La chiesa di San Nicolò a Pirri

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La chiesa di San Nicolò, risaliva al medioevo ed era già quasi completamente distrutta quanfo agli inizi dell’800 venne smantellata e i suoi ruderi trasportati a Pirri.

A quei tempi esistevano soltanto le pareti e le due navate; nella II metà del secolo, invece, l’area su cui sorgeva era ormai ridotta ad orto ed era disseminata di frammenti di antiche colonne di marmo e di iscrizioni di epoca romana: la chiesa, infatti, era stata costruita con materiali di spoglio ricavati da preesistenti edifici (anche le colonne che ornano il portone d’ingresso del Regio Arsenale, l’attuale Cittadella dei Musei, provengono dai medesimi ruderi).

San Nicolò era ubicata nei pressi della località di terramaini, nel luogo che fino a pocchi decenni fa veniva indicato come Bingi’è Cogoni e anche “possesso Piludu“, dal nome di due vecchi proprietari. Lì in età romana sorgeva un centro fortificato, un “oppidium”, dal quale nel medioevo derivò un paese che fu chiamato San Vidrano.
La sua esistenza è attestata da numerose fonti documentate dell’epoca, dove è spesso citato accanto a Pirri, fino a quando, nel secolo XV, non scomparve per vicende ignote. La chiesa venne quindi chiamata San Nicolò in Vidrano.

Benchè fosse situata in quella località, San Vidrano era anche la parrocchia dell’antica Pirri, che allora non occupava la posizione odierna, ma si estendeva più a sud, verso lo stagno di Molentargius. Solo in seguito la popolazione, forse a causa della malaria che infestava la zona, si spostò in direzione opposta dando origine all’attuale abitato. Pirri nel medioevo non era costituita da un solo nucleo abitativo, ma da agglomerati distinti di case ed era formata da un’unica via che da San Nicolò conduceva a San Pietro, un’antica chiesa sita in località Terr’e Teula e distrutta prima del 1600, da non confondersi quindi con quella oggi esistente.

Nel “Liber chronicus“, un manoscritto del sacerdote Luigi Lobina, rettore della parrocchia di San Pietro agli inizi del ‘900, si ricorda che quando nella vecchia chiesa dell’Apostolo si celebrava la festa del patrono anche la cavalleria di San Nicolò partecipava alla manifestazione religiosa e viceversa per la festa di questo santo.
I cavalieri vestivano l’antico costume “a collettu”, una specie di corpetto senza maniche formato da due pelli che si sovrapponevano sul petto e sulla pancia e scendevano fino alle ginocchia. Esso veniva stretto e assicurato in vita con una fascia di cuoio alta quattro o cinque dita, che i benestanti portavano rossa e legata per mezzo di uncini d’argento con i quali ornavano anche il petto; gli altri, i meno abbienti, usavano inserire un pugnale tra la fascia e “su collettu”.

Oggi nella località in cui era ubicata San Vidrano è sorto il quartiere di Santa Alenixedda, il cui nome è legato alla presenza sul posto di una piccola chiesetta sopravvisuta all’antico borgo medioevale e rimasta quasi intatta fino ai giorni nostri.
E’ una capelletta romanica con qualche influenza gotica la cui facciata, divisa in tre specchi da lesene, presenta una serie di archetti arabeggianti ed un campanile a vela che le conferisce un certo slancio verso l’alto. Parte delle strutture architettoniche sono costituite da alcuni cippi di calcare risalenti all’età romana e recanti delle iscrizioni funebri; altre lapidi della stessa epoca, che fungevano da stipiti nelle porte di alcune abitazioni, sono state rinvenuite nei dintorni.
All’inizio di questo secolo l’interno della chiesa era adibito a serbatoio d’acqua, mentre verso il 1865 vi si poteva ancora osservare la mensa marmorea dell’altare.In passato il proprietario della chiesa era un nobile, il barone di teulada.