Laconi, la festa di San Daniele tra devozione e antiche leggende

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Il tempietto è una piccola costruzione in pietra ad un unica navata, che non soltanto attesta la devozione dei laconesi, ma misteriosamente introduce ad un’epoca remota di villaggi scomparsi. La tradizione tramandata nel centro del Sarcidano racconta che quella era la chiesa di un antico borgo scomparso: la “villa” di Bangiu.

Scarse le notizie storiche; restano però segni che confermano la presenza di insediamenti umani, attestati anche dai resti di antiche vestigia, come ad esempio alcune tombe di epoca romana.  Il toponimo Bangiu deriva, probabilmente, dal latino balneum, che porta a pensare ad un luogo ricco di acque termali, come gli insediamenti della vicina Fordongianus.
Questa fertile valle era abitata in tempi remoti da piccoli nuclei familiari di pastori. Quel che accadde al villaggio è raccontato in una quartina rimata, riportata anche da Alberto Lamarmora nel suo Itinerario in Sardegna, molto conosciuta e tramandata nei secoli per via orale.

I versi raccontano del tragico destino di quella comunità entrata in conflitto con un’altra vicina, quella di Pardubiore, durante un pranzo nuziale. La vicenda è dunque legata ad un amore contrastato tra due giovani di villaggi limitrofi, forse a causa di vecchi rancori fra fazioni avverse. La ricostruzione di quanto accaduto durante il festino nuziale è affidata a pochi versi: Bangiu e Pardubiore, sperdidu in mal’amore, Pardubiore e Bangiu, sperdidu in malu prangiu. Durante quel pranzo, si narra, scoppiò una rissa tra le famiglie, che degenerò a tal punto da finire in tragedia portando all’estinzione dei due villaggi.

di Ivana Fulghesu

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