L’antica arte della tintura naturale in Sardegna

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Si parla spesso delle erbe e dei loro molteplici utilizzi, soprattutto curativi, ma si trascura un ambito importantissimo e altresì noto nella storia dei saperi tradizionali: la tintura naturale dei tessuti.
Pare che già in tempi remoti in Sardegna fosse praticata quest’arte, derivata dalla necessità materiale di sfruttare ciò che Madre Natura forniva per abbellire tessuti e vesti.
Per saperne di più siamo andati nel cuore del Mandrolisai, nel piccolo centro di Atzara, famoso per il vino e i celebri pittori, per intervistare Maurizio Savoldo, titolare di “La Robbia”, laboratorio di tinture naturali e arti applicate, uno fra gli ultimi artigiani sardi a detenere l’arte della tintura con le erbe.

tintura con le erbe di sardegnaMaurizio ci ospita in un’accogliente bottega dai colori caldi, ottenuti da erbe tintorie diverse, quali la dafne, il cisto, la lavanda, la robbia, il melograno, ma anche sostanze non autoctone come il pregiatissimo indaco. Infatti, il primo falso mito che Maurizio ci svela è che la Sardegna non era così isolata come si è propensi a credere, quindi anche la tintura naturale faceva uso di erbe e prodotti stranieri: basti pensare che il legno di campeggio proveniente dal Messico veniva importato nell’Isola fino al 1938!

Maurizio racconta la sua intensa passione per le erbe tintorie a cui ha dedicato la tesi di laurea e le successive esperienze formative e lavorative, nonché a scrivere, in collaborazione con le amministrazioni locali, una piccola guida sulle erbe usate per la tintura naturale, ricavata da un’accurata ricerca etnografica con gli anziani del paese.
Morbidi tessuti riempiono gli scaffali (li tocchiamo esterrefatti per la loro soffice consistenza), sete superbe drappeggiano i soffitti, piccoli ninnoli adornano il bancone. E su un lato della bottega, quasi nascosto, ecco il laboratorio, dove le erbe sono messe a macerare per un periodo che va da una notte a due giorni (a seconda della tipologia), poi bollite per estrarne la sostanza colorante. Nel frattempo le stoffe sono sottoposte alla mordenzatura, ovvero immerse in sostanze chiamate mordenti che faranno da collante alla tintura, per essere successivamente raffreddate e pronte per essere trasformate in manufatti. Per ogni sfumatura di colore ottenuta Maurizio ha elaborato una ricetta a sé, che naturalmente, come per ogni arte che si rispetti, tiene segretissima.

Un’antica tradizione che rischia di perdersi nella bramosia di progresso e tecnologia che i “tempi moderni” ci impongono. Sono pochi gli artigiani che continuano a tingere i tessuti con le erbe, eredi di antichi saperi che perpetuano con la loro unica forza di volontà.
Ma dopo di loro, chi tramanderà quest’arte?

Valentina Lisci
valentina.lisci@email.it

Associazione culturale L’isola delle Janas

 

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