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I “tesori magici” nelle leggende Sarde – I parte

Grazie a Contusu, la mia sete di scoperta della cultura della nostra terra è cresciuta in modo esponenziale.
Cerco di leggere più libri possibile e tra questi, mi è capitato fra le mani “[amazon_textlink asin=’8887825726′ text=’Leggende e tradizioni di Sardegna’ template=’ProductLink’ store=’testo_art-21′ marketplace=’IT’ link_id=’64947ce0-9022-11e7-953e-47e250128c3c’]” di Gino Bottiglioni.

Ho già avuto modo di scrivere circa alcune delle “leggende” Sarde che più mi affascinano.
Si tratta delle storie legate agli “scusorgius“, i misteriosi tesori custoditi da entità particolari.
Nei suoi studi glottologici sulla linguistica Sarda, Gino Bottiglioni fa riferimento a diverse leggende che hanno come protagonista il “tesoro”.
Gino Bottiglioni giunse a Cagliari non ancora trentenne sul finire del 1915, come professore di italiano nelle regie Scuole Normali.

Riguardo la sua permanenza nell’Isola scrive: “Dimorando in Sardegna per un tempo assai lungo, è accaduto
a me, come a tanti altri, di non poter resistere al desiderio di conoscere un po’ intimamente quell’isola piena
d’interesse e di attrattive per chi voglia studiare la sua natura, la sua storia, il suo popolo.

Riportiamo in due articoli un piccolo stralcio del suo libro.

 tesori magici“Le leggende sui tesori le quali hanno avuto una grande diffusione nel Medio Evo fiorirono e fioriscono ancora molto numerose anche in Sardegna, dove il tesoro si chiama siddátu nel centro e nel settentrione dell’isola, scusórgiu nel mezzogiorno e pósidu in qualche località, come per esempio a Dualchi.
La Sardegna offre ancora oggi all’archeologo un largo campo di ricerche e di studi appunto perché il sottosuolo, quantunque sia stato già molto frugato, riserba tuttavia delle sorprese non solo allo studioso, ma anche al pastore e al contadino; questi trovano spesso monete antiche e oggetti preziosi che accendono più che mai la loro fantasia e li persuadono a delle ricerche non sempre infruttuose, anzi qualche volta fortunate. Quindi le numerose leggende che su questo argomento si andarono formando tra i sardi hanno, nel loro complesso, un fondo di verità;
le lotte che dilaniarono l’isola e le incursioni saracene che la funestarono dovettero effettivamente indurre le varie popolazioni ad affidare alla terra protettrice i loro averi, prima di fuggire dinanzi al nemico vincitore o alla invasione dei barbari.

Ad epoca remota risale la ricerca dei tesori in Sardegna; qui come altrove, fu regolata da norme giuridiche minute e precise, le quali si resero necessarie specialmente al tempo del dominio spagnuolo, quando essa divenne addirittura una febbre.
Dal Prof. Taramelli, direttore del Museo di Cagliari, mi fu mostrata la copia di un curioso documento in lingua spagnuola il quale contiene un lungo elenco di tesori nascosti in Sardegna, che sono indicati con una cura minuziosa; il compilatore ha certo lavorato in parte di fantasia, in parte deve aver attinto alle tradizioni esistenti nei vari luoghi, ma il documento non sembra scritto da uno che volesse burlarsi delle fole che i sardi raccontano intorno alle misteriose ricchezze raccomandate alla custodia della terra. In questo elenco, i tesori sono per la maggior parte collocati vicino alle chiese (1), ma il popolo crede che molti di essi giacciano anche nei pressi degli antichi monumenti preistorici.
L’archeologo che, dopo uno studio accurato e paziente, arriva alla scoperta di una stazione neolitica, di una necropoli creduta ignorata, si accorge spesso di essere giunto troppo tardi e di essere stato preceduto dai cercatori di tesori che hanno frugato dappertutto e hanno messo tutto a soqquadro. I nuraghi sono minacciati continuamente dai pastori che, per trovare il prezioso deposito, ruinano e scavano con una fede cieca la quale rasenta il fanatismo.
Non sono pochi i monumenti nuragici e le tombe dei giganti che prendono il nome dal tesoro che vi si crede sotterrato (2), come certe località per le quali sarebbe difficile determinare donde abbiano derivata la loro fama (3).

 A volte la fantasia popolare non si limita a creare l’esistenza di un tesoro, ma cerca anche di stabilirne l’origine; così parecchi tesori si credono dovuti alla munificenza dei giudici e nascosti al tempo loro, come quello che fu ricercato invano per oltre un ventennio a Sassari, nella casa detta di Michele Zanche.
A Esterzili, si crede che, nel monte Santa Vittoria, siano sepolti i paramenti e gli arredi sacri di sette chiese e le ricchezze di sette paesi che furono un tempo intorno al suddetto monte. I pisani, che ebbero a temere l’invasione di un popolo, seppellirono tutti i loro averi in un pozzo profondo quaranta metri e chiuso con uno strato di sabbia e di calce.
Mi raccontarono che, essendosi trovata nel 1912 una carta nella quale si parlava di questo tesoro, furono fatti degli scavi, ma non si rinvenne altro che un idoletto di bronzo, delle perle antichissime e uno scheletro umano, perché le ricerche non seguirono le indicazioni precise del documento.

Però in generale il popolo o attribuisce al tesoro un’origine favolosa o si contenta di sapere soltanto che esiste e che può venire in suo possesso per una fortunata combinazione, quantunque ciò sia tutt’altro che facile.
Infatti, secondo le nostre leggende, per lo più il cercatore è sfortunato e vede fallire l’impresa proprio nel momento in cui sta per afferrare le ricchezze bramate (4).
Mi narrarono che una volta queste furono scoperte da una capra che, fuggendo dal gregge, si lasciò inseguire dal pastore e lo guidò, a poco a poco, sul luogo del tesoro; ma, per lo più, questo viene indicato direttamente a chi deve toccare, dal custode stesso.”

(1) P. Lutzu (in BBS, II, pp. 21 ss.) ricorda l’antichissima chiesa di San Francesco d’Oristano che fu fatta demolire dall’arcivescovo Mons. Bua per trovarvi un tesoro.
(2) Si chiamano Su scusórgiu una sepoltura di gigante presso Baunei e un nuraghe a Gesturi e a Sini. Un nuraghe De su schisórgiu è vicino a Santadi, un altro detto Su siddádu è nel territorio di Sindia ecc.
(3) Un territorio ricco di tesori sarebbe intorno a Dorgali, dove si trovano varie regioni dette S’iscusórgiu di Biristéddi, S’iscusórgiu Lotronidda, S’iscusórgiu sa Serra, S’iscusórgiu Lortéi ecc.
(4) Non mancano però i fortunati; di molte ricche famiglie, si dice che abbiano iniziato la loro fortuna con la scoperta di un tesoro, al quale si attribuiscono pure le ricchezze dei Cresi leggendari di Sardegna

I “tesori” nelle leggende Sarde – II parte

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