I tesori nascosti in Sardegna, Inghilterra e Irlanda

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tesori nascosti

Le leggende dei tesori magici in Sardegna sono molto diffuse.
Per approfondimenti vi rimando

Questi tesori, secondo le credenze popolari, sono custoditi da diverse entità: spettri di trapassati, demoni, esseri fatati.
Tra questi ultimi ricordiamo su Baottu de Setti Berritas e Maskinganna

SU BAOTTU DE SETTI BERRITTAS

E’ un folletto dispettoso di aspetto goffo e grasso, alto come un bambino di due o tre anni.
Si diverte a tormentare gli esseri umani sedendosi sul loro petto durante il sonno e per questo motivo talvolta viene confuso con s’Ammutadori.
Prende diversi nomi in base alle varie parti dell’isola ma il nome con cui è maggiormente conosciuto è “folletto dalle sette berrette”.

Corre velocissimo appena sfiorando il terreno, la superficie dell’acqua o del bosco, e varcando a volo qualsiasi ostacolo che gli si pari davanti.
Si posa lieve dove gli pare, non solo sul terreno, ma indifferentemente sugli alberi, sui tetti, sull’acqua, su scogli o picchi di roccia.
Può apparire all’improvviso dovunque, sotto qualsiasi forma, e scomparire all’istante.
Si crede che durante il giorno questa creatura dispettosa se ne stia ben nascosta nelle viscere della terra, dove custodisce pentole piene d’oro e altri tesori favolosi.

Tali tesori non appartengono quasi mai al folletto, ma sono da lui stati rinvenuti nelle profondità della terra e il più delle volte erano destinati, per volontà di chi li aveva nascosti, alle persone di cui si prende gioco.
Uno dei modi per rendere innocuo questo demonietto, e impossessarsi così delle sue ricchezze e dei tesori che porta sempre con sé, consiste nello svegliarsi mentre siede ancora sul proprio petto, sottraendogli con velocità e destrezza una qualsiasi delle sette berrette.
Se si riesce a prendergli il cappuccio, è costretto, per riaverlo, a rivelare un tesoro nascosto.

Tuttavia non cede facilmente: egli vi va dietro e attorno, chiedendolo, con un pianto che fa molta pena e con tante promesse di ogni bene. Occorre essere molto furbi ed avere un cuore di pietra per resistere a quel pianto e a quelle promesse. Perciò in genere il folletto riesce a farsi restituire il suo cappuccio.
Dopo che lo ha riavuto, non solo non mantiene le promesse, ma si dilegua per non riapparire mai più.
Si narra che ad Isili un bambino riuscì a farsi consegnare un tesoro gettando al collo del folletto un rosario.

MASKINGANNA

Si tratta di un particolare demone burlone dedito a far spaventare gli uomini, senza far comunque loro del male fisico. Si dice che sia uno degli esseri custodi degli Scusorgius, i tesori nascosti.
In Sardegna agisce prevalentemente nel mondo agro-pastorale, rendendosi protagonista di innumerevoli storie, prendendo di mira generalmente contadini e pastori.

Ha la capacità di assumere qualsiasi sembianza, spesso quelle di un bambino o di un animale, ma può manifestarsi anche solo con la voce.
In diversi racconti si presenta come un fanciullo con degli zoccoli al posto dei piedi, come gli Augurielli, folletti diffusi in gran parte dell’Italia meridionale, o il bruttissimo Barabao veneto.

Si diverte a combinare scherzi di ogni tipo alla malcapitata vittima o agli animali che questa custodisce.
Il Berlic valdostano di notte si introduce sotto forma di un’ombra nelle stalle, creando scompiglio tra mucche, cavalli e capre, mentre il Beilhund del Trentino ha l’aspetto di un manico d’ascia e la testa a forma di scure.
Si diverte a sostituirsi all’accetta del contadino, scomparendo ridendo e fiammeggiando quando qualcuno tenta di afferrarlo per tagliare la legna.Il Linchetto toscano invece si nasconde nei tini al tempo della vendemmia, si diverte ad intrecciare la coda ai cavalli o a bussare alla porta durante la notte.

Su Maskinganna compie anche azioni positive, talvolta dando avvertimenti utili agli esseri umani.
Si narra che un pastore avesse sconfinato col suo gregge di pecore in un altro terreno non suo.
Sedutosi all’ombra di una pianta di Fico udì da prima un brusio, e pian piano una voce ben distinta che lo avvisava di badare al gregge e di spostarlo perchè stava arrivando il padrone del terreno.
Il pastore si alzò di scatto cercando la persona che aveva parlato, e non vedendo nessuno, spaventato si affrettò comunque a radunare il gregge e riportarlo sul suo appezzamento di terra.
Sapeva di aver appena avuto a che fare con Maskinganna ma, memore dei racconti sentiti dal nonno, ne seguì comunque il consiglio.
Infatti, sulla via del rientro, incrociò proprio il padrone del pascolo in cui aveva sconfinato il gregge.

I TESORI IN INGHILTERRA E IRLANDA

Nelle leggende irlandesi troviamo i Leprechaun, rappresentati con l’aspetto di piccoli uomini anziani dediti a burle e scherzi.
Il loro nome pare derivare dal gaelico leipreachán, piccolo spirito, anche se una alternativa suggerita dall’Oxford English Dictionary lo fa derivare dal termine leath bhrógan, che significa ciabattino.
Infatti la leggenda vuole che i Leprechaun fabbrichino le scarpe per tutti gli esseri del mondo fatato.
Un’altra ipotesi fa derivare il termine da “luch-chromain”, “piccolo storpio Lugh”, dove Lugh è il nome del capo del mitico popolo gaelico dei Tuatha Dé Danann.

Il colore associato al Leprechaun è il verde ma ciò è avvenuto solo in epoca moderna. In passato si riteneva che questo particolare folletto vestisse di rosso, con ricami dorati e un cappello a punta. La sua giacca doveva avere sette file di sette bottoni (torna il numero sette come per le berrette del nostro folletto). Tale abbigliamento poteva però variare da contea a contea.

La tradizione vuole che abitassero l’isola di smeraldo prima dell’arrivo dei Celti, e per questo fatto vengono spesso associati ai luoghi in cui si trovano strutture megalitiche (forte analogia con i nostri tesori nascosti, associati spesso a manufatti pre-nuragici e nuragici), come i cosiddetti “anelli magici“, luoghi spesso caratterizzati dalla presenza di ruderi di costruzioni di epoca pre-celtica.

Solitamente sono creature schive e innocue e come gli gnomi sono estremamente ricchi, proprietari di tesori che occultano nei luoghi più disparati: antiche rovine appunto, case abbandonate, sotterrati ai piedi di grossi alberi.
Si può entrare in possesso di questi tesori catturando il Leprechaun a cui appartengono ed interrogandolo con domande specifiche.
In tutti i modi il Leprechaun proverà a rientrare in possesso del tesoro confondendo chi è riuscito ad ottenere l’informazione sul nascondiglio, trasformandosi in un essere subdolo e scaltro. Un esempio di tale scaltrezza lo ritroviamo in questo racconto:

Un giovane, dopo diversi tentativi, riuscì a catturare un Leprechaun, lo costrinse a rivelare l’ubicazione del suo tesoro.
Il folletto sconsolato lo condusse in un campo e gli indicò una pianta sotto la quale aveva nascosto un otre pieno di monete d’oro e pietre preziose.
Il giovane legò alla pianta un nastro rosso in modo da poterla riconoscere tra le tante piante presenti, quindi dopo aver costretto il Leprechaun a promettere solennemente di non slegare il nastro, torno a casa sua per recuperare una pala per poter scavare.
ll folletto mantenne la parola e quando il giovane tornò, pregustando già la sua futura ricchezza, trovò una infinità di nastri identici su ogni pianta del campo.
Gli fu impossibile ritrovare il luogo esatto ed il Leprechaun scomparve tra risate beffarde.

Un sistema utilizzato per eludere la promessa della consegna del suo amato tesoro è quello di imitare le voci delle persone care a chi lo cattura, in modo da distrarlo per poter fuggire, ma non riescono a farlo se li si guarda fissi senza distogliere lo sguardo.

Un’altra leggenda ci dice che i Leprechaun hanno sempre con se due borse, una contenente una moneta d’argento che riappare ogni qualvolta il folletto la spende, e l’altra borsa contenente una moneta d’oro che viene utilizzata per distrarre gli umani. Questa moneta si trasforma poi in una foglia o in cenere quando il Leprechaun riesce a fuggire.

Un uomo riuscì a scoprire il nascondiglio di un folletto in una caverna poco distante da casa sua.
Attese il momento propizio e riuscì a sorprenderlo all’interno e lo afferrò con forza. <Dammi subito la tua borsa magica!> gli ordinò.
<Lasciami andare ti prego e ti darò la borsa> supplicò il Leprechaun.
L’uomo sapeva che per evitare la fuga del folletto sarebbe bastato non distogliere lo sguardo ma il Leprechaun guardò alle spalle dell’uomo e gridò <Prendi subito quello spiedo rovente e conficaglielo nella schiena>.
Spaventato l’uomo si guardò intorno, distraendosi il tempo bastante perchè il folletto sparisse con le sue borse.

Analogamente a quanto riportato da Gino Bottiglioni nel suo libro “Leggende e tradizioni di Sardegna” anche in Irlanda molti monumenti, sia preistorici che medioevali sono stati fortemente danneggiati dai cercatori di tesori.
Come in Sardegna, spesso la caccia al tesoro iniziava dopo un sogno ricorrente e senza utilizzare cerimonie particolari come invece poteva capitare da noi.
Il sognatore si recava, solitamente di notte, da solo o con alcuni amici, nei pressi degli antichi ruderi per scavare sino allo sfinimento o alla perdita della speranza di recuperare il tesoro.

Nel tumulo del castello di Lismehane si crede sia sepolto dell’argento così come nei pressi di una roccia curiosamente chiamata Cloch-an-airgid (roccia dell’argento) nei pressi del castello Bohneill.
Nel campo all’interno del castello Dunlicka , vicino a Kilkee, sono presenti gli scavi realizzati da un cercatore a cui è stato detto di scavare dove aveva visto crescere un giunco.
Il grande tesoro di Clare, trovato nel 1845 nei pressi del forte di Moghane ha arricchito l’archeologia invece delle sole leggende. Molti cercatori credevano fosse oro appartenente alle fate e la gente di Newmarket-on-Fergus, analogamente a tante leggende sarde, raccontano che, tranne un unico caso, chi ne è venuto in possesso non è riuscito a goderne.

Una storia racconta di un certo Flann MacDonnchaidh, un uomo molto povero che viveva nei pressi di un cespuglio di biancospino nella zona di Skaghvickencrow. Sognava continuamente che se fosse andato al Ponte Calvo, nella città di Limerick, avrebbe trovato tanti soldi da fare la sua fortuna.
Un giorno decise di andare ma camminò su e giù cercando il tesoro fino a quando fu esausto e sul punto di andar via gli si avvicinò un calzolaio che gli chiese cosa stesse facendo.
Il pover’uomo raccontò la sua storia e il calzolaio si mise a ridere, e raccontò a sua volta che aveva sognato spesso di trovare un tesoro sotto un cespuglio in un luogo chiamato Skaghvickencrow e che aveva anche provato a cercarlo senza successo.

MacDonnchaidh una volta tornato a casa, scavò sotto il cespuglio trovando una pietra incisa in una lingua a lui sconosciuta.
Provò a far leggere la pietra agli studiosi locali ma senza risultato alcuno quindi decise di non occuparsene più e la pose sul camino.
Passarono diversi anni sino a quando una notte, un maestro di scuola errante chiese ospitalità per la notte al vecchio sognatore. Vide la pietra e la tradusse senza problemi come “un lato è più fortunato rispetto ad altri”.
La mattina dopo l’ospite era semplicemente scomparso e MacDonnchaidh scavò dal lato opposto del grande cespuglio di biancospino trovando così tante monete da rendere lui e i suoi discendenti ricchi.

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Anche in Inghilterra sono tantissime le leggende relative ai tesori nascosti. Leggiamone alcune:

LO STAGNO DI WIMBELL

Nel Villaggio di Acton, nella contea di Suffolk, si trova lo stagno di Wimbell in cui secondo le leggende locali si trova nascosto uno scrigno di ferro contenente monete d’oro.
Si racconta che se qualche persona audace getti una pietra nello stagno potrà sentire il tintinnio delle monete ma subito dopo vedrà comparire sulla superficie dell’acqua una minuta figura bianca che griderà “E’ mio.. mio … mio” per poi sparire nuovamente.

LA GROTTA DI ALCOCK IL LADRO

Appena fuori dalla strada tra Stratford e Alcester si trova una collina chiamata Alcock Arbour o curiosamente “il sacchetto di noccioline del Diavolo”.
Una storia racconta di un tesoro nascosto e del ladro chiamato Alcock, che si dice si nascondesse in una grotta nella collina. Sul fondo della cavità possedeva una cassa dotata di tre serrature in cui custodiva il tesoro ottenuto con i suoi loschi affari.
Come ulteriore misura di sicurezza, Alcock mise a guardia della cassa un grande gallo magico.
La storia narra di come uno studioso di Oxford trovò la cassa e riusci ad aprire due delle serrature, prima di venir ucciso barbaramente dal gallo.
Sulla collina è presente oggi una spelonca che sembra essere tutto ciò che rimane del nascondiglio del ladro ma ancora c’è la speranza di recuperare il tesoro, a patto di presentare al gallo un osso dello scheletro di Ancock.

LE PIETRE DEL DRAGO

Nel sagrato della chiesa di Anwick, nella contea di Lincolnshire, si trovano due massi conosciuti come le “pietre del Drago”. Sono posizionate presso l’ingresso principale del cimitero del piccolo villaggio di Anwick.
La più grande delle due pietre misura circa un metro di altezza, mentre la più piccola delle due pietre più o meno mezzo metro. Si tratta probabilmente di “massi erratici” cioè staccatisi dalla montagna e rotolati a valle dove si son poi fermati in una zona di forma circolare, probabilmente un sito dedicato a culti pagani.

Esistono diverse storie legate a questi due massi.
La prima di natura storica ci racconta che il masso in origine era solo uno, spostato nella posizione attuale dal vecchio proprietario del campo per poter arare con più facilità. A causa dello spostamento il masso si ruppe. La pietra venne spostata nel sagrato della chiesa nel 1651.

Il racconto più famoso legato alle pietre, le associa alla figura leggendaria dei draghi. Un certo dottor George Oliver, antiquario, ha attestato l’utilizzo druidico delle pietre ed in una storia si racconta di come un contadino, intento a lavorare le sue terre, vide con orrore entrambi i suoi cavalli e il suo aratro sparire improvvisamente nel terreno. Pochi istanti dopo, un drago emerse dalla terra e volò via. Da allora si crede che le pietre coprano l’imboccatura di un tunnel che porta al tesoro del drago, identificato da alcuni con la figura del maligno.

IL MENHIR DI BODEWRYD

Il menhir di Bodewryd nota anche come Carreglefn (pietra liscia) si trova isolata in un campo sul Plas Bodewryd Estate e misura circa 3,60 mt. Su questo menhir ci sono due leggende che narrano di tesori nascosti. La prima racconta che se ci si avvicina alla pietra e si taglia il terreno intorno alla propria ora in un’ora specifica del giorno, apparirà un tesoro nascosto mentre la seconda leggenda dice che se si recita un presunto verso inciso sulla roccia in modo corretto, questa si sposterà rivelando un nascondiglio contenente un tesoro.

I MENHIR DI BRYN GWYN

Si tratta di due menhir, probabilmente tra i più alti del Galles di 3 e 4 mt di altezza.
Si trovano in un campo ed in realtà ne segnano il confine. Facevano parte di un cerchio di pietre del 17° secolo che sarebbe stato demolito nel 19° secolo dagli abitanti del luogo che cercavano un tesoro sepolto.

LA PIETRA CARACTACUS

Questa pietra assomiglia ad un menhir del neolitico anche se altre fonti suggeriscono che risalga al V secolo, durante la fine dell’occupazione romana, periodo al quale probabilmente risale il nome.
Una leggenda racconta di come ci sia un tesoro nascosto sotto la pietra. Un giorno un contadino del luogo provò a scavare sotto la pietra ma sfortunatamente questa cadde su di lui schiacciandolo.
Sembra che il suo fantasma infesti ancora il luogo. Come spesso accade, una sorte avversa aspetta chi si accinge a cercare un tesoro nascosto.

 

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