Il Folletto dalle sette berrette e il tesoro del capraro - Contus Antigus

Il Folletto dalle sette berrette e il tesoro del capraro

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folletti sardi

Fra le rocce della Gallura viveva un povero pastore con il suo gregge che era stato preso di mira dal servo di San Martino, un folletto maligno chiamato lu Pundaccju che, dopo aver lasciato il servizio del Santo, si era rivelato per quel che era veramente: un diavoletto goffo e grassottello, cattivo e dispettoso. Il folletto aveva sette berrette in testa, che, alla morte del Santo, gli erano state donate dal Diavolo, in cambio dei segreti di San Martino. La settima berretta, quella che stava sopra, era ciò che dava potere di far cozzare le capre le une contro le altre. Spaventato, l’uomo uscì alla luce della luna e vide il folletto che faceva sbattere le capre. Allora il pastore si mise a gridare:

Non c’è bisogno che le conti tu, Pundaccju! Le ho già contate io e sono più di cento“.
In realtà erano solo una cinquantina. Ma non poteva dire la verità, altrimenti le sue capre sarebbero morte nel giro di poche notti.
Il folletto, scoperto, saltò sul cavallo e lo lanciò al galoppo lungo i sentieri sassosi, ritornando da dove era venuto.
Da quel giorno il povero pastore fu tormentato dalla presenza del folletto.

Una notte, mentre dormiva nel suo letto, sentì qualcosa che lo toccava, come due mani che lo palpassero in tutto il corpo. Il folletto allora incominciò a saltargli sulla pancia, rimbalzando fino al soffitto come una palla; a ogni salto il povero pastore si sentiva soffocare, ma continuò a stare fermo. E quando il folletto gli saltò dalla pancia al petto, il pastore si alzò di colpo e gli rubò la prima berretta delle sette che aveva in testa.

Il folletto si fermò di scatto: nessuno era mai stato così veloce da rubargli una delle sue berrette.
“Ridammi la mia berretta, ladro di un pastore!” strillò adirato.
“Nemmeno per sogno!” rispose il pastore “Prima dovrai dirmi dove nascondi il tesoro!”.
“Quale tesoro? Io non ho nessun tesoro!”.
Ma il pastore non mollò:
“Io so, invece, che tu sei molto ricco, mio caro folletto. Perciò se non mi risponderai, io butterò la berretta nel fuoco”
Niente poteva spaventare di più il folletto.
“No, tra la cenere no!!!” strillò il folletto.
“E allora dimmi dove si trova il tesoro” ribatté il pastore.
Il folletto si arrese e rispose:
“Si trova a due passi dal tuo letto! E ora ridammi la mia berretta.”
“Non adesso- rispose il pastore- altrimenti tu potresti ridurre il mio tesoro in cenere”. Dopo di che il pastore incominciò a scavare fino a trovare il tesoro.

La sua fortuna era fatta!
“Io ho mantenuto la mia parola e ora tu ridammi la berretta” gridò il folletto.
Ma il pastore, con un gesto improvviso scagliò la berretta nella cenere e, mentre il folletto si avvicinava al caminetto, lo spinse, facendolo cadere nella cenere.
Subito dopo se la svignò con il tesoro.
Da quel giorno il pastore non ebbe più bisogno di allevare capre.

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