La Signora - un fantasma a Villacidro - Contus Antigus

La Signora – un fantasma a Villacidro

Tempo di lettura: 3 minuti

spettro

Tutte le notti Mamma mi portava con se ad aiutare Zia Assunta a fare il pane e a quei tempi si faceva per una settimana almeno, ma ricordo che era molto più profumato allora dopo 6 giorni, che ora appena comprato.

Zia Assunta era una donnina che non poteva avere più di 50 anni ma secondo me poteva averne anche 80 dalle rughe che solcavano il suo viso e alle 22 di notte si riunivano le vicine di casa e cominciavano ad impastare farina acqua, sale e lievito madre, che più tardi sarebbe diventato il pane fragrante dei miei ricordi.

Verso le 3 del mattino la fatica era quasi finita e rimaneva solo da sistemare gli attrezzi e fare pulizia.
Voltando lo sguardo verso mia madre vedevo che parlava con una donna che non avevo mai visto; era molto bella e una veste bianca la vestiva come una statua, i capelli scuri raccolti in una crocchia legata da un nastro bianco e una collana di perle al collo.
Ho pensato fosse una “signora” venuta da Cagliari qua a Villacidro, per respirare la nostra aria salubre e riposarsi. Il nostro paese con la sua pineta e le sue fresche acque era la meta ambita dei cittadini.

Chiesi a mia madre chi fosse e lei mi rispose che non conosceva e credeva fosse una amica di Zia Assunta.
La vidi per altre notti ancora che aiutava le massaie a fare il pane e riordinare, ma non la sentii parlare nemmeno una volta.

Una notte le donne incuriosite da questa presenza insolita le chiesero chi fosse e se volesse prendere il caffè con loro a fine lavoro, ringraziandola dell’aiuto.
La “signora” disse :< grazie ma non prendo il caffè> allora le offrirono i pistoccus e della frutta ma la donna declinò con eleganza l’offerta sorridendo. Avevo notato che per aiutare le massaie sceglieva sempre la stessa posizione, nell’angolo della spianatoia di spalle al camino.

La volta dopo che mia madre mi portò con se non vidi la “signora” e le chiesi come mai non era presente ma non lo sapeva neppure lei.
Zia Assunta aveva sollevato l’ipotesi che fosse tornata a Cagliari e il discorso scivolò via.
A fine lavoro sistemando la cucina e preparando il caffè per la colazione, mamma mi disse di prendere la ramazza e levare via i residui d’impasto che incrostavano le mattonelle di marmittone consumato che formavano il pavimento della cucina.

Presi la scopa di saggina e feci del mio meglio,ma avevo 11 anni e la mia esperienza era poca ma Zia Assunta, padrona di casa, con un sorriso mi prese la scopa e sfrego lei il pavimento. La scopa le si impigliò in una piastrella mezzo divelta, proprio quella su cui stava quella dama cosi bella e dolce e con uno sbuffo Zia Assunta disse che la casa crollava a pezzi di giorno in giorno e che purtroppo non aveva denaro per ripararla. Il dopoguerra a Villacidro era più duro che in città.

Strappando la scopa venne via anche la piastrella e sotto di essa come potemmo vedere tutte c’era un involucro di tela di iuta legata con un nastro bianco, che poi mi ricordai essere lo stesso che legava la crocchia alla “signora”.
Zia assunta aprì sbigottita l’involucro e vide che all’interno c’erano dei gioielli che più tardi avrebbe venduto per ristrutturare la casa.

Allora mi ricordo il fioccare delle ipotesi sul fatto ma rimase la convinzione che quella dolce “signora” non fosse di questa terra ma un angelo sceso per aiutare quelle povere donne che per sbarcare il lunario faticavano non poco da mattina a sera.

Parte del denaro venne diviso tra tutte le donne presenti e a mia madre quel piccolo compenso le ha permesso di crescere me e altri 6 figli con decoro.

Oggi ho una laurea in matematica che piango la scomparsa di Zia Assunta e davanti alla sua tomba volgo lo sguardo al di là della lapide e incontro una vecchia foto affissa ad una croce, sorrido e non mi stupisco leggendo la scritta : “Alla dolce Annina scomparsa il giorno della nascita del suo primo figlio”.

Era la fotografia della donna che veniva a casa di zia Assunta morta 80 anni prima.

 

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