Il tesoro del diavolo

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Antonica Marras, quell’autunno, aveva da qualche tempo un sogno ricorrente: Era una notte di luna piena…

Riconosceva il posto perché vi era stata diverse volte: si trattava della montagna di Magùsu e in particolare in una valle dove numerose donne nude ballavano, i lunghi capelli al vento, una danza sfrenata e lasciva. Tra le donne danzanti sovrastava un essere mostruoso dalle forme di caprone, con una lunga coda, le corna sul capo ghignante e un forcone stretto in pugno.
Con questo incitava le donne al movimento più sfrenato e quelle saltavano e giravano come forsennate. Quelle donne erano streghe, coghe, come si usava chiamarle a Villacidro, e il loro capo era il diavolo! Celebravano un sabba.

A un certo punto quel movimento vorticoso cessava e il diavolo esigeva il più assoluto silenzio. Poi con voce cavernosa e spaventosa si rivolgeva, nel sogno, proprio a lei, chiamandola per nome: «Antonica, cerca nel muro della cucina di casa tua! Sotto il  lardini troverai il segno!». Poi la visione spariva  e Antonica si svegliava di soprassalto, con un sudore freddo che le gelava le ossa e trascorreva la notte sveglia, non riuscendo più a riposare.
Questo sogno si ripeteva a distanza di un mese e dopo averlo rivissuto per due o tre volte, Antonica cominciò a preoccuparsi e pensò di parlarne al sacerdote in confessione. Questi l’ascoltò con molta attenzione e, dopo averla rassicurata, si offerse di benedire la casa, dicendole comunque di non badare a queste visioni: erano solo sogni, brutti sogni e nient’altro.

Il prete venne a casa sua e asperse ciascuna stanza con l’acqua benedetta, recitando le opportune formule di purificazione.
Da quel giorno Antonica non rivisse più il sogno che tanto l’aveva turbata. All’inizio era un po’ incredula ma le settimane e i mesi passarono senza essere più angosciata dal terribile sogno.
Un giorno, mentre rassettava la cucina, si accorse che nel pavimento, proprio dove s’innalzava il muro, si era formato un piccolo foro da cui usciva, quando pioveva, qualche goccia d’acqua. Lo  strano fenomeno non mancò di incuriosirla perché nella parete non si vedeva alcun segno di umidità: l’acqua sembrava venire dall’interno del muro. Così, pulendo ogni volta che pioveva quella strana apparizione d’acqua, trascorse l’inverno e arrivò la bella stagione.

Antonica decise di effettuare alcune modifiche nella sua casa, in particolare pensò di abbattere il muro di lardini della cucina per ampliare la stanza.
Quando il muratore stava effettuando i lavori di sbancamento chiamò la padrona di casa e le fece osservare un curioso fenomeno: il muro di lardini era attraversato per tutta la sua lunghezza, dal tetto al pavimento, da un sottile cunicolo, come se vi fosse stato scavato un tubo.

«Ecco spiegata l’origine della presenza dell’acqua nel pavimento! – disse il muratore- Si vede che nel tetto c’è un’infiltrazione d’acqua che è penetrata nel lardini scavando questo cunicolo. Certo che però è strano: questo cunicolo è perfettamente scavato, come se ci sia stato messo un tubo…». Il muratore proseguì nel suo lavoro. Spostando alcune mattonelle del pavimento, a un certo punto diede un’esclamazione di sorpresa e chiamò Antonica:
«Zia Antonica, venga, presto! Guardi!». E così dicendo tirò fuori dal pavimento una grossa pentola di terracotta piena di monete. Rovesciò il contenuto della pentola per terra e si accorsero con stupore che si trattava di monete, appunto, ma tutte arrugginite e perciò, inservibili.
Antonica allora capì il significato di quel lontano sogno ricorrente: quello era il tesoro del diavolo e l’acqua che si depositava nelle piastrelle era il segnale che le indicava dove cercare!
Ma fu ben contenta di averlo perduto!

Gian Paolo Marcialis

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