Il tesoro di Capitana - 3° Parte
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Entrarono e, un po spaesati stettero muti, come se un evento misterioso dovesse suggerire loro cosa fare, al che prese la parola il Geometra che armatosi della classica forcella da rabdomante disse che avrebbe iniziato a scandagliare il terreno con la speranza di individuare un qualcosa di anomalo che li aiutasse e soprattutto, per accelerare i tempi....
Iniziò così tra la curiosità generale a camminare lungo il perimetro della tenuta attento a percepire ogni minima variazione che la forcella gli avrebbe trasmesso...... Non succedeva nulla da un pezzo... il tempo correva veloce ed ancora non si avvertiva alcun
segnale, quando all'improvviso giunto li dove erano morti i cani.... la bacchetta incominciò a vibrare fortemente. A questa vista, tutti, concitatissimi, gli si strinsero intorno dicendo
<E quì! E qui>
Erano convinti che il tesoro fosse li sotto, dove aveva indicato la forcella “magica.
Mentre decidevano di rimuovere le pietre che segnavano il confine del terreno e potessero scavare, intervenne Mariuccia, la quale perentoriamente ordinò che non si azzardassero ad andare oltre.
<Non lo fatte ! Non toccate niente. Sento che se andate oltre succederanno delle disgrazie.>
Spaventati si bloccarono, conoscevano di fama Mariuccia per non accettare i suoi consigli, così, seppur a malincuore, si soffermarono ad ascoltare cosa suggerisse ancora.
<Andiamo via, torneremo dopo che avrò fatto alcune cose che ci mettano al riparo da ogni rischio>
Accordato che si sarebbe fatta risentire lei quanto prima possibile, si salutarono ed ognuno rientrò alla propria casa.
I padroni di casa, rientrati a Quartu non si davano pace, nonostante gli avvertimenti loro avrebbero preferito andare avanti... avrebbero scavato fino a raggiungere il bramato tesoro... era li, a due passi e con quattro badilate lo avrebbero tirato fuori. Con quel tesoro si sarebbero arricchiti tutti, perché tentennare? Se le cose fossero andate per le lunghe decisero che avrebbero sciolto il gruppo e sarebbero andati avanti da soli.
La bramosia per il danaro li aveva sconvolti, avevano deciso. Intanto Mariuccia aveva contattato una persona di fiduccia, un giovane che lei reputava come persona extra sensibile, colui che avrebbe potuto accertare con garanzia se e come fosse stato possibile impossessarsi di tale fortuna, al che mandò come messo il proprio nipote affinché contattasse il giovane.
Questi si recò da lei il giorno dopo e, preso atto del caso descritto, accettò di far parte del gruppo ma al momento non era disponibile ... si doveva aspettare un settimana circa prima di poter andare nel luogo descritto. Nonostante le insistenze di costei, irremovibile, disse che prima non poteva assolutamente, per cui, se proprio ci teneva a che fosse presente anche lui si doveva aspettare che si liberasse da altri impegni.
Avvertisse pure gli interessati che presto si sarebbe visto che cosa si poteva far di meglio.
Seppur delusa, Mariuccia, dovette stare ai patti, d'altronde anche lei non si fidava ad andar avanti da sola, pertanto, avvertiti i padroni di casa si stabilì di attendere la disponibilità del nuovo partecipante. Questi accettarono la partecipazione dell'estraneo, ma con riluttanza, avrebbero preferito che non si aggiungessero altri elementi ai presenti... erano già in troppi e .... la spartizione poi ...
Rassicurata Mariuccia che avrebbero aspettato partirono, loro, e gli altri anici che sia erano aggiunti nel frattempo.
Iniziarono a rimuovere le pietre che separavano il podere dal territorio demaniale, essendo che li vicino scorreva un fiume, lo stesso che a suo tempo alimentava la falda del pozzo del convento distrutto, ma loro non potevano saperlo, visto come si presentava il territorio...
Dovettero smettere più volte l'immane lavoro e riprendere ogni qual volta che le persone che li osservavano da lontano si fossero allontanate.
Certamente, se avessero saputo che si trattava di ben altri esseri, non avrebbero continuato sebbene a tappe forzate.... le figure che loro vedevano, avendo messo gli stessi compagni d'avventura quali sorveglianti, alternativamente, mentre continuavano a rimuovere il pietrame. Non erano pastori, barracelli o carabinieri, nonostante la divisa li distinguesse tra gli altri comparendo alternativamente, queste “persone” non si avvicinavano mai, a trati sparivano e ricomparivano senza mai accostarsi al luogo del
lavoro.
Certo la famiglia non aveva rispettato i patti, la bramosia per il denaro aveva offuscato loro il cervello e non si rendevano conto di cosa sarebbe potuto accadere, cosa li aspettasse.
Avevano tempo, dato che Mariuccia aveva avvertito che prima di una settimana non sarebbe stato possibile ritrovarsi tutti insieme, così, nel frattempo avevano iniziato il lavoro con la speranza di trovare il tesoro anticipatamente.
Quello che successe nei giorni successivi tornò a scuoterli violentemente quando ricomparve il frate che li avvertiva per l'ennesima volta sul fatto che il tesoro dovesse essere consegnato alla chiesa e che, se non si sarebbe rispettato quanto detto, una terribile maledizione avrebbe gravato su di loro.
Incoscienti, come ipnotizzati continuarono imperterriti, volevano il tesoro a tutti i costi e continuarono a rimuovere le pietre.... Intanto avevano liberato un ampio spazio di terreno ed avevano riportato dei cani da guardia, sicuri che la loro presenza avrebbe dissuaso qualsiasi tentativo di avvicinamento al terreno.
Il giorno dopo puntualmente trovarono le povere bestie rigide, erano morte come le precedenti; le sostituirono in continuazione e puntualmente morivano senza un apparente ragione, mentre i giorni scorrevano veloci.
Il giorno dell'appuntamento fissato tra Mariuccia ed il suo giovane amico, finalmente era giunto, al che, come inteso chiamò la padrona di casa per avvertila, si sarebbero riuniti, come sempre, lo stesso pomeriggio... La padrona rispose che sarebbe stato meglio ritrovarsi nel giardino dal momento che tutta la famiglia era intenta ad eseguire dei lavori importanti sul posto.
Erano le sedici quando si incontrarono, c'era tutta la comitiva, il sacerdote , il geometra, la famiglia tutta ed altre quattro persone che furono presentate come parenti e che indispensabilmente dovevano essere parte del gruppo, anch'essi parte della spartizione, come era stato stabilito precedentemente.
Intanto la comitiva s'era allargata e la presenza del giovane, il nuovo arrivato, li aveva colti di sorpresa data la sua giovane età, al che, Mariuccia, garantendo per lui, riconfermò che la sensibilità di costui era addirittura superiore alla sua, pertanto essendo la sua presenza indispensabile iniziarono immediatamente a scandagliare il giardino ...
Fatto un largo giro, ben presto giunsero li dove erano stati rimosse le pietre, ed il giovane che chiameremo Enrico, si fermò di botto tremando come una foglia e disse:
<Ferma Mariuccia, non andare oltre. Li sotto, c'è il vuoto. Sento delle presenze intorno a noi .... fortissime .... sono tante presenze.... alcune fanno paura...>
Intanto i presenti si erano fatti intorno e qualcuno di loro già gioiva convinto che da li a poco si sarebbe arricchito. Enrico disse che era necessario andar via da quel luogo, era importante andare a casa del padrone, trovarsi lontani da quelle presenze che gravitavano sul posto, fare una riunione plenaria e necessariamente una seduta medianica per stabilire cosa fossero quelle strane presenze e cosa volessero. Lo stesso sacerdote confermò che non si poteva fare diversamente, era importantissimo stabilire un contatto dal momento che le “presenze” avvertite erano così numerose e che facevano paura.
Arrivati a casa, seppur a malincuore, dal momento che, secondo loro, un altra seduta si rendeva superflua.
Si disposero intorno al tavolo secondo le indicazioni del direttore (il geometra rabdomante) mentre il sacerdote, come sempre, stava al di fuori. Mariuccia ed Enrico, alla sua destra, serravano la catena così stabilita e subito iniziò la seduta al comando del direttore che incitava il famoso “Priore” a manifestarsi, mentre Mariuccia sbuffava rumorosamente.
In breve la voce suadente del priore si fecce viva, gli occhi dei partecipanti si illuminarono di gioia perché speravano che dopo di lui non si manifestassero altre entità negative. La voce di costui, dolce e pacata, ricordava gli accordi presi, ed invitava ancora una volta a non trasgredire la parola data. Fino a quel momento tutto procedeva perfettamente bene e la serenità si leggeva dipinta sui volti dei presenti quando, improvvisamente dalla bocca di Enrico una risata fragorosa scosse i partecipanti. Il giovane, anche lui medium di alta sensibilità, era stato pervaso da una delle altre presenze che aleggiavano intorno al gruppo, la risata aveva alterato il suo volto che cambiava continuamente espressione. A momenti faceva paura e si trasmetteva sottilmente nei presenti, in modo subdolo e pericoloso, infatti, uno dei partecipanti non resse a quelle manifestazioni forse perché credeva che le sedute fossero solo un gioco, tentò di sciogliere la catena mettendo così a repentaglio l'incolumità generale.
Subito intervenne il sacerdote che stava all'esterno della catena in modo che non succedesse il peggio mentre tra Mariuccia ed Enrico, o meglio, tra le due opposte entità si scatenò una vera “guerra”; le parole di una di queste erano spesso incomprensibili e si mescolavano con quelle del priore che raccontava come fossero stati trucidati da quell'orda di barbari pirati.
Come per incanto l'acceso diverbio, si spense, così come era iniziato e per un momento si creò un vuoto assoluto, si sentiva solo l'ansimare di Enrico, mentre Mariuccia, tra lo stupore generale, era tornata in se.
Nel giovane si notava visibilmente che combatteva una battaglia interiore per contrastare le presenze negative che tentavano di prendere il sopravvento, il suo volto si contraeva in orride espressioni davvero poco rassicuranti fintanto che, finalmente, si distese e ritornò normale e sereno....era segno che un entità positiva si era imposta tra le altre... era Jossuph.... il giovane che era stato legato al forziere e che era poi morto d'inedia....... si presentò piangendo a dirotto e singhiozzando raccontò la sua breve
vita finita poi tragicamente.
Raccontò che era stato rapito quando era era piccolissimo, come era vissuto ed a quante terribili battaglie era sopravvissuto, quante vite umane aveva troncato e di quanto ne andava orgoglioso dal momento che ammazzare il nemico significava glorificare potere e gloria per l'Islam.
La sua spada era ancora grondante di sangue fino a che non successe un evento miracoloso che lo aveva scosso violentemente risvegliando in se la natura Cristiana che mai avrebbe sospettato; questa prese il sopravvento nel momento che uno dei suoi compagni si accingeva a distruggere la bellissima Madonnina che era stata riposta ai suoi piedi quando lo lasciarono legato alla cassa del tesoro....
Raccontò la triste storia tra singhiozzi e disperazione, chiedendo infine di essere perdonato per quello che aveva fatto precedentemente nelle sua breve vita. Era straziante quanto veniva narrato e gli si fece solenne promessa che, intanto era perdonato, e che avrebbe ottenuto degna sepoltura.
Dopo di questo, le altre entità che erano sempre in agguato furono allontanate dal sacerdote che esorcizzò l'ambiente. Si sciolse la seduta e si commentò a lungo circa i fatti che erano successi, si stabilì, infine, che si sarebbe tornati ancora una volta nel giardino per prelevare il tesoro, finalmente.
La gioia per la conferma aveva mandato in visibilio l'intera comitiva e tutti si abbracciavano felici per quello che li attendeva.... una fetta del tesoro che li avrebbe arricchiti e sollevati, per la maggior parte di loro, da situazioni pendenti non certo ottimali.
Un brindisi con dell'ottimo vino Quartese, concluse la serata, si salutarono tutti calorosamente e lasciarono la famiglia ospite dopo aver concordato per l'indomani, oramai era abbastanza tardi.
La notte trascorse apparentemente tranquilla, in verità, l'euforia per la notizia ricevuta non fece dormire nessuno e meno che mai riusci a riposare il giovane Enrico, Lui era tormentato da brutti presentimenti, sentiva che c'era qualcosa che gli sfuggiva, qualcosa che gli procurava una strana agitazione e che lo teneva in ansia.... Non si sbagliava infatti, la mattina successiva di buon ora uscì per andare all'appuntamento e in meno di un ora era sul posto convenuto. Alcuni arrivarono poco più tardi. L'ultima ad arrivare fu Mariuccia, anch'essa sconvolta per aver trascorso una notte insonne; anche lei aveva gli strani presentimenti di Enrico e trovandosi insieme confabularono tra loro cercando di capire di che si trattasse.
Non sciolsero i dubbi che li assalivano fino al momento che, liberato l'ultimo strato di pietrame d'ingombro, vennero chiamati per visionare il lavoro eseguito. Si avvicinarono entrambi e, di fronte a quell'area ripulita, Enrico venne colto da una serie di brividi che gli facevano accapponare la pelle.
<E' qui.> disse. <Bisogna scavare in questo punto, qui c'è l'ingresso della cripta>
Di buona lena tutti i presenti incominciarono a scavare e già si intravedevano i primi gradini che portavano al sotterraneo, con amara sorpresa le scale erano sepolte dal crollo e dovettero faticare ancora a lungo prima di liberarle. Fecero una pausa veloce per rifocillarsi e ripresero a lavorare... erano le cinque del pomeriggio quando finirono, avevano liberato le scale sufficientemente da poter accedere a quello che sembrava un orrido pozzo senza fine., in fondo era buio pesto, meno male che si erano attrezzati
preventivamente, disponevano di grosse torce elettriche, robuste corde e di una scala di fune che all'occorrenza poteva essere utile, insomma, erano davvero attrezzati.
Continua....
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