Is fraris Marceddu – Sa pappara de giarrettu

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I fratelli Marceddu , molti cagliaritani specie quelli piu’ anziani ricordano , sono personaggi tipici di una Cagliari che non c’è piu’, famosi perché onesti e instancabili lavoratori e grandi mangiatori (sazzagonisi) . Is fraris Marceddus vissero nel primo trentennio del XX sec. a Cagliari , e precisamente in Castello , erano fabbri e avevano la loro bottega in via Università , a fianco del vecchio Teatro Civico .

zerriMariano su piscarori  ,teniara una barca manna ancorara a Sa Scaffa.
Fiara grandu amigu de is fraris Marceddus, dogn’antanti di faianta riparazionis in is partis de ferru de su battellu.
Una di a mengianu chizzi si presentara a domu de is fraris Marceddus, cund’una cascitta de giarrettu piscau,  a su notti in su mari de Villasimius.
Donara dus corpus de manu a sa porta, e Fisinu beniri a oberri.
Buongiorno Marianu , e ita ci faisi acust’ora in domu mia? Ita r’è suzzeriu? Sesti segara sa barca?
Non esti suzzeriu nudda, nottesta appu fattu una pisca manna e appu pensau a is amigus, s’appu portau una cascitta de giarrettu, oi sindi coeisi una pariga , e s’atru du poneisi in sa ghiacciaia, po attras bortas. Immoi mindi andu poitta deppu andai a su Municipiu po rinnovai sa  licenzia de piscai.
Grazie Marianu , sesi un ‘amigu

Poggiara a terra sa cascitta, zerriara is fraris : “Toninu fai una cosa, piga su craboni de linna, alluiddu in sa forgia e candu s’esti fattu una bella braxi, da pigasa cun sa palitta e da spraxisi in terra accanta de sa forgia, aundi su pavimentu è fattu con mattonisi  refrattarius, poi pigasa sa reti metallica de su lettinu e da sistamasa appizzu de su fogu spraxiu, ci poneusu allineau tottu supisci chi s’a portau Marianu, oi.
Tonino alluiri su fogu e, appustis chi s’esti formara sa braxi, fairi  cummenti da nau Fisinu , su pisci du preparara prima appizzu de sa rete  metallica, e poi si fari aggiurai de su frari, po du collocai appizzu.
In su mentri Fisinu pigara una bella disqua manna, ci poniri s’acqua, su sali, allu segau in quattru e ramettus deperdusemini a folla larga, po spruzzai su giarrettu dopu chi esti arrustiu.
Su pisci coendi stiddiara su grassu appizzu de sa braxi , e su fumu cuminz’ara a preni s ‘apposentu, non si biiaraa unu metru de distanzia.
Fisinu…. E immoi cumenti fazzu a furriai su pisci a s’atra parti?
Ma ses balossu! Non asi ancora imparau a bivi, eppuru se bellu e mannu.
Dona unu bellu corpu a sa reti metallica , e a ‘sa biri chi su pisci si furriara!

Tonino fairi cumenti d’a nau su frari e tottu andara beni.
Poi izzerriara su frari pod’aggiurarai a spostai sa reti metallica de pizzu’ e su fogu.  Piganta duas pinzas longas de ferreri , e con igussas  spostanta sa reti de su fogu, arregollinti su pisci cottu e du poninti aiuntru de una scivedda bascia, du spruzzanta cun i ramisceddus de perdusemini cun s’acqua preparara de Fisinu.  Sa mesa esti beni preparara, a centru sa scivedda cun su pisci cottu a puntinu e cuminzanta a pappai.
Tonino ndi bessiri: “Ma sa spina aundi da poneusu?
Arrispundi Fisinu : “Ma ita ses narendi puita su giarrettu spina reniri? Sighi a pappai assinunca non d’atturara, atru chi du ponni in sa ghiacciaia, po immoi duesu stuggiau in brenti, ci buffausu unu scantu  tassas de binu, e….. atras bortas mellus.
Dopu prangiu arregollinti sa braxi,  da ghettanta in sa forgia e a pustis…… a si corcai po unu riposeddu beni meritau, pappendi tropp’allestru si fianta canzausu.

Vincenzo D’Agostino

Grazie agli amici del Circolo San Saturnino di Castello

 

Mariano il pescatore, aveva una grande barca ancorata a Sa Scaffa.
Era un grande amico dei fratelli Marceddu, che ogni tanto gli riparavano le parti in ferro del battello.
Un giorno, la mattina presto, va a casa dei fratelli Marceddu con una cassetta di zerri pescato nella notte nel mare di Villasimius.
Da due manate alla porta e Efisio apre.
“Buongiorno Mariano, e cosa ci fai a quest’ora a casa mia? Cosa ti è successo? Si è rotta la barca?”
“Non è successo nulla, stanotte ho fatto una grande pescata e ho pensato agli amici. Vi ho portato una cassetta di zerri, oggi ve ne cuocete un paio e l’altro lo mettete nella ghiacciaia, per altre volte. Adesso me ne vado perchè devo andare in municipio per rinnovare la licenza di pesca.”
“Grazie Mariano, sei un amico.”

Poggiata a terra la cassetta, chiama i fratelli: “Tonino fai una cosa, prendi il carbone di legna e accendilo nella forgia e quando ha fatto una bella brace la prendi con la paletta e la spargi in terra vicino alla forgia, dove il pavimento è fatto con mattoni refrattari, poi prendi la rete metallica del lettino e la sistemi sopra la brace. Ci mettiamo allineati tutti i pesci che ci ha portato Mariano oggi.”

Tonino accende il fuoco e dopo formata la brace, fa come gli dice il fratello. Prepara il pesce sulla rete metallica e poi si fa aiutare dal fratello per sistemarlo a dovere.
Nel mentre Efisio prende un grande vassoio, ci mise dell’acqua, il sale, aglio tagliato in quattro e un rametto di prezzemolo a foglia larga, per spruzzare i pesci dopo averli arrostiti.

Il pesce, cuocendo gocciola il grasso sopra la brace, e il fumo inizia a riempire la stanza tanto che non si vedeva a un metro di distanza.
“Efisio, e ora come faccio a girare il pesce dall’altra parte?”
“Ma sei stupido! Non hai ancora imparato a vivere eppure sei bello grande. Dai un bel colpo alla rete metallica e vedrai che il pesce si gira.”

Tonino fa come gli ha detto il fratello e tutto va bene, quindi lo chiama per aiutarlo a spostare la rete da sopra la brace. Prendono due pinze lunghe da fabbro e spostano la rete dal fuoco. Raccolgono il pesce arrosto e lo mettono dentro un vassoio basso, lo spruzzano con i rametti di prezzemolo con l’acqua preparata da Efisio.
Il tavolo è pronto con al centro il vassoio con i pesci cotti a puntino e iniziano a mangiare.
Lillicu dice: “Ma le spine dove le mettiamo ?”
Efisio risponde: “Ma cosa stai dicendo, perchè lo zerro ha spine? Continua a mangiare altrimenti non ne rimane, altro che metterlo in ghiacciaia. Per adesso l’abbiamo messo in pancia, ci beviamo un paio di bicchieri di vino e… altre volte meglio”.
Dopo pranzo raccolgono la brace, la gettano nella forgia e dopo.. si coricano per un riposo ben meritato, mangiando troppo velocemente si erano stancati.

 

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