I sobborghi di Cagliari in epoca pisana

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Fra il 1297 e il 1307 la città di Cagliari subì quelle modifiche che portarono alla conformazione che ancora oggi riconosciamo nell’attuale centro storico, con la sua divisione nei quartieri di Castello, Marina, Stampace e Villanova.

Abbiamo già visto il sistema fortificato del Castello in epoca pisana, ora passiamo ai sobborghi che sorsero nello stesso periodo.
I sobborghi di Stampace e Villanova in origine si presentavano come dei piccoli centri circondati da mura edificate, come quelle del Castello, tra la fine del ‘200 e gli inizi del ‘300, l’ingresso avveniva tramite tre porte che erano difese da tre torri.
I due sobborghi si differenziavano dal punto di vista urbanistico, le strade di Villanova erano disposte a fuso come quelle di Castello, mentre quelle di Stampace avevano uno schema a maglia rettangolare.

Diverso è invece il discorso relativo al quartiere di Lapola o Bagnaria, l’attuale quartiere della Marina, il cui centro abitato risalirebbe solo dopo il 1326 quando vi si trasferirono i catalani  di Banayre che non trovarono posto dentro il Castello.

Nel 1104 i Pisani penetrarono nel porto di Cagliari e, grazie alle concessioni del giudice Torbeno, assunsero in breve tempo un ruolo di preminenza rispetto alle altre comunità mercantili. Il porto, a partire dal XIII sec., fu organizzato in maniera efficiente e, dal 1318, la vita amministrativa ed economica dello scalo fu regolamentata dal Breve Portus Kallaretani. Con il passare del tempo la zona antistante il porto assunse un’importanza sempre maggiore, anche se era un quartiere destinato esclusivamente all’uso mercantile dove trovarono sede i magazzini di deposito, gli uffici della dogana, le botteghe artigiane, le locande e le abitazioni delle maestranze.

 

STAMPACE

Il sobborgo di Stampace nel Medioevo aveva già un suo centro storico addossato alle pendici occidentali di Castello edificato su un quartiere romano imperiale. Nel corso del XIV sec. si sviluppò quella parte oggi conosciuta con il nome di “Stampace basso”, allora denominata “borgu nou de Sant Franceschi” per la presenza dell’omonima chiesa e dell’annesso monastero, essa seguiva la direttrice del Corso Vittorio Emanuele fino alla chiesa dell’Annunziata. Nel 1223 esisteva la chiesa di S. Efisio e, nel 1263 erano attestate anche le tre chiese di S. Margherita, S. Restituta e S. Anna.
Stampace non comunicava direttamente con il Castello e vi si poteva arrivare o passando per Bagnaria o Lapola, oppure scendendo dalla chiesa di S. Pancrazio (l’attuale chiesa di S. Lorenzo nel viale Buoncammino).
La cinta merlata si estendeva per circa 840 m., probabilmente iniziava dal Barbacane del Castello presso la Torre dell’Elefante e si ricollegava con le stesse mura presso il Bastione di S. Croce, scendendo verso l’attuale piazza Yenne, svoltando verso l’attuale chiesa di S. Michele, sviluppandosi poi lungo la via Ospedale fino all’ingresso dell’ospedale civile e sfiorando il fosso di S. Guglielmo. Nelle cortine si alternavano varie torri quadrangolari col lato interno aperto, le tre torri d’ingresso al sobborgo erano:
– LA PORTA DEL ANGEL o “di S. Giorgio”, situata all’inizio di tale via.
– LA PORTA DELLO SPERONE o “delle scale”, contigua a S. Michele nel punto che dalla via Portoscalas immette nelle vie Ospedale e Azuni; in alto è ancora presente l’iscrizione dove si ricorda che nel 1293 l’opera fu ultimata al tempo del capitano del Comune e del Popolo di Castello di Castro Alberti.
– PORTA DI S. GUGLIELMO o “dei Cavoli”, nelle vicinanze dell’omonimo fosso

VILLANOVA

Molto probabilmente il centro storico ebbe lentamente origine tra il 1263 e il 1288, partendo dagli insediamenti sparsi legati alla coltivazione dei campi ai piedi del lato orientale del Castello, ed è anche probabile che, come Stampace, fu fortificato anch’esso dopo il 1292  con le stesse modalità e consistenza.
Le tre porte erano:
– LA PORTA DEI CALDERAI, situata all’inizio della via Sulis
– LA PORTA ROMERO, in corrispondenza dell’attuale portico Romero
– LA PORTA DELLE CAPANNE, in via S. Giovanni, poco oltre la chiesa di S. Cesello.
Il percorso della cinta merlata di 940 m. circa cominciava dal costone, all’altezza della chiesa di S. Caterina, seguiva la via Garibaldi, aggirava il convento dei S. Domenico e si riuniva al costone dello stesso colle sotto la porta di S. Pancrazio.


Fabrizio e Giovanna