La reggia nuragica di Su Nuraxi ‘e Cresia

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E’ incredibile quanti tesori la nostra adorata Sardegna nasconda ancora nel suo grembo. Uno di questi è su Nuraxi ‘e Cresia, eccezionale scoperta sotto il palazzo dei marchesi Zapata a Barumini. L’articolo è tratto da L’Unione Sarda del 26/07/2006.

Casa Zapata

Nella casa dei marchesi Zapata torna alla luce un monumento di 3500 anni fa
dall’inviato Lello Caravano – Barumini

Pochi gradini e si precipita indietro nel tempo. Si entra in un palazzo della fine del Cinquecento e ci si ritrova nella Sardegna di 3500 anni fa. Un tuffo nei secoli, dal Medioevo al popolo dei bronzetti. Un viaggio nella storia, dagli uomini di ventura che conquistarono l’isola al seguito dell’armata spagnola al popolo di geniali architetti che costruirono le torri in pietra. Basta una scala per passare da un piano all’altro ed ecco il nuovo miracolo di Barumini. È nascosto nel ventre del palazzo dei marchesi, signori per quasi mezzo millennio di questo angolo di Marmilla.

Per cinque secoli, Casa Zapata ha custodito uno dei più affascinanti segreti dell’archeologia isolana: nelle sue viscere ha preservato un altro palazzo, ben più antico, costruito 1500 anni prima di Cristo. Un gigante a tre torri, la più alta toccava i venti metri, stanze, corridoi, cortili, mura, un pozzo che si raggiungeva con una scaletta in pietra. Per sedici anni gli archeologi hanno scavato sotto il pavimento di questo bel palazzo abitato fino ai primi anni Ottanta dalla marchesa Concetta Zapata. Oggi il mistero è svelato quasi del tutto. A trecento metri da Su Nuraxi, Barumini scopre un’altra piccola reggia nuragica, un nuovo tesoro tra le colline coltivate a grano che gli uomini di 3500 anni fa avevano evidentemente eletto come terra ideale. Sabato prossimo finalmente Barumini apre le porte dell’ultimo tesoro: del palazzo con lo stemma dei tre calzari (zapatas, in spagnolo) scolpito nella trachite e di Su Nuraxi ’e cresia, così lo aveva battezzato tanti anni fa Giovanni Lilliu, dopo aver studiato e catalogato i massi sulla sommità della collina, di fronte alla parrocchiale dell’Assunta, un altro gioiello di questo paese contadino dominato dall’imponenza della vicina Giara.

Grazie a passerelle e camminamenti in vetro il colpo d’occhio è eccezionale. Si attraversa un palazzo del Cinquecento e ci si affaccia su un panorama di torri e cunicoli, e mentre si cammina sembra che sa domu ’e su marchesu abbia quasi generato, plasmato queste pietre dell’antichità. Ma è solo una prima impressione. Perché è vero il contrario: certamente la casa degli Zapata ha custodito e protetto quei massi lavorati dall’uomo, ma sono le antiche vestigia che hanno dato le fondamenta al palazzo nobiliare, su queste pietre è costruita l’affascinante storia di Barumini e di questo angolo di Marmilla. L’aveva detto Lilliu, il papa nuragico, quando sei anni fa l’Unesco celebrò Su Nuraxi tra le meraviglie dell’umanità, insieme con Pompei, le Piramidi, l’Acropoli di Atene, il Machu Pichu. In quella giornata memorabile, lo scopritore del monumento più imponente e visitato elogiò l’ingegno e la caparbietà di una civiltà che ci ha lasciato tante testimonianze ma nessuna traccia di scrittura: «Noi siamo quello che siamo stati, attaccati alle rocce come ostriche, se non ci fosse la roccia noi non ci saremmo». Parole schiette, semplici, secondo il costume dell’accademico dei Lincei. Come quelle scritte all’ingresso dell’area di Su Nuraxi in italiano, francese, inglese e ovviamente in sardo, per la traduzione del glottologo Giulio Paulis: Is nuragus funt sa sienda de una civilidadi manna e antiga.

Dal piccolo Comune della Marmilla – 1400 abitanti, un nuraghe per ogni chilometro quadrato, due piccoli alberghi, quattro ristoranti e molti B&B – che ha tanto creduto in questo ennesimo miracolo raccontano che il padre di Su Nuraxi si sia commosso alla notizia della nuova scoperta. I suoi 92 anni non permetteranno a su professori di partecipare alla cerimonia di sabato: «Sono vecchio – ha commentato _ ma sarò lì col cuore, sempre vicino a Barumini». Come dire: il capo tribù non vi abbandona, lui è presente in ogni pietra, qui tutto parla di lui. «Non possiamo fare raffronti con Su Nuraxi, non possiamo dire chi è nato prima. Un fatto è certo: è una delle più grandi torri nuragiche finora conosciute, siamo davanti a una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi vent’anni», dice l’archeologo Giorgio Murru, baruminese, presidente della società Ichnussa che gestisce l’area di Su Nuraxi, presidente del Museo dei menhir di Laconi e prossimo coordinatore dello straordinario polo museale che sta prendendo forma e che anche grazie al suo impegno si candida a diventare uno dei più importanti dell’Isola. E a cui certamente l’Unesco vorrà dedicare nuova attenzione perché quel seme piantato dall’organizzazione culturale delle Nazioni Unite sta dando generosi frutti.

I lavori di restauro sono quasi completati (costo: otto miliardi di lire). Dall’ingresso il colpo d’occhio sul complesso è suggestivo. Il museo storico e archivistico, quello etnografico con il laboratorio didattico e di restauro, il palazzo Zapata, con le sue linee manieriste classicheggianti, le stesse del palazzo che la famiglia spagnola edificò pochi anni prima in via dei Genovesi a Cagliari (dopo le case dei Boyl a Milis e degli Aymerich a Laconi, è il più bell’edificio rurale della Sardegna feudale). Il sindaco Emanuele Lilliu e il vice Vincenzo Zedda seguono gli ultimi lavori. «Questo palazzo racchiude la cronistoria del paese – afferma il sindaco – Noi abbiamo ricevuto due grosse eredità, Su Nuraxi e il palazzo Zapata con il suo tesoro. Ci impegneremo per farne un buon uso. Il futuro del paese è qui». Per Barumini si prepara un’altra giornata storica. Una grande scommessa è stata vinta, da quando il palazzo dei marchesi fu acquistato per 250 milioni di lire. Era stato proprio Emanuele Lilliu, sindaco anche nei primi anni Novanta, a destinare ai primi lavori di scavo ottanta milioni ricavati da un avanzo nel bilancio: «Qualcuno alla Soprintendenza ci disse: se cominciate a scavare, il museo lo aprirete tra vent’anni. Abbiamo aspettato, ma ne è valsa la pena». Ma il museo presenta un’altra sorpresa. Un altro piccolo tesoro a disposizione della comunità. Lo hanno recuperato Maria Rosaria Lai e Patrizia Mameli, della Soprintendenza archivistica di Cagliari. Grazie alla disponibilità di Lorenzo Zapata, pronipote dell’ultimo marchese, hanno digitalizzato l’archivio della famiglia: 66 pergamene, atti notarili, documenti, in totale diecimila carte.
Dal feudalesimo al popolo di ingegnosi costruttori e sapienti artisti-artigiani capaci di forgiare le meravigliose statuine in bronzo. Tutto raccontato e messo in mostra in questo palazzo diventato custode della storia di 3500 anni fa, dove si può ammirare un possente nuraghe bianco, costruito in arenaria anziché nel duro e scuro basalto della reggia. Qui, a Barumini, dove le pietre raccontano favolose storie.

Comune di Barumini: http://www.comune.barumini.ca.it

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