La leggenda de Su Boe Ferrainu - Contus Antigus

La leggenda de Su Boe Ferrainu

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su boe muliache

Tra le figure mitologiche della Sardegna ancestrale quella del Toro, espressione incontestabile di potenza muscolare e virilità, era tra le più diffuse e la protome taurina ricorre spesso tra le manifestazioni considerate divine nei siti a carattere sacrale.
Come il leggendario Minotauro Cretese, anche alcune leggende sarde narrano di una sorta di animale totemico che abitava nelle profondità delle grotte o entro gli anditi più reconditi degli abissi, e spesso il suo spirito si incarnava nelle persone colpevoli di qualche grave delitto impunito dalla giustizia umana.

Anzi, per rendere meglio la similitudine, il reo inconfesso si trasformava spesso proprio in un toro gigantesco dalle fattezze demoniache e il suo lamento lugubre era nunzio di sventura e morte certa.
Solo alcuni rituali particolari o il coraggio indomito di un “Omine Cabbale”, ovvero di un valent’uomo animato da profondo senso civico e religioso
rispetto, poteva liberare il colpevole da questo atroce supplizio. Rare volte, nei casi delle colpe più empie, il supplizio divino poteva essere anche eterno.

Nelle varianti dialettali Sarde il coraggioso eroe riveste i connotati de Su Traigolzu, un’antica maschera di origine sciamanica che trascina le
pelli del mostro (“Traere Corzos” significa proprio trascinare le pelli) e le catene che lo soggiogavano, mentre il bue prendeva il nome di Boe Cultu, Boe Biancu, Erchitu o Boe Muliache.
Nel caso di Cuglieri prendeva il nome di Boe Ferrainu.

Si dice che secoli e secoli fa, quando ancora la città di Cornus si affacciava ridente dall’acropoli di Corchinas allo specchio di mare sottostante, uno dei principali possidenti locali intraprese la carriera ecclesiastica divenendo addirittura Cardinale.
Ma il ruolo che rivestiva non era sufficiente a soffocare l’istinto di bramosia e cupidigia a cui era avvezzo per via degli agi e dei lussi a cui era abituato nella sua vita di ricco possidente. E così fece arrestare e giustiziare una famiglia ingiustamente accusata di averle sottratto del grano e i membri invano supplicarono la grazia.

La vendetta si abbatté implacabile sul cardinale: la berretta si trasformò in una enorme testa cornuta e la cappa magna in un irsuto vello fulvo e l’empio soggetto divenne un enorme “Boe Ruggiu” che iniziò a vagare per le campagne distruggendo tutto.
Una provvida compagnia di amici però riuscì a incatenare la bestia, ribattezzata “Su Boe Ferrainu” o “Boe Ferrau”, e si dice che venne imprigionato in enorme labirinto celato sotto il velo dell’acqua sotto lo stagno di Santa Giusta. Dove tutt’oggi alcuni cupi rimbombi assicurano la prosecuzione dell’eterna pena da parte del cardinale malvagio.

Antonello Scanu

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