I nuragici? Marinai provetti Ricostruiremo una loro nave

Tempo di lettura: 4 minuti

Riprendiamo un’interessante notizia apparsa il 17 Maggio sul quotidiano “La nuova Sardegna ” – alcuni esperti avrebbero messo a disposizione la propria competenza specifica in differenti discipline (dall’archeologia alla nautica) su un progetto finalizzato alla realizzazione di un prototipo di imbarcazione Nuragica e quindi l’impiego della stessa lungo le vie del mare presumibilmente battute dai nostri progenitori. Come riportato nell’articolo, che andiamo a proporvi intergralmente a seguire, è da qualche tempo che si dibatte relativamente la reale “confidenza” con il mare da parte di un popolo, quello Nuragico, per anni descritto dall’archeologia ad esclusiva  vocazione “terricola“.

buona lettura

La Nuova Sardegna, 17 Maggio 2009

ARCHEOLOGIA E SPERIMENTAZIONI/LA SPEDIZIONE
Un viaggio nel Mediterraneo sino alle coste siro-palestinesi. Tra Alghero e Sassari mobilitato staff di esperti e appassionati
«I Nuragici? Marinai provetti – Ricostruiremo una loro nave»
Imbarcazione monoalbero di undici metri, saranno usati materiali e tecniche compatibili con quelli di tremila anni fà

ALGHERO. Sta per nascere una nave nuragica. Non ha ancora un nome ma è destinata a una missione da favola. Sulla scia del Kon Tiki. Sarà un’imbarcazione di 11 metri. Fatta come solo gli antichi abitatori dell’isola avrebbero potuto costruirla. La sua missione? Solcare il Mediterraneo. Dal Nord Sardegna verso l’Oriente. Prima, rotta su Creta. Poi, barra dritta verso le coste più a Levante. Tutto per emulare l’impresa di Thor Heyerdahl, l’antropologo norvegese che, a bordo della zattera chiamata come il Figlio del Sole, dimostrò la possibilità per le popolazioni incaiche di raggiungere la Polinesia partendo dalle spiagge del Sudamerica.
Ora il sogno è simile, l’avventura diversa. Stavolta un assortito gruppo di professionisti sardi intende trovare elementi indiretti di riscontro su uno dei temi più controversi degli ultimi anni. I nostri progenitori si dedicavano solo ai commerci con gli stranieri lungo i litorali e al piccolo cabotaggio vicino all’isola? Oppure erano capaci di compiere spedizioni molto più a est, sino alle coste dell’odierna Turchia? Gli animatori del progetto vogliono dimostrare la consistenza concreta di questa seconda ipotesi. Provare insomma che, quanto a capacità di navigazione, i nuragici di tremila anni fa non avevano niente da invidiare ai Micenei o ai Fenici. Smentendo nello stesso tempo un abusato luogo comune: e cioè che perfino i sardi più antichi, prima delle invasioni, avessero un sacro quanto inspiegabile terrore del mare.
Ma chi sono gli ideatori del progetto? E come mai hanno deciso di lanciarsi in quest’impresa? Il referente del programma è l’algherese Roberto Barbieri. Documentarista e skipper, contitolare di una scuola nautica, fa parte dell’Istituto subacqueo italiano. Una decina d’anni fa, aveva partecipato a una spedizione in qualche modo simile. «Ma allora, con l’imbarcazione Abora I e finanziamenti tedeschi, in Sardegna avevamo ricostruito una nave neolitica fatta di canne, paragonabile a un grande fassoni – dice Barbieri – Adesso le cose sono diverse. In questo caso, con fondi che dovrebbero esserci messi a disposizione dalla Camera di commercio sassarese e forse da altri enti e fondazioni, collaboreremo con la soprintendenza. Oltre alla nave nuragica, vogliamo realizzare un video sul viaggio, che avrà inizio nel maggio 2010 e durerà più di tre mesi».
All’idea hanno aderito il docente-archeologo dell’università turritana Giampiero Pianu e il sub dell’antiquarium di Porto Torres Eugenio Muroni, che ha scoperto un nuraghe e importanti collegamenti legati ad antiche rotte a Cala del vino, l’insenatura vicina ad Alghero da cui partirà l’avventura. E, ancora, Maria Melis e Anna Depalmas, anche loro dell’ateneo di Sassari, oltre a tanti altri esperti, appassionati, scrittori, studiosi. Un gruppo eterogeneo ma estremamente deciso. Anche a far conoscere, come sottolineano alcuni tra loro, siti archeologici nell’isola di particolare interesse e valore.
La nave, costruita a Sassari in un capannone della Comunità Primavera, nelle campagne di San Francesco, sarà pronta nella prossima primavera. Ci sarà l’aiuto tecnico dell’Associazione vela latina di Alghero e di Vittorio Cacciotto, uno degli ultimi maestri d’ascia catalani. Il supporto scientifico è assicurato da un team di ricercatori che fanno capo al dipartimento di storia dell’università.
«Si chiamerà Spedizione Nur – incalza Barbieri – Al di là degli aspetti legati a quella che possiamo definire una missione di archeologia semi-sperimentale, vogliamo esportare l’immagine della Sardegna rappresentando un ponte ideale di amicizia con gli altri popoli del Mediterraneo. Non a caso il suo simbolo sarà il bronzetto del capotribù con la mano alzata in segno di pace».
In assenza di reperti d’imbarcazioni nuragiche, sinora mai ritrovati, i promotori dell’iniziativa intendono ricorrere a materiali e tecniche compatibili con quelle del medio periodo nuragico (circa 1000 a.C.). Come modello di riferimento, si baseranno sulle navicelle ex voto lasciateci dai nostri progenitori, con i limiti oggettivi che tutto ciò comporta. «Ma da queste stesse navicelle diversi studiosi hanno proposto possibili modelli per ricostruzioni di dimensoni reali – rilevano ancora i promotori del progetto – E noi, bibliografia alla mano, non abbiamo fatto altro che riferirci a questi approfondimenti sulle imbarcazioni dell’Età del bronzo scegliendone alcune tra gli oltre 150 ritrovati negli scavi». Ma del resto, fino a oggi, nell’intero Mediterraneo sono pochissime le testimonianze di fasciami e carichi mercantili risalenti a quel lontano periodo storico.
«Procedere per via indiretta era quindi inevitabile», chiariscono gli ideatori della spedizione. «Ci sono studi che dimostrano gli scambi commerciali tra la nostra isola e altre zone del Mediterraneo», afferma Eugenio Muroni. «È infatti assurdo ritenere, come è stato fatto da parecchi per tanto tempo, che i nuragici siano il solo popolo vissuto per secoli su un’isola che non abbia mai navigato», osserva il professor Giampiero Pianu.
Il legname che sarà usato è da sempre presente in Sardegna: deriva da lecci, ginepri, pini. Le modalità costruttive non differiranno da quelle descritte da Omero nell’Odissea. La nave sarà un monoalbero, con timoni laterali. «Viaggeremo verso Creta, le isole del mar Egeo, le coste del Peloponneso e forse raggiungeremo Cipro e la costa siro-palestinese – chiarisce ancora Barbieri – Lungo la via del ritorno seguiremo i litorali greci. Per poi toccare la Puglia, la Calabria, lo stretto di Sicilia, le isole Eolie. Sino a raggiungere, alla fine, la Sardegna»