La festa di Santa Greca attraverso le tradizioni - Contus Antigus

La festa di Santa Greca attraverso le tradizioni

Tempo di lettura: 3 minuti

Fine di una tradizione; la processione con le catene di Santa Greca.
La devozione popolare a Decimomannu; il culto, le celebrazioni, le tradizioni, la storia non possono prescindere da Santa Greca.

Tante curiosità s’intrecciano sul culto della nostra Santa; atti di fede che non hanno pari, scene singolari, usanze andate avanti e altre non più in essere perché la stessa chiesa non le reputava degne di fede, come; il portarsi dalla stazione ferroviaria alla Piazza Santa Greca e durante le processioni, ginocchioni, stendere i fiori sulle strade (sa ramadura). Si ricorda anche lo spostamento di una festa al 7 novembre, anziché l’ultima domenica di settembre come da tradizione, a causa del colera. Una delle usanze, ora in disuso, era quella di portare in processione le catene di “Santa Greca”.
La credenza popolare affermava che si trattasse delle catene che erano state poste alla Santa quando era stata imprigionata. La cosa però è molto strana data la pesantezza delle stesse e la difficoltà di usarle incatenando una giovinetta.

Il canonico Spano nel suo libro; “storia della chiesa di Santa Greca presso Decimo Manno”, a pg.10 e 11 scrive:
Nella cameretta da cui si salisce al pulpito, il visitatore vedrà in terra gettate due pesanti catene di circa 80 chilogrammi l’una dimanderà ognuno a che cosa serviranno queste catene” Erano quelle con cui fu incatenata la Santa? Niente affatto. Queste si portano a tracollo strascinandole per terra nel di della festa dietro la processione da quelli che per intercessione della Santa furono liberati dalla pena della galera! Questi si vestono di bianco e colla visiera in testa per non esser conosciuti, fanno il giro cagionando orrore con quello strepito di catene, come anticamente facevano i disciplinati a sangue.(Più strana e ridicola è la penitenza di quelli che vanno dietro la Santa camminando in ginocchioni, strascinando la lingua per terra. Tante volte capita in tempo di fango, e cosi dopo la penitenza impiastricciati di fango non hanno figura di cristiani. Sarebbe tempo che i confessori commutassero questi imprudenti voti, nocivi alla salute! L’autore di questa ferrea penitenza dicesi sia stato uno che aveva fatto il voto alla Santa che l’avesse liberato dalla galera che aveva meritato per i gravi delitti che aveva commesso. E la Santa toccò il cuore dei Giudici (che non erano cosi teneri come quelli dei nostri attuali Giurì), e ricevette la grazia. VOTUM FECIT GRATIAM ACCEPIT. Ora l’eseguiscono anche quelli che escono dalle carceri: ma la vera penitenza di questi sarebbe di non ricadere più nei delitti per cui furono condannati.

Questa tradizione sino al 27 febbraio 1923 era in auge, ma in quella giornata Monsignor Piovella (Arcivescovo) in visita pastorale a Decimo, ordinò la rimozione delle catene, poiché storicamente non compatibili.
Il parroco don Maxia attenendosi alle disposizioni della gerarchia ecclesiastica non permise che, per la festa dell’1° Maggio le catene fossero portate in processione. Addirittura, dopo il giudizio del vescovo, era intenzionato a venderle.
Quell’azione non fu gradita. Sia dai fedeli che, come risulta dagli atti della parrocchia, al comitato: “PRO RESTAURI CHIESA PARROCCHIALE”, sia alla commissione d’amministrazione dell’Azienda di Santa Greca, di cui faceva parte anche il Sindaco. Questi scrissero al parroco, don Maxia, e all’Arcivescovo, mons. Piovella, nei giorni successivi al 1° maggio. In particolare i firmatari della lettera al parroco, datata 3 maggio 1923, i signori: Rocco Pisano, Gregorio Ibba, Efisio Meloni, Umberto Ciuti, Giovanni Cadoni, Nino Serra, Enrico Casula. Pongono in evidenza il malcontento del popolo decimese, le rimostranze dei fedeli che arrivavano da tutte le parti dell’Isola. La necessità di sospendere la raccolta delle offerte per evitare “incresciosi rimproveri e cattive figure.” e fanno richiesta per il ripristino della centenaria tradizione, in maniera da soddisfare tutta la popolazione ed in particolare i fedeli. In caso contrario si troverebbero, loro malgrado, nella necessità di dover dare le dimissioni in massa.
Pochi giorni dopo (8 maggio1923),  la commissione scrive al vescovo, circa con lo stesso tono della lettera precedente, facendo dei riferimenti storici più o meno precisi e facendo leva sulla tradizione e sulla devozione dei fedeli ormai abituati a questo tipo di processione. Ma non ci fu niente da fare,
seppure l’ardore delle organizzazioni e del sindaco, tentassero il tutto per tutto per ripristinare la tradizione. Da allora le catene non si mossero più dalla chiesa se non per essere sistemate lungo le pareti della scala che porta alla cripta.

Per approfondimenti: http://www.decimomannu.135.it/

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