La vera storia delle statue di Monte Pramma

Tempo di lettura: 5 minuti

Quando è stato reso pubblico il video di iRS relativo al restauro delle statue di Monti Pramma, si è gridato allo scandalo, e non neghiamo di averlo fatto anche noi, ma abbiamo voluto capirci qualcosa di più.

Si discutte parecchio sui forum di archeologia e non sul fatto che gli archeologi stessi, coloro che avrebbero dovuto fare i salti di gioia per una scoperta simile, abbiano volutamente occultato le statue per più di 30 anni, nelle cantine del museo di Cagliari. Non è vero, almeno in parte…
Vogliamo riportare un articolo di Alfonso Stiglitz, archeologo, che smonta gran parte delle teorie complottiste. Buona lettura.

ImageUn fantasma si aggira sull’isola, anzi trenta, di pietra; rimasti nascosti in un oscuro sottoscala, ben chiuso, sono stai fatti fuggire da dei valorosi e coraggiosi Sardinia Jones e finalmente lasciati liberi.

Stiamo parlando, ovviamente, delle statue di Monti Pramma che sono finalmente in corso di restauro. I primi frammenti furono trovati accidentalmente più di trent’anni fa nel territorio di Cabras da contadini che si affrettarono a nasconderli ma, fortunatamente, furono da subito oggetto di intervento da parte degli archeologi.

Gli scavi permisero di recuperare in modo scientifico e di mettere al sicuro dai vandali e dai tombaroli alcune migliaia di frammenti, tra statue, betili e modellini di nuraghe, e di evidenziare una necropoli composta da 33 tombe, contenenti ciascuna uno scheletro e pochissimi elementi di corredo. La necropoli fu scavata integralmente e i risultati furono pubblicati immediatamente, anche con dovizia di fotografie. Il primo ampio studio è quello del professor Giovanni Lilliu, edito nel 1977, nella prestigiosa rivista “Studi Sardi”; lo studio venne pubblicato anche come volume a parte e messo in vendita in tutte le librerie, a pochissimo prezzo, quindi accessibile a tutti.

Le immagini che, recentemente, Teleindipendentzia ha presentato come “scoop mondiale” sono già tutte lì e di qualità anche superiore. Da allora una parte delle statue, quelle che hanno minori problemi di conservazione sono rimaste sempre esposte al Museo di Cagliari, sono state oggetto di decine di pubblicazioni, con bellissime fotografie, di numerose conferenze e hanno anche partecipato a varie mostre, non solo in Sardegna. Ma i nostri politici e i nostri giornalisti d’assalto, si sa, non frequentano i musei, non leggono testi che superino la lunghezza di mezza pagina e non vanno alle conferenze.

Allora, sono state nascoste? E da chi? Credo che siano state nascoste dalla cattiva coscienza dei nostri politici e dei nostri intellettuali d’assalto. In realtà ci si è dimenticati (volutamente ?) che le statue sono realizzate in una pietra molto delicata e che questo rendeva molto difficile la loro esposizione e la loro conservazione; per questo era necessario un serio e importante intervento di restauro che presupponeva un congruo ed elevato finanziamento (che i nostri politici, in questi trent’anni, si sono guardati bene di stanziare) e un laboratorio in grado di svolgere i lavori con la competenza e le strumentazioni necessarie (inesistente allora e sino a pochi anni fa in Sardegna). In attesa delle decisioni dei politici (soldi) e di un adeguato laboratorio i frammenti sono stati accuratamente conservati nei locali del Museo di Cagliari e non in un sottoscala.

È curioso che oggi che il restauro è finalmente in corso, con i dovuti tempi, si sia mossa una pesante campagna di stampa, di carattere prettamente ideologico, il cui bersaglio non è la scarsa attenzione della Regione Sarda, della Provincia di Oristano, del Comune di Cabras e dei Partiti politici nei confronti della conservazione di questo bene e della località dalla quale proviene, ma gli archeologi colpevoli di non adeguarsi a ricostruzioni storiche dettate dal partito politico di turno. Campagna mediatica che reclama a gran voce la “ricostruzione” delle statue, da utilizzare come bandiera politica, addirittura con copie da esporre nelle piazze.

È una campagna violenta che preoccupa, in primo luogo per il restauro, per il quale la pressione politica è pessima consigliera; si tratta di un’operazione delicata, che può comportare perdite non reversibili, se fatto in modo affrettato, sotto pressione e, soprattutto, una spinta verso la ricostruzione. Solo con attenti esami si potrà vedere se è possibile una ricostruzione nel senso di mettere assieme i pezzi “incollandoli”. Francamente, data la fragilità, non so se lo sarà e spero che le pressioni politiche in tal senso non prevalgano sul buon senso dei restauratori. Tra l’altro una ricostruzione grafica e, quindi, senza conseguenze per gli originali è già stata pubblicata da Carlo Tronchetti più di dieci anni fa.

L’altra preoccupazione è di tipo più politico, le statue come strumento partitico. Una campagna così virulenta e priva di reali sbocchi politici mi porta a pensare che la realtà della società nuragica interessi poco, ma che interessi di più l’uso partitico e i guadagni politici che questa può dare. Si vuole decidere come scrivere la storia e chi la può scrivere; non mi sembra questo il compito dei partiti e dei movimenti politici, specie se sardisti; la storia ci ha insegnato che questo è il modello dei vari minculpop. In Sardegna abbiamo avuto già un caso simile, le False Carte d’Arborea, che coinvolse fior di intellettuali e che in parte ancora ci appestano; la ricerca storica sarda ha impiegato un secolo a riprendere credibilità a causa di quegli eventi.

Il problema grosso non è la ricostruzione ma quello di inserire le statue nel loro contesto storico; sono l’espressione di un gruppo dominante, di classe, all’interno di una società nuragica complessa, gerarchizzata, che vuole esprimere tutto il suo potere di controllo sui beni, sulle risorse e sul territorio. Non sono l’espressione di una mitica età della fantasia, come la denominazione giganti vuole contrabbandarci, ma prodotto concreto di una società; e, se vogliamo dirla tutta, sono l’espressione di un gruppo di dominante che, all’apice del proprio potere non riesce a far fronte alle novità di tempi in forte cambiamento e soccombe.

Colpisce che, appunto, nessuna parola si spenda per questo. Perché per risolvere questo grande problema della contestualizzazione è necessario tutelare non le statue, che sono perfettamente al sicuro, ma l’area archeologica abbandonata ai vandali e proseguire gli scavi; fino a oggi, infatti, è stata scavata solo la necropoli, mentre non sappiamo niente del luogo dei vivi, il villaggio, che ci potrebbe dire molto su quella società, sui rapporti di classe, su quello che pensavano e come vivevano. Cosa hanno fatto la Regione, la Provincia, il Comune e i partiti politici per tutelare l’area archeologica, per metterla al sicuro e per proseguire gli scavi? Niente. È più facile attaccare gli archeologi, scannarsi su dove esporre le statue, che non attivare politiche concrete per salvare il nostro partimonio storico e, in sostanza, la nostra identità.

Temo che, in realtà, i nostri politici tanto “sardisti” abbiano in realtà paura della nostra identità e preferiscano avere a che fare con delle bandiere ideologiche, i giganti, dall’alto potere consolatorio (la colpa è sempre di qualcun altro che ci ha impedito di essere quello che vogliamo essere) piuttosto che con persone in carne e ossa, gli uomini e le donne di Monte Pramma, perché le persone ci pongono problemi, ci chiamano alle nostre responsabilità e ci mettono davanti alla nostra identità che non è il cammino glorioso di una razza pura, ma il tortuoso sentiero di un popolo che si identifica nelle sue molte identità.

Alfonso Stiglitz
archeologo


Ora, non penso abbia ancora senso attaccare una categoria, come quella degli archeologi, facendo di tutta l’erba un fascio.
Questo articolo fa un pò di chiarezza e consente di dirigere l’attenzione anche alla classe politica.
Rimane comunque sempre il dubbio sul perchè sia passato tanto tempo per il restauro. Cercheremo ulteriori informazioni in merito.

Il sito del restauro: http://www.monteprama.it/

4 cose da fare prima di salutarci:
Aspetta! Prima di andare:
1. Ricevi subito l’Ebook GRATUITO Malocchio, prevenzione, cura e formule” iscrivendoti alla newsletter cliccando qui; in un minuto farai compagnia agli altri iscritti su contusu.it;
2. Se l’articolo ti è piaciuto, non dimenticare di condividerlo sui tuoi social preferiti! Puoi farlo utilizzando i link social qui sopra;
3. Seguici sul gruppo Facebook
4. Hai domande, esperienze da portare, altro ? Scrivi un commento qui in basso.

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE