Villacidro: Incendi di oggi e di ieri
Questo articolo è stato letto: 4590 volte
I furibondi incendi del 29 e 30 agosto 2007 che hanno devastato le pinete di Monte Omo, Castangias, il Carmine e Seddanus ci riportano con la memoria altri “storici” incendi: quelli del 1921, 1936, 1950, 1989, 1996, 1997, 2003.
Chiesa S.Sisinnio:
1) Sull’incendio nella chiesa di san Sisinnio si hanno scarne e lacunose notizie. Nel Liber Chronicus della Parrocchia di S.Barbara, redatto da mons.Giuseppe Diana, è scritto: «Nella chiesa l’altare maggiore era di legno e molto bello (come pure ha molto pregio il pulpito ancora esistente). Purtroppo un incendio lo distrusse nel 1921: dell’altare di stile barocco, della terza campata della volta, del simulacro di S.Sisinnio non rimase niente. Nel 1922 l’altare fu rifatto in marmo, a spese del popolo, mentre era sindaco il Sig.Francesco Alagna, Parroco il Dott. Giuseppe Ortu e Presidente del Comitato il Sig.Antonio Follesa». Si dice che il simulacro del santo (che la tradizione vuole nato in Eleni) assieme a quello di san Pietro siano stati buttati in un pozzo.
Aia Anni:
2) Il 1936 è un anno che ancora si ricorda a Villacidro per un avvenimento di eccezionale gravità, soprattutto in riferimento alla natura prevalentemente agricola dell’economia del tempo: un furibondo incendio scoppiò nell’aia Anni (a ridosso dell’attuale via Nazionale) e distrusse il grano ivi ammassato. L’anno prima una formidabile nevicata ricoprì il paese (la neve raggiunse il metro d’altezza!) e da allora quella insolita nevicata è passata alla storia come sa niàda de su trintacincu.
L’incendio nell’aia Anni fu appiccato da tale Erminio Casu, di mestiere barbiere e poi panettiere che però coltivava anche la terra, come del resto tutti gli artigiani d’allora, fabbri, calzolai, carpentieri ecc., che aveva conferito il suo grano all’aia (non proprio di prima qualità) e l’aveva assicurato. L’incendio doloso investì proprio quel grano e, disgraziatamente, si propagò all’intero deposito riducendo tutto in cenere. L’importo dei danni fu stimato sulle 200 mila lire. Per avere un’idea dell’entità di quella cifra basti pensare che la giornata di un lavoratore (che superava abbondantemente le 8 ore) era di 8 lire e il viaggio andata e ritorno a Cagliari costava 12 lire. Il Casu fu riconosciuto colpevole e condannato a 7 anni di carcere, che effettivamente scontò nel carcere mandamentale di Villacidro. Esiste una rara documentazione fotografica, molto interessante perché raffigura l’intervento degli uomini nell’opera di spegnimento. Allora non intervenivano certo gli aerei, gli elicotteri o le autobotti. Si doveva combattere il fuoco a forza di braccia, a pàbia e marra, eppure si riusciva a contrastare efficacemente anche il fuoco più gagliardo.

Municipio:
3) Ben più grave fu l’incendio che devastò il Municipio il 16 febbraio 1950. Infatti andò distrutto l’archivio del comune privando così la cittadinanza della ricca documentazione ivi custodita. Ecco cose scrisse L’Unione Sarda sul grave avvenimento:
“Un violento incendio si è sviluppato alcune notti or sono nei locali del municipio di Villacidro. L’incendio che ha assunto proporzioni veramente allarmanti ha causato la distruzione dell’intero archivio del comune ed ha danneggiato gravemente l’intero fabbricato. I vigili del fuoco di Cagliari si sono recati sul posto, non appena avvertiti, ma non hanno potuto evitare, nonostante tutta la buona volontà, che l’incendio causasse un danno di 10 milioni circa.
Sono in corso le indagini per stabilire le cause del disastro”.
Quali le cause di questo grave incendio doloso? In verità non si è mai fatta del tutto chiarezza, ma solo ipotesi. Una di queste dice che, a seguito dell’assegnazione dei terreni comunali, qualcuno insoddisfatto da questa ripartizione, pensò bene di distruggere la documentazione che regolava appunto l‘assegnazione delle terre pubbliche,. Un’altra ipotesi parla di una vendita del sughero da parte del comune, vendita che sarebbe stata oggetto di losche manovre per coprire le quali si pensò bene di distruggere le prove di un’ipotetica frode. Nel prezioso volume fotografico Risalendo la Fluminera di M.Sardu e A.M.Fadda, la foto n.129 riproduce la facciata del Municipio devastata dall’incendio: ”…si possono notare i segni del fumo ai lati delle finestre del primo piano. Nell’incendio andarono distrutti documenti, fotografie e libri di inestimabile valore per la storia di Villacidro. Vennero salvati solamente pochi registri dell’anagrafe”.
Ma ai danni causati dall’incendio si devono aggiungere anche quelli provocati dagli interventi precipitosi e maldestri dei soccorritori che, con lo scopo di attenuare le fiamme, buttarono alla rinfusa nel cortile fascicoli e documenti che andarono così dispersi e distrutti
Portone Municipio:
4) Nel 1989 era Sindaco una donna, Concetta Vacca. Fu dato alle fiamme il portone del palazzo municipale e anche due gradini di granito risultarono gravemente danneggiati.
Parco macchine:
5) Il 9 aprile 1996 un furioso incendio scoppiò nel Parco-macchine del Comune, sito nelle casermette di via Melis. Andarono distrutti diversi automezzi per un valore di circa un miliardo di vecchie lire. Non è stata fatta luce sulle cause di questo incendio che causò ingenti danni alle casse comunali.
Colonia Montimannu:
6) I primi di luglio del 1997 un furibondo incendio scoppiò nella Colonia di Montimannu: andarono distrutti tutti gli arredi e oltre 10 letti con relativi materassi.
Cuccureddu:
7) Nel 2003 altro devastante incendio nella pineta di Cuccureddu. Riportiamo quanto si può leggere nel sito www.villacidro.net :
I primi bagliori sono stati notati verso le 3 del mattino del 20 agosto da chi non riusciva a prender sonno a causa del caldo. Poi, di buon mattino, si sono sentiti gli elicotteri fare la spola per rifornirsi d’acqua. Intanto le fiamme si alzavano a divorare i pini arsi da 5 mesi di sole rovente.Verso le 9 arriva un Canadair da Olbia o forse da Ciampino: sorvola il teatro dell’incendio poi si dirige a rifornirsi d’acqua…e così è stato per quattro volte con l’aereo che andava e tornava lanciando getti d’acqua che attenuavano la voracità delle fiamme. Ma il fuoco, in quelle ore, aveva già divorato almeno 20 ettari di rimboschimento e macchia mediterranea, minacciando la pineta di Narti e il bosco di lecci. Intanto il Canadair veniva dirottato altrove perché era sopraggiunto dall’aeroporto di Fenosu un Helitanker che si dirigeva sul laghetto di Montimannu per rifornirsi d’acqua. Questi grossi elicotteri uniscono ad una notevole capacità di carico (9000 litri) una manovrabilità superiore a quella dei Canadair (5000 litri). Grazie a queste doti e alla preparazione dei piloti, il loro contributo è determinante per circoscrivere il fronte del fuoco.
Alle 13 il grosso lavoro di spegnimento sembra fatto e giunge l’ora delle squadre a terra per soffocare i focolai residui e iniziare l’opera di bonifica. Ma il maestrale, che soffiava debolmente dal primo mattino, si è rafforzato, costringendo alcuni mezzi aerei minori a trattenersi fino a metà pomeriggio. Sul far della sera diverse colonne di fumo si levano ancora dai costoni anneriti di Cuccureddu e nel buio sono visibili le fiammelle tremule dei ceppi che lentamente continuano a bruciare. E infatti, durante la notte, il fuoco riprende vigore continuando a divorare il sottobosco e il tappeto di aghi di pino, acquistando nuova linfa ogni volta che incontrava sulla sua strada vecchi tronchi secchi crollati a terra o alberi caduti a causa delle fiamme delle ore precedenti. Così il lavoro di spegnimento è ripreso la mattina 21 agosto, con le squadre di uomini a terra e un primo elicottero del Servizio Regionale Antincendio a buttar giù acqua in continuazione. Alle 8,30 è nuovamente intervenuto il Canadair: per 5 volte ha pescato il suo carico nel mare della Costa Verde, portandosi rapidamente sul cielo di Cuccureddu per lanciare il suo carico. Alle 10 nuovo cambio di guardia: entra in scena l’Helitanker ad affiancare l’elicottero del Servizio Regionale. L’Helitanker lavora fino alle 15. Al mattino del terzo giorno l’incendio ha percorso quasi tuta la superficie nascosta dei pini della metà inferiore di Cuccureddu, per un totale di almeno 40 ettari.
Monte Omo, 2007:
8) Gli incendi del 29 e 30 agosto dello scorso anno sono cronaca contemporanea e rimandiamo il lettore a quanto già pubblicato nella stampa e nel sito già citato.
Fin qui la storia. Purtroppo si rivela profetica una definizione dei villacidresi data dallo scrittore Giuseppe Dessì: «è un popolo questo di truffaldini, grassatori e incendiari». Definizione che sottoscriviamo in pieno.
Gian Paolo Marcialis
Segnala, vota, condividi, salva l'articolo tramite:





