioecologica dei vecchi coiles

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È questo il contenuto del libro Coiles , scritto dall’architetto baunese Salvatore Cabras, che con questo lavoro presentato la settima scorsa nella sala consiliare di Baunei ha voluto rendere omaggio alla tipica struttura in pietra calcarea e ginepro.

«Ho voluto raccontare l’eterna lotta per la sopravvivenza che ha caratterizzato la storia della nostra comunità praticamente fino agli anni sessanta del secolo scorso – spiega Cabras – cercando di dare il giusto risalto anche alle grandi competenze architettoniche che i pastori dovevano avere per costruire gli ovili».

Cuile MereuCiò che colpisce il lettore poco avvezzo a rapportarsi in modo scientifico nei confronti dell’architettura pastorale, è il notevole groviglio di conoscenze e competenze che sta alla base della realizzazione degli ovili. Cabras lo spiega nella prima parte del testo, dove illustrando le diverse fasi di costruzione sottolinea, ad esempio, l’importanza fondamentale della scelta del momento giusto per effettuare il taglio dei rami di ginepro che fungono da copertura conica de su barraccu, la capanna a base circolare derivata dalla capanna nuragica.
«Il taglio del ginepro doveva essere effettuato tra ottobre e febbraio – sottolinea l’architetto Cabras – quando l’albero entra in un periodo di riposo vegetativo. Tradizionalmente si tagliavano i rami nei giorni di luna calante, un’accortezza la cui utilità è oggi confermata da ricerche bioelettroniche che dimostrano come in tale periodo il legno diventi più resistente all’aggressione dei parassiti».

Ma la storia degli ovili è anche, e soprattutto, la storia delle generazioni di caprari baunesi che per secoli sono riusciti a trarre sostentamento dal supramonte calcareo povero di acqua e di pascoli. E le schede descrittive approntate da Cabras rendono il giusto omaggio ai pastori-architetti, citati per nome, cognome e, spesso, soprannome di famiglia, proprio perché la loro vita in simbiosi con il gregge e l’ovile rappresenta un esempio di fusione totale dell’uomo con l’ambiente circostante. «L’architettura dei pastori si può definire architettura bioecologica – spiega Cabras – proprio perchè utilizza solamente prodotti naturali. E non a caso su barraccu , l’abitazione del pastore (che insieme a sa corte , il recinto per le capre, costituisce su coile , ha forme e caratteristiche costruttive che permettono una protezione termica durante il periodo freddo e un’areazione accettabile durante il periodo caldo».

Quasi tutti gli ovili censiti e descritti dall’architetto Cabras sono oggi disabitati, ma alcuni fra quelli ancora operativi vivono da qualche anno una seconda vita che si potrebbe definire turistico-pastorale, dato che ormai rientrano a pieno titolo fra le mete preferite dagli appassionati di trekking.

GIAMPAOLO PORCU

http://giornaleonline.unionesarda.ilsole24ore.com

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